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Christine Lagarde
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I banchieri centrali Bce convergono verso il taglio dei tassi a giugno. Inflazione giù, ora c’è il rischio pil nell’Eurozona

08 marzo 2024, 21:00

La Bce è pronta a tagliare i tassi a giugno. Alcuni banchieri centrali con ogni probabilità preferirebbero iniziare prima, altri dopo. Ma se l’economia si muoverà in linea con le attese si può pensare che la prima riduzione dei tassi dello 0,25% arriverà il 6 giugno, dopo un aumento del 4,5% tra luglio 2022 e settembre 2023, la stretta più significativa della storia dell’euro.

La presidente Bce Christine Lagarde ha spiegato che la disinflazione sta proseguendo e ora si vuole avere piena fiducia che il carovita non risalirà a causa di un aumento oltre le attese di salari e prezzi dei servizi. Questi ultimi sono rimasti lievemente sopra le aspettative a febbraio. I dati economici decisivi, in particolare quelli sui salari, arriveranno «nei prossimi mesi. Sapremo qualcosa in più ad aprile e molto di più a giugno», ha detto Lagarde.

Aprile o giugno?

In teoria ci sarebbe spazio per un taglio già ad aprile. Il governatore francese François Villeroy de Galhau e quello finlandese Olli Rehn hanno indicato questa possibilità. Ma nella riunione dell’11 aprile sarà noto solo un nuovo dato di rilievo: quello sull’inflazione di marzo che, come ha osservato Bofa, potrebbe essere influenzato dalle vacanze pasquali (l’anno scorso erano in aprile). Questo rende ancora più complicato un calo sorprendente dell’inflazione a marzo.

Non ci dovrebbero essere comunque ritardi rispetto a giugno. Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che «sta aumentando la probabilità di un taglio prima della pausa estiva». Questa tempistica includerebbe anche la riunione del 18 luglio. Ma Nagel si è detto soddisfatto del fatto che i mercati si siano allineati maggiormente con la riduzione a metà anno.

Gli operatori monetari danno per certo il primo taglio a giugno, con il 15% di probabilità di una sforbiciata anticipata ad aprile. Nel complesso la previsione dei mercati è di un calo dei tassi dell’1% fino a fine anno, anche se alcuni economisti puntano su uno 0,75%.

Le proiezioni Bce

L’attesa di un taglio al massimo a giugno è motivata dalla riduzione delle proiezioni il 7 marzo. La Bce prevede ora il ritorno dell’inflazione al 2% nel 2025 (e all’1,9% nel 2026), con il dato core al netto di energia e cibo poco superiore (al 2,1% l’anno prossimo, al 2% nel 2026). Nell’ultimo anno Francoforte ha spesso sopravvalutato la resistenza dell’economia e sottovalutato la discesa dell’inflazione.

Le proiezioni si sono così dovute adeguare nel tempo. Adesso l’obiettivo del 2% nel medio termine si può considerare di fatto raggiunto. Perciò alcuni analisti come quelli di Pictet e Citi hanno osservato che ci sarebbero state già il 7 marzo le condizioni economiche per un taglio dei tassi, dato l’attuale orientamento restrittivo della politica monetaria (tale cioè da comprimere la domanda e la crescita).

Molti membri Bce però preferiscono essere del tutto al sicuro sull’inflazione. Anche l’ultimo aumento dei tassi di settembre era stato considerato una precauzione. Tuttavia Francoforte così resta concentrata soprattutto su dati rivolti al passato (come quelli sui salari) rispetto a quelli orientati verso il futuro (come le proiezioni).

Inoltre la Bce mostra di preferire un’inflazione sotto il 2% rispetto a una sopra la soglia, andando contro quanto deciso nell’ultima revisione della strategia (che aveva definito un obiettivo simmetrico). E si espone al rischio di finire sotto l’obiettivo.

Il costo per l’economia

La cautela sull’inflazione ha un costo anche per l’economia. La Bce ha tagliato la stima di crescita del pil per quest’anno da +0,8 a +0,6%, lasciando invariata quella per il 2025 (+1,5%) e aumentando lievemente quella per il 2026 (+1,6%). Queste proiezioni sono state considerate ancora ottimistiche. L’economia potrebbe frenare più di quanto previsto dalla Bce, che da mesi sbaglia in tal senso (un anno fa prevedeva una crescita dell’1,6% per il 2024).

La banca centrale ha già anticipato che c’è rischio di un’ulteriore revisione poiché l’effetto della stretta monetaria potrebbe essere superiore alle aspettative. L’Eurozona è da cinque trimestri in stagnazione. Gli ultimi dati, soprattutto quelli dalla Germania, non lasciano ben sperare.

Si sta allargando il divario di reddito rispetto agli Usa che sono cresciuti di oltre il 3% l’anno scorso. Eppure anche la Fed, dopo gli ultimi numeri sul mercato del lavoro, potrebbe tagliare i tassi a giugno, nonostante lo scenario economico migliore rispetto a quello europeo. La banca centrale Usa ha un mandato duale che guarda non solo all’inflazione. Ma una tra Fed e Bce potrebbe sbagliarsi.

I tagli fino al 2025

Bofa ritiene che «i dati e una persistente inflazione sotto il target probabilmente finiranno per spingere la Bce ad accelerare il ciclo di tagli più di quanto previsto». Gli analisti americani vedono un’inflazione core debole dal terzo trimestre e riduzioni dei tassi sui depositi (oggi al 4%) fino al 2% entro metà 2025. Altri economisti vedono un livello terminale al 2,25-2,5%. Il primo taglio a giugno può essere un compromesso ragionevole considerando la vicinanza della riunione di aprile ma la Bce non può permettersi di ritardare ulteriormente né di essere in seguito troppo timida nella discesa dei tassi. (riproduzione riservata)



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