Complice un mondo sempre più interconnesso e una crisi da Covid-19 che ha travolto i mercati in maniera trasversale, trovare la giusta decorrelazione tra le asset classes per diversificare al meglio il proprio portafoglio di investimenti non è mai stato così difficile. Molti investitori hanno scelto di espandere i propri orizzonti al di fuori del mercato azionario od obbligazionario, e il segmento del credito è stato uno di quelli maggiormente tenuti in considerazione, specialmente la componente privata.
“All’interno di un portafoglio diversificato, il private credit è passato da investimento di nicchia a realtà consolidata, con asset che sono passati da 100 miliardi di dollari nel 2000 a 800 miliardi di dollari nel 2020”, sottolineano gli analisti di MV Credit, per i quali la crescita sembra destinata a proseguire, soprattutto considerata la continua ricerca di rendimento.
In particolare, sono quattro i fattori che hanno garantito (e garantiranno) una tale ascesa di questa particolare asset class. Il primo è legato all’aspettativa di un contesto di bassi tassi di interesse per un periodo prolungato. “I fondi di private credit hanno attratto flussi significativi a partire dalla crisi finanziaria globale del 2008”, sottolineano da MV Credit. “Prima le banche di investimento erano i tipici prestatori di capitali nell’ambito del mid-market, ma poi la situazione è evoluta. A causa di una maggiore regolamentazione e all’introduzione di Basilea III, le banche si sono ritirate da questo mercato, nello stesso momento in cui gli investitori avvertivano la necessità di rendimenti più elevati e di diversificare i portafogli con asset class alternative”, argomentano gli esperti.
Secondo MV Credit, rispetto all'high yield (un'asset class spesso confrontata con i prestiti senior), i leveraged loan hanno costantemente fornito rendimenti aggiustati per il rischio più elevati, grazie alla loro bassa volatilità e ai flussi di rendimento stabili. Le obbligazioni high yield, inoltre, hanno tipicamente tassi di insolvenza più elevati e tassi di recupero più bassi rispetto ai leveraged loan. Ad esempio, tra il 1983 e il 2019, i prestiti a leva hanno avuto un tasso di recupero del 66% contro il 55% delle obbligazioni high yield. Quando si verifica un'insolvenza, i detentori di prestiti in genere recuperano più soldi rispetto ai detentori di obbligazioni.
Un secondo fattore risiede nelle insidie che il distressed credit presenta tipicamente durante le crisi. “Gli investitori alla ricerca di opportunità interessanti per approfittare di questo momento del ciclo potrebbero considerare strategie opportunistiche come il distressed credit”, sottolineano da MV Credit, secondo cui, tuttavia, nell’attuale contesto queste strategie presentano dei limiti. Anche senza considerare le significative questioni esg relative ai gestori distressed credit, secondo MV Credit vi possono essere altri fattori che influenzano negativamente la loro performance.
“Dopo l'ultima crisi, gli sponsor di private equity hanno limitato i trasferimenti ai fondi distressed, limitando così il loro raggio d’azione, anche in un periodo potenzialmente favorevole come una crisi. Gli investitori in distressed potrebbero poi investire in settori più ciclici, come l'hospitality, le vendite al dettaglio e quello automobilistico, colpiti duramente dalla pandemia. Crediamo però”, proseguono gli analisti, “che la recessione dovuta al Covid-19 possano cambiare drasticamente i modelli di business delle società di questi settori, potenzialmente a lungo termine. Questo rende gli investimenti in asset distressed non confrontabili con le tradizionali strategie di private credit nel complesso e, nello specifico, sul fronte del rendimento aggiustato per il rischio”.
Un terzo motivo è semplicemente legato a fattori tecnici, che rendono il contesto assai favorevole. Per MV Credit, di norma, dopo una crisi il ciclo del credito entra in un periodo di ripresa e recupero. “A seguito della crisi finanziaria globale, la domanda di nuovi crediti tra i gestori di private credit è cresciuta e ci aspettiamo un andamento simile andamento anche dopo la pandemia”, sottolineano. Nel 2008, il private credit ha ottenuto rendimenti elevati, grazie anche al miglioramento del contesto economico che ha sostenuto le performance, e sebbene questi dati si riferiscano a fondi di private credit globali, “riteniamo che anche i fondi europei avrebbero seguito un trend simile e che anche che gli investimenti effettuati tra il 2020 e il 2021 daranno ritorni elevati, in un contesto altrettanto favorevole”.
Infine, una rinnovata importanza dei fattori esg. “Considerata la situazione di mercato, ci aspettiamo che le società di private credit saranno in grado di lavorare con i loro sponsor di private equity per creare un approccio più sostenibile agli investimenti, e il private market è in una posizione unica per supportare il cambiamento e continuare a spingere per l'esg”, concludono da MV Credit. (riproduzione riservata)