L’espansione della catena Hyatt Hotels Corporation passa da Roma. Aprirà nella capitale il prossimo anno il primo Hyatt Regency, settima struttura in Italia della multinazionale quotata a New York. Dal 2019 ha inaugurato, con brand diversi, alcuni alberghi di lusso a Firenze, Milano, Murano (Venezia) e nella stessa Roma, oltre che un resort in Sardegna.
Il nuovo hotel della capitale, frutto della conversione di un albergo preesistente, sarà vicino alla stazione Termini e punterà ad attirare sia i turisti sia chi viaggia per lavoro con 238 stanze e un rooftop con piscina e ristorante. Ma la strategia di Hyatt guarda già oltre. «A Roma non abbiamo ancora la stessa presenza dei nostri competitor perciò vogliamo ampliare il nostro portfolio lì. L’ideale probabilmente sarebbe aggiungere altre cinque o sei strutture», spiega a MF-Milano Finanza Felicity Black-Roberts, responsabile dello sviluppo dei brand Hyatt nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa). «Abbiamo brand che coprono diversi segmenti di mercato quindi potremmo aprire in varie parti della città, come abbiamo fatto a Londra».
Se la capitale, con i suoi 14 milioni di turisti nel 2023, è sicuramente una location importante, nella mappa delle ambizioni italiane di Hyatt non mancano altre città. «Vogliamo arrivare in tutte le destinazioni turistiche italiane, anche in quelle secondarie come Bologna, Torino, Napoli e la Puglia, o nelle località storiche di campagna», aggiunge Black-Roberts. «Allo stesso tempo vogliamo continuare a espanderci anche nel mondo dei resort dopo il successo del nostro 7Pines in Sardegna, dove vediamo una domanda molto forte».
Hyatt è un colosso che ha generato 220 milioni di dollari di utile nel 2023 a livello globale. In Italia, al momento, i numeri sono contenuti, ma l’Italia rappresenta comunque il sesto mercato della regione Emea dopo Spagna, Regno Unito, Germania e Francia. E il contesto lascia spazi per crescere: «L’Italia è tra le destinazioni turistiche richieste al mondo e dopo il Covid sul mercato abbiamo visto crescere almeno due trend», conclude Black-Roberts. «Primo, più società di private equity hanno iniziato a guardare con interesse a resort e proprietà immobiliari in località italiane secondarie, per diversificare i portafogli. Secondo, al momento in Italia solo il 5% degli hotel è riconducibile a un brand ma molti proprietari indipendenti hanno cominciato a considerare partnership con brand come Hyatt per beneficiare di una rete globale». (riproduzione riservata)