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Hsbc: cosa aspettarsi da Bce e BoE a settembre

di Lucia Generoso
20 agosto 2023, 02:40

Gli economisti di Hsbc si interrogano sulle mosse delle banche centrali dopo l’estate. Rallenta il mercato del lavoro in Europa e nel Regno Unito. Le previsioni su indebitamento e deficit di Spagna, Germania, Italia, Francia e Regno Unito | Portafoglio, le 7 azioni e i 4 bond in cui investire in attesa delle prossime mosse delle banche centrali – LE TABELLE

Hsbc: cosa aspettarsi da Bce e BoE a settembre

Fino a poche settimane fa, aleggiava l’incertezza su un possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea e della Bank of England. «Tuttavia, i recenti dati su inflazione e retribuzione nel Regno Unito hanno tolto ogni dubbio», commentano gli economisti di Hsbc, precisando che a luglio in Uk l’indice dell’inflazione core si è mantenuto a un livello elevato pari al 6,9%, mentre la crescita annualizzata dei salari si è attestata vicina al 10% e il costo unitario del lavoro al 9%. Alla luce di questi dati, il mercato sembra aver già prezzato un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base a settembre e ne ha stimato un altro di 50 nei mesi successivi.

Hsbc: cosa aspettarsi da Bce e BoE a settembre

In Europa cresce il Pil e rallenta la produzione industriale

In Eurozona la situazione appare un po’ più equilibrata. Nel secondo trimestre del 2023 il Pil è cresciuto dello 0,3% su base trimestrale, mentre la produzione industriale (esclusa quella irlandese) ha rallentato e l’indice tedesco Zew ha toccato il minimo da ottobre 2022, quando l'inflazione tedesca aveva raggiunto i massimi degli ultimi settant’anni. «Tali performance hanno certamente risentito dei prezzi di petrolio e gas leggermente più alti negli ultimi mesi», spiegano da Hsbc.

Hsbc: cosa aspettarsi da Bce e BoE a settembreHsbc: cosa aspettarsi da Bce e BoE a settembre

La buona notizia è che non solo i prezzi dell’oro nero hanno mostrato un rallentamento recentemente, ma anche i prezzi del grano si sono ridotti, nonostante il fallimento dell'accordo sui cereali del Mar Nero di fine luglio. «Si tratta certamente di qualcosa di cui tener conto: in un contesto caratterizzato da un’inflazione alta e ostinata, un rimbalzo dei prezzi delle materie prime è l'ultima cosa che le banche centrali vorrebbero vedere», commentano gli esperti.

In rallentamento il mercato del lavoro

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Dati alla mano mostrano che sia nel Regno Unito sia in Eurozona, il mercato del lavoro sta mostrando segnali di rallentamento. A Londra il tasso di disoccupazione è cresciuto dal 3,5% di agosto 2022 al 4,2% di giugno 2023; mentre in Eurozona il tasso di occupazione è cresciuto nel secondo trimestre (+0,2% su base trimestrale) a un ritmo più lento rispetto all’anno precedente.

Germania: il deficit di bilancio si assottiglia

Nel 2022 il deficit è sceso a 101,6 miliardi di euro o al 2,6% del pil (nel 2021 era di 132,4 miliardi di euro, pari al 3,7% del pil). Nello scorso anno la maggior parte delle spese fiscali è stata coperta dagli interventi del governo centrale, che ha registrato un disavanzo totale di 129,2 miliardi di euro. Per l’anno in corso, invece, secondo il governo tedesco il deficit dovrebbe più che dimezzarsi a quota 45,6 miliardi e per il prossimo ridursi ulteriormente a 16,6 miliardi. Berlino poi ha deciso di intraprendere nuove misure di sostegno fiscale finanziate dai fondi federali, e da impiegare, tra le altre cose, per contrastare la crisi energetica e implementare la transizione energetica del Paese. Ma, “visti i prezzi all'ingrosso di gas ed elettricità inferiori alle attese, noi abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni sul disavanzo del bilancio federale a 68 miliardi di euro (pari al 1,7% del pil) nel 2023 e a 42 miliardi di euro (pari all’1% del pil) nel 2024”, sottolineano a Hsbc. Quanto al rapporto debito/pil, secondo le previsioni, dovrebbe ridursi a causa della forte crescita del pil nominale al 64,9% e al 63,8% rispettivamente nel 2023 e nel 2024.

Francia: 10 miliardi di euro per il bilancio

Secondo le ultime proiezioni del governo francese, il deficit fiscale nazionale dovrebbe passare dal 4,7% del pil nel 2022 al 2,7% nel 2027 (2,9% la stima precedente). Un leggero incremento è stato stimato per quest’anno (al 4,9%), complici le rinnovate misure per contrastare la crisi energetica. Il debito pubblico dovrebbe ridursi più rapidamente rispetto alle proiezioni di settembre, dal 111,6% del pil nel 2022 al 108,3% nel 2027 (112,5% in precedenza), in quanto le misure di contenimento dei prezzi energetici dovrebbero cubare un costo fiscale lordo pari a 32 miliardi di euro, a fronte di una previsione iniziale di 45 miliardi di euro.

Nel bilancio del 2023 ci sono anche una serie di misure destinate a favorire la transizione verde e a promuovere l'occupazione giovanile. Per quest’anno, inoltre, il costo fiscale del piano di ripresa dovrebbe ammontare a 4,8 miliardi di euro, quasi la metà rispetto ai 9,2 miliardi di euro del 2021 e ai 8,7 miliardi di euro nel 2022. Intanto il ministro delle finanze, Bruno Le Maire, ha messo sul piatto 10 miliardi di euro da impiegare in misure a favore di sanità (congedi per malattia, prescrizioni mediche), politica abitativa, sostegno al lavoro e agevolazioni fiscali.

Sul fronte energetico, anche quest’anno il governo ha fissato un tetto all'aumento dei prezzi energetici, pari al 15% per i prezzi del gas e al 26,5% per i prezzi dell'elettricità. Ma adesso vorrebbe abolire entrambi: il primo entro quest’estate e il secondo entro la fine del 2024. I sussidi sul prezzo del carburante sono stati ormai eliminati e rimpiazzati da un "assegno energetico" destinato alle famiglie a basso reddito.

Italia: 25 miliardi di euro di misure di sostegno all’energia nel primo semestre 2023

Il deficit fiscale italiano è sceso all'8% del pil nel 2022 a fronte di un 9% del 2021 e di un 9,7% del 2020. Confermato per quest’anno l’obiettivo di un deficit al 4,5% del pil, seguito da uno del 3,7% nel 2024 e da uno del 3% nel 2025. «Tuttavia, la richiesta di prestiti potrebbe essere sostanzialmente più alta», fanno sapere gli analisti. Le misure su cui hanno lavorato le autorità sono: Superbonus, sostituzione del reddito minimo di cittadinanza da settembre con una misura di sostegno alla povertà per chi non può lavorare, una finestra di pensionamento anticipato nel 2023 per chi ha 41 anni di lavoro (e 62 anni di età), un taglio delle tasse sul lavoro di due punti percentuali per chi guadagna fino a 35 mila euro e di tre punti percentuali per chi è sotto i 20 mila, l'estensione della flat tax al 15% per i lavoratori autonomi da 65 a 85 mila euro di reddito e l'aumento dell'imposta (dal 25% al 33%) sugli extra-profitti delle imprese energetiche. Il Piano di ripresa e resilienza dell'Italia prevede 235 miliardi di euro per progetti tra il 2021 e il 2026, circa tre quinti per gli investimenti e un quinto per gli incentivi fiscali alle imprese. Sul fronte energetico, la maggior parte delle misure dello scorso anno sono state prorogate fino al primo trimestre del 2023.

In Spagna nuova spesa per transizione energetica, digitalizzazione e infrastrutture

Nel 2022 il deficit spagnolo è sceso al 4,8% e per quest’anno il governo ha previsto un ulteriore riduzione al 3,9% dell’indicatore. Il buon andamento delle entrate fiscali di quest'anno ha consentito di ridurlo in maniera piuttosto rapida, anche se alcuni vincoli di spesa sono rimasti in vigore. Il governo spagnolo ha intenzione di destinare una grossa fetta delle entrate straordinarie per indicizzare le pensioni all'inflazione. «Questa misura da sola potrebbe costare l'1,5% del pil e comportare alcuni rischi a medio termine», indicano a Hsbc. Nel complesso, il bilancio del 2023 è risultato espansivo comprendendo un aumento del 25% della spesa per la difesa per rispettare gli impegni della Spagna con la Nato e un aumento del 33% degli investimenti pubblici (a 11,8 miliardi di euro). La Spagna ha stimato di spendere 27,6 miliardi di euro del piano Next Generation Eu in infrastrutture, ferrovie, transizione energetica e trasformazione digitale. Inoltre, recentemente il governo è intervenuto per allocare 2 miliardi di euro ai comparti maggiormente colpiti dalla siccità. Sul fronte energetico, il governo ha ridotto, e in alcuni casi anche sospeso, le tasse sull’elettricità. Oltre a ciò, 16 miliardi di euro verranno impiegati tra sussidi per il carburante, aiuti per i lavoratori autonomi e disoccupati a basso reddito, bonus trasporti e fondi per le pensioni pubbliche.

Regno Unito: previsti pochi tagli alle tasse per quest’anno

Nel 2020-2021 il deficit fiscale del Regno Unito si è ampliato raggiungendo il massimo post-bellico del 15% del pil, per poi ridursi al 5,2% nel 2021-2022 e poi risalire al 5,4% nel 2022-2023. Lo scorso marzo è stata prevista una riduzione del deficit al 5,1% del pil per questo e per il prossimo anno. Ma la situazione sul fronte inflazione e tassi è peggiorata da allora, presagendo rischi al rialzo per deficit e debito. Quanto alla politica fiscale, il primo ministro, Rishi Sunak, ha annunciato misure per consolidare le finanze pubbliche, tra cui un aumento dell'assicurazione nazionale sia per i datori di lavoro che per i dipendenti, un congelamento di alcune soglie di imposta sul reddito e un aumento dell'imposta sulle società di sei punti percentuali. Ma dopo la nomina dell'attuale Cancelliere Jeremy Hunt gli esperti hanno escluso nuovi interventi generosi. Un paio di mesi fa, il primo ministro ha dichiarato che non verranno effettuati tagli alle tasse, a causa dell’inflazione che continua a correre. Sin dall’inizio dello scorso anno, lo Stato ha stanziato una serie di pacchetti di aiuto, il primo da 9 miliardi e il secondo da 15 miliardi, per contrastare la crisi energetica attraverso rimborsi sulla bolletta, sconti sulle tasse, riduzione delle accise sul carburante e agevolazioni fiscali. (riproduzione riservata)



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