All in sui vaccini. È questa la carta vincente del rilancio del turismo internazionale e della ripresa dell’attività del settore alberghiero. Per il quale il 2020 è stato, a livello globale, l’anno peggiore di sempre. Grazie però alla campagna vaccinale, che almeno nei paesi ricchi è ormai capillare, il 2021 presenta prospettive migliori. Sono sempre di più i paesi che consentono ai propri cittadini di viaggiare sia all’interno dei propri confini sia all’estero. Certo, occorrono certificati che garantiscano lo stato di salute, ma la campagna di vaccinazione più rapida e intensa della storia consente ora di visitare hotel, palestre, bar, ristoranti, musei e concerti quasi ovunque.
L’Islanda accoglie da marzo i turisti vaccinati da qualsiasi paese senza bisogno di quarantena, e il suo esempio è stato seguito poco dopo dalla Grecia. Ma in generale la fase di riapertura sarà relativamente più lenta in tutta l’Unione europea, dove comporterà uno scaglionamento dei viaggi transfrontalieri legato ai diversi livelli di penetrazione delle campagne vaccinali raggiunti dai singoli paesi. Il Regno Unito, per esempio, ha già una quota di prenotazioni fino a settembre più elevata rispetto ad altri paesi, grazie all’alto livello di inoculazione raggiunto su tutto il suo territorio. Altrove, invece, la pianificazione delle vacanze viene ostacolata dai timori di nuove recrudescenze del virus o di ulteriori restrizioni stabilite dai governi. Ciò nonostante, Italia, Spagna e Germania cominciano a rivedere picchi nelle prenotazioni per agosto e settembre, segno che cresce la fiducia sulla possibilità che il 2021 possa davvero segnare l’inizio della fase ripresa per molti hotel, con prospettive che sul lungo termine appaiono promettenti.
Il processo di riapertura si presenta però complicato per molti albergatori. La tentazione è riaprire il più presto possibile, ma dato che la domanda è per forza di cose notevolmente ridotta, la fretta potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Un problema riguarda la possibilità di cancellazione all’ultimo minuto, ormai associata alle prenotazioni da molte agenzie di viaggio, che rende difficile la pianificazione. Inoltre, la riapertura contemporanea dell’intero settore rischia di scatenare una guerra dei prezzi, che potrebbe minare la redditività di tutti. Di buono, c’è che nell’ultimo anno molti operatori alberghieri hanno ridotto le loro spese generali e ciò consentirà loro di riaprire con modelli di business più snelli, un fattore che potrebbe rivelarsi fondamentale durante la fase iniziale di recupero.