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Hope per l’Italia
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Hope per l’Italia

di Andrea Montanari
Milano Finanza - Numero 095 pag. 27 del 15/05/2021

La sicaf del manager-scrittore Scardovi in borsa per raccogliere quei miliardi necessari alla ripartenza industriale del Paese puntando su pmi, digital e rigenerazione urbana

Le risorse all’Italia non mancheranno. Con il Recovery fund e il Pnrr i miliardi saranno a disposizione per rilanciare il Paese. I settori strategici sono già stati individuati. Così a Milano gli operatori finanziari iniziano ad affilare le armi per trovare nuove opzioni di investimento e, soprattutto, nuove chiavi di lettura finanziaria.

E’ in questo contesto che alcuni mesi fa Claudio Scardovi, ex Oliver Wyman, Lehman Brothers, Nomura, Advent e Alix Partners, ha deciso di avviare il progetto Holding di partecipazioni economiche (Hope) con l’intenzione di dare una nuova speranza al mercato, in particolare alle piccole e medie aziende del tessuto industriale del Centro Nord Italia, alla rigenerazione urbana e all’intelligenza artificiale. Così, supportato in particolare dal professore dell’Università Bocconi di Milano, Stefano Caselli, presidente della newco e Anna Gervasoni, general manager di Aifi e membro del cda, ha definito un corposo business plan che porterà a Piazza Affari, nel mese di settembre, la SicafEltif, classificabile come pir Alternativo.

Il percorso di crescita è in continua evoluzione al punto che anche a inizio maggio sono entrati, nel capitale della newco, nuovi azionisti come l’editore Urbano Cairo, i manager del settore immobiliare Luca Malighetti e Mirko Tironi (managing director di Varde) e altri investitori privati e istituzionali. Il tutto per un capitale sociale attualmente di 13,6 milioni destinato ad arrivare al target dei 20 milioni.

Un progetto, quello delineato da Scardovi, che ha visto interessati i principali istituti di credito italiani come Unicredit, primo socio al 15,44%, Bnl-Bnp (4,4%), Cnp-Unicrdit (3,68%) e Banco Bpm (3,68%), il big del risparmio gestito Amundi (11,75%) oltre all’italiana Banca Generali (7,35%). Assieme a questi soggetti istituzionali figurano imprenditori italiani quali Isabella Seragnoli, le famiglia Manuli, Del Rio, Ottolenghi, Rocca e Lia e i manager di Alix Partners Piero Masera e Stefano Aversa, oltre all’attuale dg di Citylife, Armando Borghi (circolano voci di una sua prossima uscita dalla società immobiliare di Generali).

Mentre nel nascente board a nove stanno per entrare il fondatore di Buongiorno e oggi ai vertici di Docomo Digital, Cristiana Scocchia, ceo di Kiko e già in L’Oréal, il presidente di Cassa Forense Nunzio Luciano e il former country head di Advent Francesco De Giglio. E mentre continua a mettere a punto i dettagli del business plan, l’imolese Scardovi, autore anche di diversi saggi a sfondo finanziario, ha coinvolto negli advisory board previsti per i due filoni di business (Competitive Corporates&Innovative Technologies e Sustainable Citie&Smart/Green Infrastructure) profili professionali quali quelli di Galeazzo Pacori Girardi e Andrea Beltratti.

La barra finanziaria è dritta verso il listino milanese con l’obiettivo di raggiungere al momento del debutto, previsto per metà settembre, la soglia di raccolta di un miliardo secondo si apprende in ambienti finanziari. Ma le ambizioni di Scardovi che ha target di investimento a medio-lungo termine (dai 4-5 ai 9-10 anni) sono quelli di completare un fundraising su base decennale che possa centrare il target dei 10 miliardi. Il tutto per potere avere una capacità di investimento complessivo che arrivi ai 20 miliardi.

I ticket di ingresso nel capitale delle società target nei due filoni di business sono stati fissati entrambi nel range di 20-100 milioni come equity. Mentre, come si evince dai documenti di Hope, il tasso di ritorno medio dell’investimento (IRR) stimato nell’intorno del 10-12%.

«Ritengo che questa sia la più interessante soprattutto in una regione come l’Emilia-Romagna ricca di manifattura e talento. Garantendo supporto di capitali alla piccola e media impresa sul territorio si possono centrare i due obiettivi del progetto: ricostruire e ripartire», specifica a MF-Milano Finanza, Mauro Del Rio, uno dei sostenitori della prima ora del progetto di Scardovi. «L’intento primario è quello di aiutare l’economia reale, sfruttando le potenziale del digitale».

In tal senso, la figura del fondatore di Buongiorno può essere utile: «Vogliamo portate nell’impresa una competenza digital native per sdoganare un mondo e un modello tradizionale di fare business. L’innovazione, tipica del venture capital, viene adesso applicata a progetti funzionali a catalizzare l’innovazione nell’industria manifatturiera». L’idea poi è quella di attrarre nuovi capitali per andare poi a finanziare progetti. Del resto, come sottolinea Del Rio, «c’è tanto risparmio privato sul mercato italiano che fatica a trovare opportunità di investimento».

Mentre per quel che attiene al ramo immobiliare del progetto Hope il focus, come detto, è quello della rigenerazione urbana sostenibile. «Il modello è quello rappresentato da progetto Citylife di Milano», aggiunge Del Rio. «Una iniziativa che vorremmo replicare in altre città italiane, applicando i concetti del green e della sostenibilità al real estate tradizionale». In definitiva, quello di Scardovi&Co vuole essere un piano di «speranza» (Hope) per il paese per i prossimi 5-10 anni. (riproduzione riservata)



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