Honda ha rivisto al rialzo le previsioni sull’utile operativo per l’anno fiscale in corso sorprendendo i mercati, anche perché lo ha fatto nonostante un brusco calo degli utili trimestrali legato all'apprezzamento dello yen e ai dazi statunitensi imposti dall’amministrazione Trump sulle auto e sui componenti importati negli Usa.
Nel primo trimestre (aprile-giugno), il secondo costruttore automobilistico giapponese ha registrato un utile operativo di 244,2 miliardi di yen (pari a circa 1,66 miliardi di dollari), in calo del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato si è rivelato inferiore di oltre il 20% rispetto alle attese medie degli analisti, che si attestavano a 311,7 miliardi di yen.
A pesare sui conti è stato in particolare l’effetto dei dazi doganali statunitensi: Honda ha stimato un impatto negativo per circa 125 miliardi di yen (850 milioni di dollari) nel trimestre, legato all'introduzione ad aprile di un nuovo prelievo del 25%, che si somma all’aliquota esistente del 2,5%, portando il totale al 27,5%.
Nonostante il crollo dei profitti e l’impatto che hanno avuto le tariffe, il gruppo giapponese ha ridimensionato le previsioni di impatto complessivo dei dazi sull’intero esercizio, abbassando la stima da 650 miliardi a 450 miliardi di yen (3 miliardi di dollari). Un segnale che riflette sia una maggiore resilienza operativa sia aspettative più favorevoli sul fronte valutario: Honda prevede ora uno yen più debole rispetto alle stime precedenti, fattore che migliora la competitività delle esportazioni giapponesi.
Alla luce di questi elementi, la casa automobilistica ha alzato la guidance sull’utile operativo annuale da 500 miliardi a 700 miliardi di yen (4,75 miliardi di dollari), dicendosi fiduciosa nella propria capacità di recupero nonostante le incertezze sul fronte commerciale. (riproduzione riservata)