Borse asiatiche deboli a causa dell'impennata dei casi di Covid in Cina che mettono in dubbio le possibilità di una rapida ripresa della seconda economia mondiale dopo l'allentamento dei rigidi limiti imposti. Il più ampio indice MSCI delle azioni dell'area Asia-Pacifico, ex Giappone, è sceso dello 0,78% e si appresta a chiudere l'ultimo mese dell'anno in rosso, a coronamento di un 2022 molto difficile.
Il sistema sanitario cinese è messo a dura prova da quando, all'inizio del mese, Pechino ha iniziato a smantellare la politica zero-Covid. Lunedì 26 dicembre, infatti, la Cina ha annunciato che l'8 gennaio avrebbe posto fine alla quarantena per i viaggiatori in entrata, mentre diversi Paesi, tra cui Italia, Stati Uniti e Giappone, hanno reso obbligatori i test Covid per i viaggiatori provenienti dalla Cina. Mercoledì 28 dicembre circa la metà dei passeggeri di due voli provenienti dalla Cina e diretti all'aeroporto principale di Milano, Malpensa, è risultata positiva al virus. Anche la Gran Bretagna sta considerando la richiesta di test Covid per
gli arrivi dalla Cina, secondo il The Telegraph. I funzionari dovrebbero prendere una decisione in giornata.
Per gli analisti di Nomura potrebbero verificarsi ondate significative di infezioni in tutta la Cina, diffondendosi dalle aree urbane a quelle rurali, durante la corsa ai viaggi per il Capodanno lunare, che cade il 22 gennaio. "La Cina potrebbe trovarsi in una situazione difficile a causa della sua procrastinazione nell'adottare un approccio di convivenza con il Covid", hanno affermato gli analisti di Nomura, osservando che la precedente politica di zero Covid potrebbe aver protetto eccessivamente le persone, aumentando il rischio di un'impennata delle infezioni una volta rimossi i controlli. Così i listini di Shanghai e Shenzen sono scesi dello 0,40% e dello 0,08%, rispettivamente, mentre il mercato azionario di Hong Kong ha perso l'1,11%.
Anche il Nikkei giapponese ha terminato la seduta in ribasso (-0,94% a 26.093 punti), trascinato dai titoli del commercio al dettaglio e delle spedizioni, mentre continua l'incertezza sulle prospettive economiche globali in presenza di un'inflazione elevata. Fast Retailing è scesa del 3% e il grande spedizioniere Mitsui O.S.K. Lines del 2,8%. Japan Tobacco ha perso il 5,9% e Inpex il 3,7% in seguito al mancato pagamento dei dividendi. Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 20 anni è salito di 5 punti base all'1,320%, il livello più alto da ottobre 2014, mentre il rendimento del decennale di mezzo punto allo 0,455%. Il cambio dollaro/yen scambia a 133,76 (-0,50%) e il cambio euro/dollaro a 1,0613 (+0,03%).
L'indice di fiducia degli investitori di State Street, che analizza i modelli di acquisto e vendita degli investitori istituzionali, è sceso a dicembre a 75,9, il valore più basso dall'inizio della pandemia tre anni fa. Marvin Loh, senior macro strategist di State Street Global Markets, ha dichiarato che la propensione al rischio degli investitori ha continuato a indebolirsi questo mese, con un calo più pronunciato in Nord America a causa dei crescenti timori di recessione. Ora l'attenzione degli investitori è concentrata sul dato sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (precedente: +2.000 richieste a 216.000), attesi alle 14:30. I mercati vedono al 69% la possibilità di un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base alla prossima riunione della Fed a febbraio e prevedono che i tassi statunitensi raggiungano il massimo, il 4,94%, nella prima metà del prossimo anno. La Fed ha aumentato i tassi di interesse di 50 punti base a dicembre, dopo quattro rialzi consecutivi di 75 punti base nel corso dell'anno, ma ha dichiarato che potrebbe essere necessario mantenere i tassi più alti più a lungo. Il rendimento dei titoli del Tesoro Usa a 10 anni scende al 3,864%, ma resta vicino al massimo delle ultime sei settimane al 3,89%. Vendite sul greggio statunitense Wti (-0,80% a 78,33 dollari al barile) e sul Brent (-0,83% a 83,29 dollari). Oro stabile a 1.814 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)