La Cina ha duramente criticato gli Stati Uniti per l’arresto in Italia di un presunto hacker cinese, accusando Washington di aver fatto ricorso a una «giurisdizione extraterritoriale» e di utilizzare Paesi terzi per ottenere estradizioni mascherate. L’episodio rischia di inasprire nuovamente i rapporti bilaterali tra le due principali economie mondiali, proprio mentre si registravano segnali di distensione sul fronte commerciale.
La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato giovedì in conferenza stampa che «la Cina si oppone fermamente all’uso della giurisdizione a lungo raggio da parte degli Stati Uniti e alla loro estradizione camuffata di cittadini cinesi attraverso Paesi terzi». Mao ha inoltre respinto «qualsiasi diffamazione o falsità» su presunti crimini informatici da parte della Cina.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Giustizia statunitense, l’uomo arrestato è Xu Zewei, 33 anni, accusato di aver rubato informazioni riservate sulla ricerca sui vaccini contro il Covid-19 da università americane, operando su mandato del Ministero della Sicurezza di Stato cinese.
Xu è anche ritenuto uno dei responsabili della campagna di cyberattacchi nota come «HAFNIUM», che nel 2021 ha compromesso migliaia di server Microsoft Exchange in tutto il mondo. Il sospettato è stato fermato a Milano il 3 luglio, su richiesta delle autorità statunitensi, ed è attualmente in attesa di un procedimento di estradizione.
L’eventuale estradizione di Xu Zewei verso gli Stati Uniti potrebbe porre l’Italia in una posizione giuridica e diplomatica estremamente delicata. Da un lato, Roma è vincolata da trattati bilaterali di cooperazione giudiziaria con gli Stati Uniti, dall’altro deve considerare le tensioni con Pechino e l’impatto sulle relazioni economiche e politiche con la Cina. (riproduzione riservata)