Il ministro della Difesa Guido Crosetto è rimasto bloccato sabato 28 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, in seguito alla chiusura degli spazi aerei decisa da diversi Paesi mediorientali dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran che hanno portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei.
Crosetto era volato nella serata del 27 febbraio a Dubai con un volo civile per riprendere la famiglia e sarebbe dovuto rientrare nella giornata del 28 in Italia. Il suo volo, tuttavia, è stato cancellato a causa delle restrizioni imposte al traffico aereo nella regione.
Fonti di governo precisano che il ministro è «perfettamente operativo»: è in costante contatto con Palazzo Chigi, con i vertici della Difesa e con l’intelligence, e sta monitorando l’evoluzione dello scenario attraverso call operative.
Sul piano interno, la vicenda ha immediatamente innescato uno scontro politico. In una nota, i parlamentari M5s delle Commissioni Difesa di Senato e Camera hanno attaccato l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che il governo sarebbe stato informato dalla Casa Bianca a operazioni già avviate e parlando di «totale marginalità internazionale».
Secondo l’opposizione, il fatto che il ministro della Difesa si trovi bloccato all’estero nel giorno dell’escalation sarebbe la «prova provata che non contiamo nulla. Il governo che sta ipotecando il futuro economico del paese sull'altare di un dissennato riarmo, ha un ministro che nemmeno sospettava che nel giro di poche ore in Medio Oriente potesse aprirsi un nuovo conflitto. Ma come siamo messi?», concludono.
Nella serata di sabato 28 la premier Meloni ha convocato un nuovo vertice di governo a Palazzo Chigi sulla crisi mediorientale. Già in mattinata si era svolta una riunione in collegamento telefonico con Tajani, il vicepremier Matteo Salvini, lo stesso Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’intelligence.
I connazionali attualmente presenti nell’area che va da Israele all’Iran, dall’Iraq alla Penisola arabica, tra residenti, lavoratori, turisti e viaggiatori d’affari, sono oltre 58mila.
Negli Emirati Arabi Uniti si concentra la comunità più numerosa, con quasi 22.400 presenze, seguiti da Israele con circa 20.800 italiani. In Iran, dove da tempo è in vigore l’avviso a evitare i viaggi, si stimano circa 470 presenze, quasi tutti residenti, come ricordato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Tra i Paesi limitrofi a Israele, il Libano conta circa 3.900 italiani, la Giordania poco più di 2mila. Nella Penisola arabica si registrano quasi 3.500 connazionali in Arabia Saudita, 3.200 in Qatar, circa mille in Kuwait, 780 in Bahrein e poco più di 550 in Iraq.
La raccomandazione della Farnesina è chiara: «Non muoversi, rimanere a casa o in albergo», ha sottolineato Tajani, invitando alla massima prudenza. (riproduzione riservata)