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Guerra in Iran,Tocci (Iai): ecco perché Trump ha perso su ogni fronte
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Guerra in Iran,Tocci (Iai): ecco perché Trump ha perso su ogni fronte

08 aprile 2026, 22:30

Per la pace sarà determinante la Cina: può offrire garanzie di sicurezza a Teheran. L’Ue deve rilanciare la diplomazia

Il presidente statunitense Donald Trump si sta dimostrando quello che critica gli altri di essere «una tigre di carta, usando toni durissimi e minacce estreme, per poi compiere passi indietro importanti all’improvviso». E continua così a «minare la sua credibilità internazionale: ha disatteso la promessa di risolvere in 24 ore il conflitto in Ucraina e di risolvere le tensioni nella Striscia di Gaza». E da ultimo in meno di un giorno è «passato dalla minaccia di annientamento - addirittura nucleare - della civiltà persiana al sottoscrivere una tregua con l’Iran». Lo ha ricostruito con MF-Milano Finanza Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto Affari Internazionali (Iai) e professor of Practice alla Johns Hopkins University.

Domanda. Come si è arrivati a una tregua di due settimane?

Risposta. Ci sono due possibili interpretazioni. La prima è che le minacce abbiano funzionato, spingendo l’Iran ad accettare una de-escalation. La seconda, più plausibile, è che gli Stati Uniti abbiano fatto un passo indietro dopo aver alzato troppo i toni. Chiari segnali di un arretramento strategico degli Usa sono anche la decisione di Trump di inviare ai negoziati Jd Vance, la figura dell’amministrazione statunitense più critica verso il conflitto e dunque chiesta dall’Iran, e il fatto che gli Stati Uniti hanno accettato che l’Iran (assieme all’Oman, ndr) applichi un pedaggio di 2 milioni per ogni tanker che passa nello Stretto di Hormuz.

D. La tregua può trasformarsi in una pace duratura?

R. Dipenderà da un fattore chiave: la Cina. Gli iraniani per arrivare a siglare una pace devono sentirsi sicuri che non ci saranno nuovi attacchi ai loro danni. Qui entra in gioco la Cina, che potrebbe essere l’unico Paese in grado di offrire all’Iran un’opzione omologa alle garanzie di sicurezza occidentali per far sentire tutelati gli iraniani. Resta da capire se Pechino è davvero disposta ad assumersi questo ruolo e comunque ciò significherebbe un Medio Oriente sotto influenza cinese.

D. Gli Usa usciranno indeboliti dalla guerra in Iran?

R. Assolutamente sì. Gli obiettivi dichiarati da Trump non sono stati raggiunti: non ci sono prove definitive che il programma nucleare militare iraniano sia stato smantellato, le capacità missilistiche iraniane, per quanto indebolite, risultano ancora attive e il regime è rimasto in piedi. Per di più i pasdaran prima della guerra non controllavano lo Stretto di Hormuz mentre adesso sì. Per non parlare delle conseguenze sui prezzi dell’energia. Il tutto mentre Trump rivendica una vittoria su tutti i fronti limando ulteriormente la sua credibilità.

D. Quale dovrebbe essere il ruolo dell’Europa?

R. Dovrebbe ritrovare quello spirito di ricostruzione «del giorno dopo» che sfoderò nel 2003 dopo la guerra, non sua, in Iraq. L’Ue dovrebbe impegnarsi a ridare vigore alla diplomazia multilaterale, al diritto e alle istituzioni internazionali, partendo dall’Onu, e coinvolgere gli attori regionali, gli Usa e la Cina per una nuova e stabile architettura di sicurezza nel Golfo.(riproduzione riservata)



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