La tregua di due settimane sottoscritta da Stati Uniti e Iran ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutte le forze politiche italiane. Il cessate il fuoco «è un fatto molto positivo. È una buona notizia che va nella direzione di un accordo di pace, per la popolazione civile, per l'area e per Israele, ma anche per la nostra economia, con il prezzo del petrolio che sta già calando sotto i 100 dollari, evitando così impennate del prezzo dell'energia. Una boccata di ossigeno per il nostro sistema», lo sottolinea il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un post su X.
L’Italia, ha assicurato poi il vicepremier e leader di Forza Italia, «continuerà a fare la sua parte affinché nelle prossime due settimane si finalizzino gli accordi. Già oggi il direttore degli Affari politici della Farnesina incontrerà l'ambasciatore iraniano in Italia». La soluzione negoziale «è cruciale per portare pace e stabilità, la sosteniamo assieme a tutta l'Unione Europea».
L’altro vicepremier, nonché leader della Lega, Matteo Salvini, ha parlato «di una notte in cui abbiamo preso sonno in maniera più tranquilla», aggiungendo che «spera non sia una tregua ma qualcosa di più concreto, credo sia di buon auspicio anche per il conflitto Russia-Ucraina».
Per Giovanni Donzelli, esponsabile nazionale dell'organizzazione di Fratelli d’Italia, non si può però «mettere in discussione il rapporto tra Italia e Stati Uniti, non si deve indebolire l'Occidente. Si può dire no a Trump, si può criticare Trump, ma distinguiamo i singoli governi dalle nazioni e dai rapporti storici».
Sempre navigando tra le forze di maggioranza che sostiene il governo Meloni, il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi ha dichiarato che «in un contesto internazionale caratterizzato da gravi incertezze, ogni apertura diplomatica va sostenuta con determinazione. La pace non si costruisce con annunci o forzature, ma attraverso un lavoro serio e responsabile di dialogo tra le parti, e certamente è da rifiutare un certo tipo di linguaggio. Ora Italia ed Europa devono rafforzare la loro azione diplomatica per favorire la pace, esercitando con determinazione il proprio ruolo geopolitico e contribuendo a una soluzione stabile e duratura».
Proprio su questo punto si fonda la dichiarazione congiunta tra la premier Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere Friedrich Merz, il premier del Regno Unito Keir Starmer, il primo ministro del Canada Mark Carney, la prima ministra della Danimarca Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il premier spagnolo Pedro Sanchez, con la presidente della Commisione europea Ursula Von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: «L'obiettivo ora deve essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra entro i prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici. Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata. Questo sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile iraniana e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner. Esortiamo tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano».
Passando al fronte delle opposizioni, per quanto sia unanime «il sollievo» espresso per la tregua, gli esponenti parlamentari che non supportano il governo sono stati più critici.
Si tratta di «una tregua fragile e parziale, che esclude il Libano, a dimostrazione della volontà di Netanyahu di portare avanti una guerra permanente. Siamo arrivati a un passo dall'abisso. Restano i morti civili, la devastazione e un gigantesco fallimento politico di una guerra illegale e contraria ai nostri interessi: il regime è ancora lì, più brutale di prima e con le chiavi di Hormuz ha un'arma geopolitica potentissima», ha sottolineato il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano.
Secondo Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati tra le file del M5S, «una tregua di quattordici giorni condizionata alla riapertura dello Stretto di Hormuz non è un passo verso la pace: è un accordo commerciale travestito da cessate il fuoco. Il crollo del greggio del 15% in poche ore ci dice tutto: sono i mercati a dettare i tempi della guerra e della tregua, non la sicurezza dei popoli».
Per il il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ha voluto precisare che «non si capisce chi comanda in Iran (che fine ha fatto, davvero, Khamenei junior?) mentre si capisce fin troppo bene chi comanda a Washington. E tuttavia oggi non si trova più un politico italiano che si dichiari amico di Trump dopo che fino a qualche settimana fa correvano tutti a mettersi persino il cappellino Maga. Ah, come si cambia».
Sempre sulla figura del tycoon si è espresso Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra: «Il mondo è oggi nelle mani di un bullo, Donald Trump, che decide da solo quando e chi bombardare. Quanto accaduto in Iran è un atto criminale che ha provocato migliaia di vittime civili e la distruzione di infrastrutture essenziali». (riproduzione riservata)
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