Nella notte italiana tra il 25 e il 26 maggio gli Stati Uniti hanno condotto «attacchi di autodifesa» nel sud dell'Iran contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane intorno allo Stretto di Hormuz, poche ore dopo l’arrivo in Qatar dei negoziatori iraniani per i colloqui sulla cessazione del conflitto.
L’Iran ha annunciato «i primi passi» compiuti per ripristinare l’accesso a Internet dopo un blackout quasi totale dall’inizio della guerra con Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio. «È stato compiuto il primo passo verso un accesso libero e regolamentato al cyberspazio», ha dichiarato il vicepresidente Mohammad Reza Aref in un messaggio pubblicato su X, aggiungendo che con questa misura le richieste degli iraniani «saranno soddisfatte». NetBlocks, che si occupa di monitoraggio della sicurezza informatica, aveva precedentemente riferito che le autorità iraniane avevano ripristinato «parzialmente» l’accesso a Internet.
L’Idf ha esteso negli ultimi giorni le operazioni di terra oltre la cosiddetta “linea gialla” nel Libano meridionale, superando la zona di sicurezza per colpire obiettivi di Hezbollah. Secondo fonti di sicurezza israeliane, citate dai media, le truppe stanno conducendo raid mirati anche oltre la linea difensiva e a nord del fiume Litani, con l’obiettivo di respingere i miliziani più a nord e ridurre la minaccia di attacchi contro il nord di Israele.
Intanto il ministero della Salute libanese riferisce che nelle ultime 24 ore 28 persone sono state uccise e 104 ferite nei raid israeliani in diverse aree del Paese. Dall’inizio della ripresa delle ostilità, il 2 marzo, il bilancio complessivo è salito a 3.213 morti e 9.737 feriti.
La US Navy ha ripreso ad assistere il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, citando funzionari militari statunitensi. Le fonti hanno dichiarato al Journal che una superpetroliera greca, carica di due milioni di barili di greggio, è stata scortata dalla Marina statunitense mentre attraversava il canale al largo delle coste dell'Oman. La nave era rimasta bloccata nel Golfo dai primi di marzo e ora è diretta in India per consegnare il suo carico.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato portato all’ospedale Hadassah Ein Kerem per ricevere cure dentistiche, secondo quanto comunicato dal suo ufficio. La notizia è stata diffusa dopo alcune indiscrezioni dei media israeliani il 25 maggio.
La salute del premier, 76 anni, è sotto attenzione da tempo: il mese scorso ha reso noto di essersi sottoposto a un trattamento per il cancro alla prostata, mentre negli ultimi anni ha avuto altri interventi, tra cui l’impianto di un pacemaker nel 2023 e operazioni alla prostata ed ernia tra il 2024 e il 2025.
L’Iran ha accusato gli Usa di aver violato il cessate il fuoco con attacchi contro siti missilistici e navi commerciali nel sud del Paese, minacciando una risposta dura. In una nota diffusa dall’agenzia Isna, Teheran denuncia le azioni «illegali e provocatorie» dell’esercito «terrorista» statunitense nell’area di Hormozgan, avvenute mentre è in corso una mediazione diplomatica del Pakistan. Secondo il ministero degli Esteri iraniano, questi episodi dimostrano la «malafede» degli Stati Uniti e rafforzano la «profonda sfiducia» dell’Iran verso Washington. Teheran ha infine avvertito che «la responsabilità di tutte le conseguenze ricadrà sul governo degli Stati Uniti» e che la Repubblica Islamica «non lascerà senza risposta alcuna aggressione».
L’Iran chiede lo sblocco di circa 24 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero nell’ambito dei colloqui di pace con gli Stati Uniti, secondo l’agenzia Tasnim. Teheran starebbe definendo un accordo quadro in 14 punti per porre fine in modo permanente alla guerra iniziata con l’offensiva israelo-americana del 28 febbraio. Tra i nodi principali resta proprio la questione degli asset bloccati dalle sanzioni Usa.
Secondo fonti vicine ai negoziatori, l’Iran pretende che almeno metà della somma venga resa disponibile subito dopo l’annuncio del memorandum d’intesa. A Doha si sono recati il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il governatore della Banca centrale Abdolnaser Hemmati, per discutere anche dei fondi congelati.
Non esiste una cifra ufficiale degli asset iraniani bloccati all’estero, ma i media del Paese stimano un totale compreso tra 100 e 123 miliardi di dollari. Nel 2023 il Qatar aveva mediato un accordo tra Iran e Stati Uniti che prevedeva lo sblocco di 6 miliardi di dollari detenuti in Corea del Sud, mai trasferiti a Teheran dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele rivendicato da Hamas.
Secondo il portavoce dell’esercito israeliano questa notte l’Idf ha «attaccato più di cento infrastrutture e terroristi di Hezbollah nella valle della Beqaa e nel sud del Libano». Inoltre Tel Aviv avrebbe mobilitato i riservisti per intensificare le attività lungo la linea del cessate il fuoco nel sud del Paese dei Cedri. Lo riferisce l’emittente israeliana Kan 11.
Nel frattempo il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che la sua visita in Qatar per discutere sui colloqui di pace è stata «nel complesso positiva». Secondo Ghalibaf, una volta firmato il memorandum di intesa tra Washington e Teheran gli Usa dovranno sbloccare beni iraniani congelati all’estero per un valore di 24 miliardi di dollari, aggiornando la stima divulgata ieri dal Washington Post che parlava di 12 miliardi.
«Il tempo non si fermerà e le nazioni e le terre della regione non faranno più da scudo delle basi americane. Non saranno più un rifugio sicuro per il male e a non potranno più ospitare basi militari nella regione», ha affermato l’ayatollah Mojtaba Khamenei nel suo messaggio in occassione dell’Hajj, l’annuale pellegrinaggio islamico verso La Mecca. A riportarlo è l’agenzia Irna.
«Con sincerità e onestà, invito tutti i paesi e i governi islamici all’amicizia e alla cooperazione per il bene comune, affinché possiamo lavorare insieme per promuovere la Ummah islamica (la comunità dei fedeli, ndr.) e risolvere i problemi del mondo islamico», ha proseguito Khamenei.
«L’uranio arricchito (polvere nucleare!)» dall'Iran «verrà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato in patria e distrutto oppure, preferibilmente, in accordo e coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran, distrutto in loco o in un altro luogo accettabile, con la Commissione per l'Energia Atomica, o organismo equivalente, presente come testimone di tale processo ed evento».
Lo ha dichiarato il presidente statunitense, Donald Trump, in un post su Truth, dopo che i media arabi, citando fonti di alto livello, hanno affermato che l’Iran sarebbe «pronto a rimuovere l’uranio altamente arricchito dal suo territorio e pone come condizione che venga trasferito in Cina».
Tra gli obiettivi «figuravano siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine», ha dichiarato da Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale dell'esercito statunitense (Centcom), che ha specificato che «il Comando centrale degli Stati Uniti continua a difendere le nostre forze, pur mantenendo la moderazione durante il cessate il fuoco in corso». Secondo il New York Times, che cita un alto funzionario militare statunitense, prima dei raid statunitensi alcuni missili terra-aria iraniani avrebbero minacciato alcune delle navi da guerra della Marina statunitense presenti nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco navale contro le imbarcazioni iraniane.
In seguito ai nuovi raid statunitensi, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito ai cronisti che lo hanno intervistato in India, dove era in visita di Stato, che un accordo è ancora possibile. «Vedremo se riusciremo a fare progressi. Credo che ci sia molto scambio di opinioni su alcuni punti specifici del documento iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni». (riproduzione riservata)