È scaduta ieri, 17 agosto, la tregua di 60 giorni tra Usa e Iran senza che le parti siano riuscite a trovare una quadra sulla riapertura dello Stretto di Hormuz né sulla proroga del memorandum firmato due mesi fa a giugno. Anche se, nel pomeriggio italiano, il presidente Donald Trump ha affermato che lo Stretto è aperto e sminato, anche se «non è programmato alcun colloquio o conversazione» con l’Iran.
Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti sono entrate in azione per far fronte a una minaccia missilistica, come comunicato dal ministero dell’Interno emiratino. L’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri ha intimato la popolazione a «rimanere in un luogo sicuro e seguire gli aggiornamenti». Contestualmente sono state udite delle esplosioni a Dubai.
In un post sul social Truth il capo della Casa Bianca ha scritto che lo Stretto di Hormuz è aperto, navigabile e sminato, anche se «non è programmato alcun colloquio o conversazione» con l’Iran. Il presidente ha poi pubblicato una cartina di Hormuz con il roboante titolo di «Nuovo territorio americano», a indicare una sorta di annessione via social dello Stretto.
Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non soddisfaranno le condizioni del protocollo d’intesa, tra cui la revoca del blocco navale e delle sanzioni e lo sblocco dei beni iraniani congelati.
«Permettetemi di affermare chiaramente: finché non saranno attuati gli impegni assunti dagli Stati Uniti nel memorandum d’intesa, tra cui la revoca del blocco, lo sblocco dei beni congelati, la revoca delle sanzioni petrolifere, la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti, e le altre condizioni a cui l’America ha acconsentito nel memorandum, lo stretto non verrà aperto», ha dichiarato Ghalibaf.
Gli Houthi yemeniti, movimento armato sciita proxy dell’Iran, hanno preso di mira con dei droni una raffineria di Aramco nella città saudita di Jazan, sul Mar Rosso, in risposta alle violazioni dello spazio aereo sui governatorati di Saada e Hajjah, nello Yemen.
Si tratta di attacchi reciproci che non accennano a diminuire di intensità e che rendono complicato prevedere quando finirà il conflitto in Medio Oriente. Intanto il presidente americano Donald Trump sta pagando i movimenti bellici in termini di gradimento elettorale: secondo un sondaggio condotto da Reuters/Ipsos, solo il 33% degli intervistati nel sondaggio di quattro giorni ha dichiarato di approvare l’operato di Trump alla Casa Bianca, mentre il 64% lo ha disapprovato.
Un proiettile ha colpito una nave nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo, che monitora la sicurezza delle navi e dei marittimi in tutto il mondo.
L’imbarcazione, la cui bandiera non è stata identificata, è stata colpita «da un proiettile non identificato mentre effettuava un transito in uscita» dallo stretto di Hormuz. Si registra un ferito tra i membri dell’equipaggio, che è assistito dalla Guardia Costiera dell’Oman, paese che condivide con l'Iran le acque territoriali nello Stretto di Hormuz.
L’Iran è pronto a intraprendere azioni militari per rompere il blocco navale Usa dello stretto di Hormuz qualora gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra dovessero fallire. Lo riferisce la Reuters citando un funzionario iraniano, secondo il quale i negoziati tra Teheran e Washington sono bloccati poiché gli Stati Uniti si rifiutano di prorogare l’accordo di cessate il fuoco temporaneo, scaduto lunedì 17 agosto.
Nel frattempo, i contatti diplomatici tra le parti continuano attraverso canali informali. Il genero di Trump, Jared Kushner, ha affermato che i contatti tra Washington e varie componenti del governo iraniano si sono intensificati. «Non posso entrare nei dettagli, ma posso dire che i colloqui tra il governo statunitense e varie componenti del governo iraniano a tutti i livelli sono probabilmente più intensi ora che mai», ha assicurato. (riproduzione riservata)