Oggi, 7 maggio, è attesa la risposta dell'Iran alla bozza d'intesa americana: 14 punti per mettere fine alla guerra e stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati. Il piano prevede l'impegno di Teheran a una moratoria sull'arricchimento nucleare, l'ok di Washington alla revoca delle sanzioni e allo sblocco dei fondi congelati e l'apertura di Hormuz. Ma alcune clausole della bozza Usa restano «inaccettabili», secondo il regime islamico
16:00 Gli Usa indagano sulle scommesse sul petrolio legate all’Iran: guadagni per 2,6 miliardi
15:50 Libano, razzo su base Unifil del contingente italiano: nessun ferito
15:45 Reuters: Usa e Teheran trattano per accordo limitato e temporaneo
15:30 Araghchi sente ministro pakistano, avanti con dialogo
15:00 Iran: media, nella notte telefonata tra Netanyahu e Trump
14:00 Tajani: «Con Crosetto pronti a informare il Parlamento su Hormuz»
13:20 Ue: «Rincari e tagli alle rotte per il caro carburante, non per carenza di jet fuel»
13:00 Fontana: «Navigabilità stretti è priorità per Italia»
12:00 Teheran: «I Paesi del Golfo fuori dalle dispute o se ne pentiranno»
11:00 Metsola: «Stiamo provando a chiedere la de-escalation»»
10:15 In corso negoziati per la riapertura graduale di Hormuz nelle prossime ore
9:45 Pakistan: «Ottimisti su intesa»
9:00 Le ripercussioni della guerra al centro del vertice Asean
8:30 Barrot: «No alla revoca della sanzione finché Hormuz rimarrà bloccato»
8:00 Teheran potrebbe rispondere oggi alla proposta Usa
Il Dipartimento di Giustizia sta indagando su una serie di transazioni eseguite sul mercato petrolifero dalla tempistica sospetta, in quanto effettuate alla vigilia di importanti annunci da parte di Donald Trump sulla guerra in Iran. Lo riporta Abc citando alcune fonti, secondo le quali nel mirino ci sarebbero quattro operazioni che hanno consentito guadagni per 2,6 miliardi di dollari scommettendo sul ribasso dei prezzi del petrolio, avvenuto con gli annunci di Trump.
Un razzo è caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil Sector West questo pomeriggio. Non si registrano feriti tra il personale italiano, solo lievi danni a un mezzo militare. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, si apprende dal ministero della Difesa, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano, con il Comandante del Covi, Generale di Corpo d'Armata Iannucci e con il Comandante del contingente italiano per seguire costantemente l’evoluzione della situazione. Sono attualmente in corso accertamenti per valutare con precisione la provenienza del razzo, nonché la dinamica dell’accaduto.
Gli Stati Uniti e l’Iran si stanno avvicinando a un accordo limitato e temporaneo per porre fine alla guerra, secondo quanto riferito da fonti e funzionari a Reuters che parla di «una bozza di accordo che fermerebbe i combattimenti ma lascerebbe irrisolte le questioni più controverse». Il piano in via di definizione si concentra su un memorandum a breve termine piuttosto che su un accordo di pace globale, sottolineando le profonde divisioni tra le due parti e segnalando che si tratterebbe di una misura provvisoria. Teheran e Washington hanno ridimensionato le ambizioni di un accordo complessivo, poiché persistono divergenze, in particolare sul programma nucleare iraniano. «La nostra priorità è che annuncino la fine definitiva della guerra, dopodiché le restanti questioni potranno essere affrontate una volta ripresi i colloqui diretti», ha dichiarato a Reuters l’alto funzionario pachistano coinvolto nella mediazione tra le due parti. Secondo fonti e funzionari, il quadro proposto si articolerebbe in tre fasi: la fine formale della guerra, la risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e l’apertura di un periodo di 30 giorni per i negoziati su un accordo più ampio. «Restiamo ottimisti», ha affermato Tahir Andrabi, portavoce del ministero degli Esteri pachistano, durante un briefing a Islamabad, rispondendo a una domanda sulla rapidità con cui si potrebbe raggiungere un accordo. «In parole semplici, ci aspettiamo un accordo il prima possibile».
Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha sentito al telefono il suo omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar, mediatore dei negoziati con gli Stati Uniti, e sottolineato la necessità di continuare il dialogo. Lo riferiscono i media iraniani. «Le due parti, dopo aver esaminato gli ultimi sviluppi e le tendenze attuali nella regione, hanno sottolineato l’importanza di proseguire sulla via del dialogo e della diplomazia», si legge nella nota ufficiale. Si è insistito anche sull’importanza «di ampliare la cooperazione costruttiva tra i paesi della regione al fine di salvaguardare la stabilità e prevenire escalation nelle tensioni», si spiega.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato nella notte con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump al termine della riunione del gabinetto politico e di sicurezza. La riunione di gabinetto e il colloquio tra i due leader si sono svolti all'ombra delle notizie di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran per un accordo che ponga fine alla guerra. Lo riporta Ynet.
«Con il ministro della Difesa Guido Crosetto abbiamo deciso di informare il Parlamento e oggi abbiamo scritto ai presidenti delle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato. Siamo pronti a informare su tutte la situazione politico militare nell'area». Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della riunione ministeriale del Gruppo Med9 allargato, facendo riferimento alla disponibilità italiana a partecipare a una missione nello Stretto di Hormuz una volta terminate le ostilità.
Per ora le compagnie aeree stanno alzando i prezzi dei biglietti o cancellando alcune rotte «a causa dell'aumento dei prezzi del carburante, non tanto per la carenza di jet fuel. Sono due cose diverse». Lo ha precisato una portavoce della Commissione europea durante il briefing con la stampa, confermando che domani dovrebbero essere pubblicate le linee guida Ue alle compagnie aeree.
La «navigabilità degli stretti è fondamentale per l’Italia», visto che «ci troviamo all'interno del Mediterraneo, siamo il Paese più esposto», ha dichiarato il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, a SkyTg24 Live in.
Si parte dagli «stretti a noi più vicini come Gibilterra, Suez, Bab-el-Mandeb che sono fondamentali, ma anche lo stretto di Hormuz e quindi bisogna prendere coscienza che è una questione prioritaria per il nostro Paese e di conseguenza dobbiamo cercare di fare in modo che la navigabilità di questi stretti sia garantita».
L'Iran ha ammonito i paesi del Golfo a stare fuori dallo scontro con gli Stati Uniti o se ne pentiranno. L'avvertimento è arrivato da Seyyed Mehdi Tabatabaei, numero due dell'ufficio stampa presidente Massoud Pezeshkian. «La Repubblica Islamica dell'Iran è il miglior vicino e la più nobile potenza indiscussa della regione», ha scritto su X, «e sulla base di profonde convinzioni religiose, si considera amica dei paesi islamici». Dunque i Paesi «molto più piccoli – continua il post – non si lascino coinvolgere nelle dispute tra i grandi. Non si trasformino in pedine del gioco e in merce di scambio del nemico, altrimenti non resterà loro altro che rimpianto e pentimento».
La guerra fra Iran e Usa «è una guerra che non abbiamo provocato noi, ma l'impatto è su di noi, su tutti i nostri cittadini sulle nostre industrie, sulle nostre rotte marittime, sulle nostre navi», ha sottolineato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel suo intervento all'evento «Energia Europa: strategie, visioni e nuove rotte per un'unione coesa e sicura» promosso da Quotidiano Nazionale. In particolare, «siamo molto dipendenti sul commercio che passa dallo stretto di Hormuz, e siamo anche dipendenti sulla diversificazione dell'energia, anche perché abbiamo tolto quella dipendenza sulla Russia che avevamo nel 2022. Adesso noi come Europa stiamo provando a chiedere la de-escalation».
Sono in corso colloqui diplomatici volti alla graduale apertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha riportato la televisione saudita Al Arabiya, aggiungendo che si attendono notizie riguardanti le navi bloccate nel canale nelle prossime ore. Attesa una risposta.
Il Pakistan si è detto «ottimista» sulla possibilità che Stati Uniti e Iran arrivino a un accordo sul memorandum in 14 punti in discussione e si è detto pronto a ospitare un nuovo ciclo di negoziati.
Gli effetti della guerra in Iran saranno al centro del vertice dei leader dell'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean), che quest'anno è presieduto dalle Filippine. Le Filippine, una delle nazioni più colpite, hanno dichiarato lo stato di emergenza energetica a marzo per far fronte alla carenza di carburante, mentre Thailandia, Vietnam, Laos e Myanmar sono tra gli altri paesi che hanno adottato misure per affrontare la situazione. Il calo degli scambi di prodotti raffinati come l'urea, un fertilizzante fondamentale per l'agricoltura, è motivo di preoccupazione per i Paesi a causa del suo impatto sulla sicurezza alimentare della regione.
Il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot ha escluso la possibilità di revocare «qualsiasi sanzione internazionale contro l'Iran finché lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato» in un’intervista all'emittente radiofonica francese Rtl.
L'Iran potrebbe rispondere oggi, 7 maggio, alla proposta degli Stati Uniti sulla fine della guerra. Lo riporta la Cnn citando una fonte informata sul dossier. In precedenza Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti avevano avuto «colloqui molto positivi» con Teheran nelle ultime 24 ore. (riproduzione riservata)
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