Google segna un punto – anzi, tre – in una delle partite aperte con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Si tratta della contesa sui contributi che l’Agcom richiede ai «fornitori di servizi di piattaforma per la condivisione di video» e, quindi, anche a Google, proprietaria di YouTube. Tuttavia, la big tech ritiene di non dover pagare e il Tar del Lazio, con tre sentenze pubblicate il 7 novembre 2025, dà ragione alla società.
Google ha fatto ricorso al Tar contro le tre delibere dell’Agcom che hanno fissato i contributi relativi agli anni 2022, 2023 e 2024. La base giuridica è quella del Testo unico per la fornitura di servizi di media audiovisivi (Tusma) del 2021, che a sua volta recepisce una legge europea. Il testo stabilisce che le spese sostenute dall’Agcom per le funzioni di vigilanza sul settore video devono essere coperte da un contributo a carico delle «piattaforme di condivisione di video [...] operanti sul territorio nazionale». L’entità del contributo è pari al 2 per mille dei ricavi realizzati in Italia.
Per il 2024, ad esempio, l’Agcom aveva calcolato costi per circa 1,22 milioni di euro a fronte di ricavi del settore «stimati in circa 600 milioni», come si legge nell’ultima delibera dell’Authority sul tema. «Dal suddetto rapporto deriva un’aliquota contributiva pari al 2 per mille dei ricavi realizzati nel territorio italiano, anche se contabilizzati nei bilanci di società aventi sede all’estero».
Secondo la formulazione dell’Agcom, Google rientra quindi tra le società sottoposte al pagamento, anche se opera in Italia tramite la controllata Google Ireland Limited, con sede in Irlanda. Tuttavia, la big tech ha contestato questo punto e ha avuto ragione in tribunale.
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Google sulla base del «principio del Paese d’origine», ribadito da una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2024: alle aziende con sede in un altro Stato europeo non possono essere imposti «obblighi aggiuntivi rispetto a quelli già applicati dallo Stato membro di stabilimento (nel caso di specie, l’Irlanda)», sottolineano i giudici. Questa logica è stata applicata a tutte le delibere contestate.
Google non è nuova a scontri con le autorità di regolamentazione italiane, anche nel campo dei media. In particolare, nell’ottobre 2025 la stessa Agcom ha deciso di aprire un’istruttoria sull’AI Overview di Google, come raccontato da MF-Milano Finanza, dopo un esposto degli editori italiani che ha accusato le anteprime generate con l’intelligenza artificiale di danneggiare fortemente il traffico dei giornali online. (riproduzione riservata)