Alla lista dei Paesi che hanno messo Google sotto la lente delle autorità Antitrust si aggiunge il Regno Unito. La Competition and Markets Authority (Cma) intende attribuire alla multinazionale uno status speciale («strategic market status») che la identificherebbe come «mercato strategico» per la ricerca e la pubblicità online, costringendola ad adottare alcune misure per migliorare la concorrenza.
Google ha già due maxi procedimenti aperti negli Stati Uniti, dove è accusata di monopolio negli stessi campi osservati dal regolatore inglese, e un’indagine è stata avviata anche in Giappone.
Se ricevesse lo status di mercato strategico, Google dovrebbe prendere provvedimenti come fornire agli utenti schermate di scelta per diversi provider di ricerca, garantire un posizionamento equo delle aziende nel suo ranking, aumentare trasparenza e controlli per gli editori e consentire la portabilità dei dati dei consumatori.
«Google è lo strumento di ricerca leader al mondo e svolge un ruolo importante nella vita di tutti noi, con una persona media nel Regno Unito che effettua dalle 5 alle 10 ricerche al giorno», spiega Sarah Cardell, chief executive della Cma. «È altrettanto fondamentale per oltre 200 mila aziende britanniche che si affidano a Google per raggiungere i propri clienti. La ricerca su Google ha portato enormi vantaggi, ma la nostra indagine finora suggerisce che esistono modi per rendere questi mercati più aperti, competitivi e innovativi». Il piano della Cma sarà ora sottoposto a valutazione e la decisione finale è attesa entro il 13 ottobre 2025.
Prima di ricevere il verdetto dell’Authority inglese, Google potrebbe conoscere la sentenza del giudice Amit Mehta sul «monopolio illegale» nelle ricerche online negli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento di Giustizia (DoJ), che rappresenta l’accusa, Google avrebbe strangolato i competitor con pratiche anti-concorrenziali, ad esempio pagando i produttori di device - Apple in primis, con cui è in vigore un’intesa da 20 miliardi di dollari all’anno - per essere il motore di ricerca predefinito. Il Doj vorrebbe che Alphabet, la società che controlla Google, fosse costretta a vendere il browser Chrome per ripristinare la concorrenza. La sentenza è attesa nell’estate 2025.
In parallelo, Google è accusata di monopolio anche nel settore della pubblicità online. In questo caso il Doj vorrebbe lo scorporo della piattaforma Google Ad Manager, ma la società è pronta a opporsi. Anche in Europa la big tech ha alcune grane legali. Diverse aziende europee hanno infatti citato in giudizio Google per danni, richiedendo complessivamente oltre 12 miliardi di euro. La tesi delle imprese, tra cui l’italiana Moltiply, è che Google abbia abusato della sua posizione dominante nel favorire il proprio comparatore di prezzi (Google Shopping) tra il 2010 e il 2017. (riproduzione riservata)