Golf GTI compie 50 anni: il segreto dell’auto che inventò le hot hatch e mise in crisi le sportive degli anni 70
Presentata nel 1976 con 110 cavalli, la Volkswagen Golf GTI rivoluzionò il mercato creando una categoria che prima non esisteva. Compatta, accessibile e sorprendentemente veloce, trasformò l'idea stessa di auto sportiva.
Alla metà degli anni 70, la crisi energetica aveva già cambiato gli orizzonti, stemperando i sogni di molti automobilisti amanti delle sportive. Per considerarle tali, i gentleman driver riconoscevano auto con almeno 200 cavalli, che non erano molte: Maserati Merak (1972-83) si accontentava di 170 (190 con motore 3000), Dino 246 GT (1969-74) si spingeva a 195, ci voleva Porsche 911 Carrera 2.7 RS (modello già particolare, nel 1973) per arrivare a 210, e Lamborghini Urraco P250 del 1972 raggiungeva i 220. Tra le berline, Lancia Beta arrivava a 110, Alfa Romeo Alfetta ne aveva 122, la rara Ford Capri 2600 RS ben 150 e Bmw 2002 Turbo addirittura 170. Tra le compatte, poco più che ritenute utilitarie, quasi nessuna raggiungeva i 100 cavalli, a parte qualche rara francese destinata alle corse.

Poi, all’improvviso, la rivoluzione: nel 1974, appena presentata l’innovativa Volkswagen Golf, sei persone si mettono al lavoro su un piano segreto. Trasformare la neonata, gradevole compatta dalla linea sportiva disegnata da Giorgetto Giugiaro, destinata a tutto il mondo con potenza di 50 cavalli, in una sportiva senza rivali con potenza più che doppia. Risultato raggiunto in due soli anni: nel 1976, giusto 50 anni fa, la piccola ed elegante due volumi che tutti desiderano, lancia una versione con potenza più che doppia, pochi ritocchi estetici ma ben riconoscibili, grande guidabilità e prestazioni possenti.

Mostrata senza comunicarlo, al Nürburgring: nell'estate del 1975 un prototipo è utilizzato come safety car, sbalordendo il pubblico che ancora non sapeva trattarsi della GTI.
Al successivo Salone di Francoforte appare con la sigla GTI, che i Tedeschi pronunciano «Gheteì»: suono che riempie la bocca. La simpatica Golf assume il ruolo di piccola Porsche: l’auto da corsa che si può usare tutti i giorni. Il motore a iniezione da 1,6 litri è derivato da Audi: due cifre salienti, i cavalli sono 110 e la velocità massima è di 182 km/h, sconvolgendo la categorie delle compatte ma anche le berline (perfino di lusso) e non poche sportive.

Chi l’acquistò tra i primi, non si esibiva in partenze a gomme fumanti davanti al bar: faceva salire un paio di amici, portava il motore a 4000 giri (ma già 3500 potevano bastare) in seconda marcia e poi, di colpo, premeva tutto l’acceleratore, per far apprezzare ripresa e progressione grazie al peso di poco superiore agli 800 kg. Senza confronti, nemmeno di prezzo.
Guidabilità facile e quotidiana, con grinta sempre pronta. Un po’ come nel decennio precedente l’Alfa Romeo Giulia e le varie Alfa coupé. In più, Golf GTI era estremamente divertente, nonché sicura e convincente. Qualcuno la definì in modo assolutamente azzeccato: «un’auto viva». Scattante e reattiva, risponde al pedale del gas in modo immediato, lo sterzo era diretto e preciso: forse appena leggero ma comunicava il necessario dalla strada. Il cambio manuale era secco, con innesti abbastanza corti: non preciso come si intende oggi ma con un buon senso meccanico e coinvolgente.

Gran pregio la tenuta di strada, derivante dalla trazione anteriore con assetto ben tarato: permetteva di entrare in curva con sicurezza, la tendenza al sottosterzo era progressiva e gestibile, restando stabile anche con manovre indotte da guidatori poco esperti.
La sensazione di controllo era molto maggiore rispetto alle più rinomate berline dell’epoca, inducendo sensazioni sportive pur restando facile.
Golf GTI era l’auto che non esisteva prima, con l’equilibrio come dote assoluta: sufficientemente comoda per l’uso quotidiano, abbastanza veloce per divertirsi, tutto sommato semplice da non intimidire. Inserendosi perfettamente nella nuova visione dei tempi generata dalla crisi petrolifera del 1973: prestazioni accessibili senza consumi eccessivi. Una Mini Cooper adeguata ai tempi.

Non aveva concorrenti né dirette né assimilabili: altre Hot-hatch sarebbero arrivate successivamente, ma non a simili livelli. Doti che le valsero la capacità di mettere fuori gioco diverse sportive: che di colpo si dimostrarono (molto) più costose e certo meno pratiche. Trasferendo tra le compatte le qualità distintive di Porsche, invertendone i fattori: auto normale che sa improvvisamente essere veloce e divertente, perché agile, reattiva, equilibrata e sorprendentemente sportiva.
Golf GTI si distinse per la calandra bordata di rosso, lo spoiler anteriore (appena) maggiorato, i parafanghini neri e la pallina da golf come pomello del cambio: idea del capo progettista Herbert Schäfer, golfista, che ne fissò una sulla leva della GTI, quasi per gioco. All’occhio attento non sfuggiva la zona rossa del contagiri a 6500.
Inizialmente fu disponibile in due colori: argento diamante metallizzato e rosso Marte; tutte le parti cromate sono verniciate di nero. Pneumatici da 175/70 HR 13, sospensioni sono più rigide e ribassate (10 mm all'anteriore, 20 al posteriore), con barre stabilizzatrici davanti e dietro. All’interno sedili sportivi ergonomici con il familiare motivo scozzese.
Per il modello la produzione prevista era di 5000 esemplari, ma il successo fu sconvolgente, facendola diventare la compatta sportiva più venduta al mondo: già nel primo anno i concessionari ne vendettero 50 mila e in totale la prima generazione arrivò a ben 461.690 Golf GTI.
Fu anche il prezzo a determinarne il successo: il listino di 13.850 marchi tedeschi in Germania, di fatto democratizzava l'auto sportiva. Scattando da 0 a 100 km/h in 9,0 secondi, Golf GTI primeggiava tra modelli che costavano anche 10 mila marchi in più.

Un’epopea era iniziata: lunga 2,5 milioni di esemplari, con otto generazioni in 50 anni. Da celebrare con una versione molto speciale: Golf GTI Edition 50 da 325 cavalli è la Golf di produzione più potente mai realizzata. Come ha appena dimostrato al Nürburgring, confermandosi l’auto di serie a trazione anteriore più veloce: il pilota e collaudatore Benjamin Leuchter ha ottenuto il nuovo record, impiegando 07:44.523 minuti sul giro.
Inoltre, ci sarà anche la prima GTI completamente elettrica: in questo caso una ID. Polo GTI, giusto per completezza, comunque da 166 kW (226 cavalli).(Riproduzione riservata)
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