Nonostante il rimbalzo macroeconomico nel quarto trimestre del 2020 e un prezzo del petrolio in rialzo, gli analisti di Goldman Sachs si aspettano che il 2021 possa essere un altro anno caratterizzato da basse spese in conto capitale e investimenti ridotti per la maggior parte delle major petrolifere, dato che l'attenzione si focalizzerà sulla disciplina del capitale e le spese aziendali verranno direzionate verso attività energetiche a basse emissioni di carbonio. Per le società di servizi petroliferi tradizionali, questo significa che le prospettive di generare reddito rimarranno decisamente contenute e difficili da realizzare.
Secondo gli analisti, ci sono due punti chiave da sfruttare nel quadro di spesa generale: basse emissioni di carbonio/fonti rinnovabili (ad esempio, progetti eolici offshore) e la Norvegia, dove gli incentivi fiscali temporanei introdotti lo scorso anno continueranno a guidare diversi e rinnovati progetti incentrati proprio sullo sviluppo energetico e sull'attenzione alla salute, e nomi come Subsea 7 e Aker Solutions, entrambe valutate buy, "avranno un ruolo chiave su questi due temi preponderanti", sottolineano da Goldman Sachs.
Per quanto riguarda il ramo delle attrezzature e dei tubi, gli analisti prevedono un raddoppio del numero di impianti di trivellazione attivi, da circa 264 nel 2020 a 562 alla fine del 2021, con un ulteriore aumento ponderato verso il secondo semestre. "Ci aspettiamo un miglioramento delle prospettive da parte delle aziende esposte onshore come Tenaris, Vallourec e Caccia, ma continuiamo a rimanere concentrati sulla generazione di flussi di cassa attraverso il capitale di esercizio e sul risparmio dei costi fintanto che il numero degli impianti attivi rimarrà basso ed è probabile che la ripresa sarà maggiormente orientata al secondo semestre dell'anno", sottolineano a Goldman Sachs.
Gli analisti della banca di investimento hanno declassato Tenaris da buy a neutral, in quanto le azioni riflettono ora la ripresa onshore degli Stati Uniti". Mentre il numero degli impianti a terra attivi negli Usa ha toccato il fondo nel terzo trimestre del 2020, gli esperti si aspettano una ripresa entro la fine del 2021. "Tuttavia, le azioni Tenaris sono aumentate del 18% rispetto agli ultimi 6 mesi, mentre il resto della copertura europea di appena il 2%, per cui riteniamo che il mercato non sia più eccessivamente ribassista e viene dunque meno la ragione principale del nostro precedente upgrade. Ci aspettiamo che Tenaris continui a generare liquidità dai rilasci di capitale circolante", proseguono, "mantenendo uno tra i bilanci più solidi all'interno della nostra copertura, ma ci aspettiamo che la crescita delle entrate sia limitata al primo semestre, quindi dovremmo vedere una ripresa più rapida nel conto degli impianti attivi prima di ottenere un giudizio più positivo".
Gli analisti lasciano invariate le stime di ebitda e del rapporto valore d'impresa/ebitda (9 volte) di Tenaris, ma rapportando tali numeri al periodo 2021-2023 e non più a quello 2020-2023, ciò si traduce in un target price invariato a 7 euro a fronte di un valore attuale alla Borsa di Milano a euro, in rialzo dell'1,68%. Da quando è stato aggiunto alla buy list il 22 giugno 2020, il titolo Tenaris è cresciuto del 3,4% rispetto al 12,6% del Ftse World Europe 12,6%, una sottoperformance che riflette secondo Goldman Sachs i livelli ancora contenuti dei prezzi del petrolio.
Per l'azienda, tuttavia, potrebbero verificarsi diversi rischi al rialzo, tra cui una ripresa più rapida nel conteggio delle piattaforme negli Stati Uniti che possa trainare il volume e il recupero dei prezzi prima del previsto, un maggiore rilascio del capitale di esercizio che determinerà aumenti netti di cassa, e rendimenti degli azionisti migliori del previsto attraverso una crescita dei dividendi o un programma di buyback più rapido, che potrebbe attrarre diversi investitori. I principali rischi al ribasso, viceversa, sono rappresentati da un eventuale rallentamento negli impianti, da un consolidamento degli operatori onshore degli Stati Uniti che potrebbe portare a una maggior pressione sui prezzi, da un panorama maggiormente competitivo o da un più rapido declassamento dei servizi petroliferi tradizionali a favore di imprese focalizzate sulle energie rinnovabili. (riproduzione riservata)