Goldman Sachs batte le attese sui ricavi e gli utili del primo trimestre e riparte a Wall Street dopo una serie di sedute in balia dei dazi di Donald Trump. Il 14 aprile il titolo della banca d’affari americana ha sfondato il muro dei 500 dollari, merito del trading azionario che con i suoi 4,2 miliardi (+27%) di fatturato ha schiarito una trimestrale con qualche ombra.
Il 2025 è iniziato in frenata per Wall Street, che si è estesa poi all’Europa quando i dazi di Trump sono diventati realtà. Ne hanno fatto le spese sia l’asset e wealth management, con ricavi scesi a 3,68 miliardi (-3%), sia l’investment banking, dove le commissioni si sono ridotte a 1,91 miliardi (-8%). Entrambi i dati hanno deluso sempre a causa dell’incertezza legata ai dazi.
Goldman Sachs è riuscita comunque a chiudere il trimestre con un fatturato di 15,06 miliardi (+6%), poco sopra i 14,81 miliardi previsti, grazie al trading azionario. La divisione ha spinto i profitti a 4,74 miliardi (+15%) mentre l’utile per azione ha raggiunto 14,12 dollari, sopra ai 12,35 dollari attesi.
«Risultati ottimi» e in un periodo di «grande incertezza», commenta il ceo David Solomon. «Sebbene stiamo entrando nel secondo trimestre in un contesto operativo notevolmente diverso rispetto a inizio anno, rimaniamo fiduciosi nella nostra capacità di supportare i clienti». La cautela si nota dai 287 milioni di accantonamenti, meno però dei 318 milioni di inizio 2024.
Goldman Sachs si è ripresa dopo aver tentato l’avventura come banca commerciale, un fallimento costato miliardi. Il management ha rimediato concentrandosi sui punti di forza dell’istituto, cioè investment banking e trading, mossa che finora ha funzionato. Dalle critiche, allora, il ceo Solomon è passato agli elogi ed è stato premiato con un bonus in azioni da 80 milioni.
Con Goldman Sachs anche Jp Morgan, Wells Fargo e Morgan Stanley hanno battuto le attese grazie al trading. Tutte e quattro hanno sottolineato le «turbolenze» in arrivo sui mercati e il rischio di recessione per colpa della politica commerciale di Trump.
Il 15 aprile invece Bank of America e Citigroup chiuderanno il cerchio delle trimestrali delle grandi banche e la speranza è che gli investitori inizino a guardare più agli utili che ai dazi. (riproduzione riservata)