Nel 2025 le operazioni di golden power in Italia sono cresciute del 37% rispetto al 2024. E i settori d’interesse sono proprio quelli delle tecnologie più avanzate. D’altronde «la tecnologia ha smesso di essere soltanto innovazione: è diventata il motore del cambiamento. Va ad accelerare il ritmo e la portata di ogni minaccia, ecco che la sovranità tecnologica non è un lusso ma una necessità e la nuova riforma del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) dà rilievo all’uso di tecnologie open source intelligence (Osint)», ha dichiarato il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, alla presentazione della Relazione annuale dell'Intelligence, per la prima volta organizzata in Parlamento e come già lo scorso anno nella giornata «in cui 21 anni fa a Baghdad morì Nicola Calipari», il funzionario del Sismi ucciso da fuoco amico statunitense mentre portava verso l'aeroporto della capitale irachena la giornalista Giuliana Sgrena appena liberata.
Un’altra novità quest’anno è che il Rapporto non fotografa la realtà ma fa un quadro delle sfide nazionali e internazionali da superare in materia di sicurezza. La minaccia cyber si inserisce inoltre in un contesto in cui l'intelligenza artificiale «ha il potere di permeare ogni dominio dell'attività umana»: il settore in Italia vale circa 2 miliardi di euro e un terzo delle imprese ha già integrato sistemi di AI nei propri processi. Rizzi ha ricordato che l'Italia ha recepito il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale con la legge 132/2025, adottando un approccio «fortemente etico», fondato sulla nozione di «rischio inaccettabile» e su una visione antropocentrica. Ma la tecnologia, ha avvertito, è insieme opportunità e vulnerabilità, e incide direttamente sulla «catena del valore» della democrazia.
Restando in ambito cyber, «siamo passati dai 59 miliardi di dollari di transazioni illecite in criptovalute nel 2024 a 150 miliardi di dollari nel 2025. Un aumento esponenziale» ha commentato Rizzi. Si nota poi un legame tra criminalità e uso malevolo dei crypto asset. Le protagoniste sono le stablecoin, «perché costituiscono una moneta digitale che essendo ancorata ad una valuta dà maggiore certezza sui mercati. Si stanno però affermando nell'uso malevolo moltissimo anche le privacy coin che danno una maggiore garanzia di anonimato».
Nel 2025 poi, fotografa il rapporto degli 007, «un aumento significativo dei target pubblici degli attacchi cyber: siamo passati dal 50% al 68% del totale, e il 17% riguarda strutture sanitarie». Parallelamente, ha spiegato, sono diminuiti i target privati, scesi dal 49% al 31%.
Da non sottovalutare, si legge in un passo della Relazione, il fatto che «attacchi cyber o ibridi, possano essere condotti anche sfruttando le finestre di opportunità create dagli eventi meteorologici estremi, possono potenzialmente compromettere la stabilità degli approvvigionamenti energetici».
Parallelamente, la comunità dell'intelligence ha rafforzato l'attenzione alla sicurezza economico-finanziaria: nel 2025 sono stati realizzati 40 tavoli con imprese di settori strategici - dalla difesa all'energia fino al farmaceutico - per individuare vulnerabilità e criticità e rappresentarle al decisore politico. «Tutela del tessuto imprenditoriale e valorizzazione della piccola e media impresa sono elementi centrali per proteggere la sovranità economica del Paese», ha commentato Rizzi.
Il mondo di oggi si fa sempre più complesso a livello geopolitico «segnato da un progressivo disgregamento dell'ordine liberale internazionale», ha spiegato Rizzi.
Da un lato, per la prima volta negli ultimi vent'anni, inoltre, le autocrazie hanno superato le democrazie (91 contro 88) e il 72% della popolazione mondiale vive in Paesi autocratici, contro il 49% del 2004. In questo contesto, le catene globali del valore - un tempo considerate fattore di stabilità - possono diventare vulnerabilità strategiche. Dall’altro lato, nel 2024 si sono registrati 61 conflitti armati, il numero più alto dal 1946, con un aumento anche della loro letalità.
Entrando nello specifico nel conflitto in Ucraina, la guerra «è entrata nel suo quarto anno senza che nessuna delle due parti sia riuscita a prevalere in modo decisivo. Mosca ha continuato a esercitare una pressione costante lungo il fronte orientale, ottenendo avanzamenti contenuti: nel corso dell'anno l'Ucraina ha perso lo 0,8% del proprio territorio contro lo 0,6% del 2024. Le perdite umane russe restano elevatissime, ma il Paese conserva la capacità di reclutare nuovo personale e di sostenere la produzione militare». Così si legge nella Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza. Inoltre «l'impiego intensivo di droni kamikaze da parte russa - oltre 5.000 attacchi al mese nella seconda metà dell'anno - ha posto sotto forte stress la difesa aerea ucraina, la popolazione civile e le infrastrutture energetiche». Ma «sul piano politico, nonostante l'intervento di mediazione degli Stati Uniti, il Cremlino ha mantenuto posizioni negoziali massimaliste, mentre l'Ucraina ha mostrato maggiore flessibilità, pur rimanendo inamovibile sul principio dell'integrità territoriale. Le sanzioni occidentali hanno colpito in modo significativo il settore energetico russo, ma non sono riuscite a fiaccare lo sforzo bellico di Mosca», continua il report.
Quanto invece all’attacco in Iran, «è intenso il lavoro diplomatico per affrontare, sul piano dell’Unione europea e delle alleanze internazionali, questa nuova crisi del Golfo. Ed è altrettanto intenso l’impegno per circoscriverne gli effetti dannosi, anche per quanto riguarda gli approvvigionamenti energetici», ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. «Abbiamo alle spalle altre crisi, che non sto qui a mettere in graduatoria, ma che sono state seguite da interventi di contenimento e neutralizzazione. Quando è iniziata la guerra in Ucraina, le importazioni di gas dalla Russia erano in grado di soddisfare il 40% del nostro fabbisogno. Oggi sono azzerate, senza che i riscaldamenti delle case degli italiani ne abbiano risentito. Non è avvenuto un miracolo, ma il risultato di un lavoro che ha portato a un’implementazione delle forniture da altri Paesi (Algeria, Norvegia, Azerbaigian). E ogni crisi la si affronta per come si manifesta, avendo l'energia e soprattutto la volontà e la decisione di farlo».
Poi sul possibile utilizzo di basi militari in Italia da parte degli Stati Uniti, in relazione al conflitto in Iran, «non c'è stata richiesta» mentre «stiamo valutando invece la richiesta di mezzi difensivi» da parte dei Paesi del Golfo.
Non si possono sottovalutare altre dinamiche e trend internazionali. Innanzitutto, riporta Rizzi, «oggi assistiamo a una vera corsa ai brevetti sia nel campo delle tecnologie quantistiche che in quello dell’intelligenza artificiale». Negli ultimi dieci anni la Cina ha depositato più brevetti di tutti i Paesi Nato messi insieme. Tuttavia, questo dato va analizzato nella sua corretta dimensione politico-strategica per non trarre conclusioni affrettate: «Il 90% di tali brevetti è registrato esclusivamente in Cina, mentre solo il 10% è stato depositato in almeno un altro Paese», ha precisato il dg del Dis. Un’altra sfida si gioca nelle profondità oceaniche e nello spazio extra-atmosferico. Basti osservare - si aggiunge - «come oltre il 95% dei flussi dati mondiali transiti attraverso cavi sottomarini in fibra ottica posati sui fondali: si tratta di circa 485 cavi per una lunghezza complessiva di oltre 900 mila miglia. Gli Stati Uniti conservano la più ampia e matura postura marittima e sottomarina; la Cina espande rapidamente la capacità industriale e prototipale sotto una direzione statale centralizzata; l'Unione europea dispone di capacità sofisticate, ma meno scalabili e strategicamente più limitate».
Si aggiunge l’incognita dei dazi statunitensi nonché le risposte messe in atto dalla Cina, nonché le azioni di coercizione economiche messe in atto dalla Russia e dalla Cina. «Mosca utilizza in modo ricorrente la leva energetica nei confronti di Paesi vicini mentre Pechino sperimenta forme di coercizione economica mirata, spesso informali e settoriali», ha evidenziato Rizzi.
Senza scordare, si legge nella relazione, la capacità della Russia «di sviluppare strategie anche di medio-lungo periodo, per perseguire i propri interessi geopolitici. Le attività orchestrate dal Cremlino includono sabotaggi, azioni informative e cinetiche ostili, impiego della leva energetica e alimentare, interferenze sul piano politico, operazioni di spionaggio, utilizzo dello strumento militare, campagne di disinformazione, attacchi informatici e sostegno a gruppi politici estremisti». Laddove Pechino «si è gradualmente ritagliata un ruolo sempre più rilevante nel panorama delle iniziative connesse alla minaccia ibrida, con lo «scopo di influenzare i processi decisionali dell'Unione. Pechino mira a ottenere una Unione Europea frammentata, una coalizione occidentale debole e un mercato europeo aperto e stabile, da sfruttare come fonte di crescita economica e di acquisizione di conoscenza tecnologica».
I servizi di intelligence si sono poi soffermati sui rischi devastanti della disinformazione: uno degli strumenti più efficaci e pervasivi delle campagne ibride e, più recentemente, di quella che viene definita guerra cognitiva. Con l’obiettivo di «minare la fiducia della popolazione nelle istituzioni democratiche, nelle autorità pubbliche (generalmente governi e forze dell'ordine, ma anche obiettivi specifici come, ad esempio, il sistema sanitario) e nei mezzi di informazione tradizionali, ostacolando così la capacità dei cittadini di prendere decisioni informate». Qui si inseriscono le interferenze elettorali. E per dirigere l’opinione pubblica «per diffondere panico, minimizzare la minaccia o giustificare operazioni militari, come nel caso di false flag (operazioni condotte con l'intento di mascherare l'effettiva matrice delle stesse e attribuirne a terzi la responsabilità), o narrazioni sulla presunta ‘resa’ delle forze avversarie».
Con la lente d’ingrandimento sull’Italia, il Dis nota che sono «diminuiti i flussi di immigrazione irregolare del 3%» nell'ultimo anno mentre, tra il 2023 e il 2025, «c'è stato un calo del 58%».
Al contrario «assistiamo a una radicalizzazione giovanile sempre più crescente, dove non è tanto la matrice ideologica a prevalere quanto la fascinazione verso la violenza» e una radicalizzazione online, ha richiamato Rizzi: Nel triennio 2023-2025 si è registrato un incremento del 285% delle operazioni di polizia giudiziaria con il coinvolgimento di minori; quattro operazioni su dieci hanno riguardato ragazzi sotto i 18 anni. Attenzione va posta anche al fenomeno del sentimento antiebraico che «è un elemento dominante e gli attentati sono avvenuti in corrispondenza con le festività ebraiche». (riproduzione riservata)