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Gli Usa non sono sfruttati dagli alleati. Per cambiare narrativa basta guardare ai flussi di capitale
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Gli Usa non sono sfruttati dagli alleati. Per cambiare narrativa basta guardare ai flussi di capitale

di Simone Strocchi*
25 febbraio 2026, 02:00

Mentre l'Europa registra surplus commerciali, gli Stati Uniti attraggono capitali globali grazie a margini elevati e multipli di valutazione. La differenza è nella capacità di innovare e proiettare margini scalabili

La rappresentazione degli Stati Uniti come vittima di partner commerciali «scrocconi» è economicamente debole. Gli Usa sono in disavanzo commerciale perché sono un’economia ad altissima marginalità, non perché siano sfruttati.

Vendono software con marginalità straordinarie, gas naturale liquefatto con margini enormi; incassano royalty globali su brevetti, piattaforme e proprietà intellettuali che non sono nemmeno riflesse nella lettura superficiale della bilancia commerciale dei beni. Importano beni fisici, certo, ma sono attenti a trattenere ciò che vale: tecnologia, controllo della catena del valore, standard industriali, finanza.

E poi va superata un’altra semplificazione: il disavanzo commerciale americano non è sostenuto solo dall’acquisto di Treasury bond - questo è l’aspetto più banale: se hai buon margine puoi ricorrere alla leva finanziaria - ma da centinaia di miliardi di investimenti globali nelle azioni quotate a Wall Street.

Il capitale europeo, asiatico, mediorientale si diluisce volontariamente nelle grandi società americane: perché le azioni di quelle imprese vengono prezzate a multipli elevatissimi sui fondamentali, sulla marginalità. Il mercato paga le azioni delle big tech americane cinque e più volte rispetto il pro quota di utili cui potrebbe accedere investendo in molte imprese europee, che languono in borsa a multipli contenuti.

Questo differenziale di multipli non è incidentale. È il riflesso di una diversa capacità di credersi, raccontarsi, evolvere e proiettare margini scalabili. Quando il mondo finanzia a multipli elevati chi controlla tecnologia, energia, software e standard globali, sta rafforzando ulteriormente quel sistema. Il deficit commerciale diventa la conseguenza di una posizione di forza sistemica, non certo la prova di un’ingiustizia subita.

Europa, il surplus commerciale e la mancanza di capitale straniero

L’Europa al contrario registra surplus commerciale, cosa normale per una economia che importa materie prime, qualificata perlopiù da imprese manifatturiere che non beneficiano di grandi margini su fatturato né di multipli di valutazione esagerati.

L’Europa non intercetta la stessa quota di flussi di capitale globale; anzi, gli stessi risparmi dei suoi cittadini si orientano massivamente verso investimenti americani direttamente o per tramite di fondi aperti ed Etf.

Diciamolo una volta per tutte: la macroeconomia non si legge con la contabilità doganale ma guardando dove si concentra il margine, chi lo finanzia e a che prezzo.

Il vero problema delle economie avanzate è che la polarizzazione dei margini sulla ipertecnologia e su Ip concentra ricchezza in poche mani e determina un problema di impoverimento della classe lavoratrice.

I dazi urlati da Trump servono a sedare il desiderio di riscossa del metalmeccanico di Detroit. Per questo dico che se investiamo qualche nostro risparmio su imprese italiane di medie dimensioni solide e con buoni fondamentali, oltre che farci accedere a un pro-quota di utile sorprendentemente consistente, ci aiuterebbe a calmierare il problema dell’impoverimento delle classi medie nazionali che al di là dell'oceano stanno dando fiato alle boutade contro lo «straniero scroccone...». (riproduzione riservata)

*fondatore di Electa Ventures



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