Dopo che l’indice della paura, il Vix, è balzato di quasi il 10% in una sessione che ha affossato il Nasdaq (-2,8%) e l’S&P 500 (-1,4%), il Nikkei non regge l’urto e giovedì 18 luglio cede oltre il 2% alle ore 7:30 italiane. Ma la Cina, questa volta, si muove sopra la parità, Hong Kong sale dello 0,5% e Shanghai dello 0,15% nonostante le forti vendite che hanno attraversato il settore tech mondiale dipendano dai cattivi rapporti fra Usa e Cina in materia di chip. Intanto il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 4,16% al 4,17%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,3%. Ma che cosa accade sui mercati?
Le più grandi aziende tecnologiche al mondo sono state attraversate dalla paura per restrizioni più severe degli Stati Uniti sulle vendite di chip alla Cina, che hanno avviato un deciso selloff sul settore.
Colossi del calibro di Nvidia, AMD e Broadcom hanno fatto scendere del 7% l'indice dei semiconduttori come non si vedeva dal 2020. Anche l’S&P 500 è stato messo sotto pressione, mentre il Nasdaq 100 ha registrato la sessione peggiore dal 2022.
In calo anche l’indice Russell 2000 delle piccole imprese che aveva iniziato a riprendersi da pochi giorni. E il Vix, il cosiddetto indicatore della paura di Wall Street, ha toccato il massimo da inizio maggio. Nel frattempo, il mercato obbligazionario ha registrato piccoli movimenti e il Beige Book della Federal Reserve ha mostrato una leggera crescita economica e un raffreddamento dell’inflazione.
Nel più ampio quadro di una stretta sulla vendita di chip avanzati per l’AI alla Cina, l’amministrazione Biden, secondo quanto riporta Bloomberg, ha avvertito i Paesi alleati che sta valutando la possibilità di utilizzare restrizioni commerciali più severe se gruppi come Tokyo Electron e ASML Holding continuano a fornire a Pechino accesso alla tecnologia avanzata sui semiconduttori. Cercando di fare leva sugli alleati, gli Stati Uniti stanno valutando se imporre una misura chiamata foreign direct product rule. La norma consente al Paese di imporre controlli sui prodotti fabbricati all’estero che utilizzano anche la più piccola quantità di tecnologia americana. Una simile decisione, considerata estrema, verrebbe lo scopo di abbattere il business tecnologico in Cina. Il titolo ASML è crollato mercoledì (-12%), bruciando 40 miliardi di euro di valore di mercato, il più grande calo dal 2020.
Nel caso di ASML, le vendite in Cina nel secondo trimestre hanno inciso per la metà dei ricavi del gruppo olandese dei chip. ASML è l’unico produttore al mondo di apparecchiature necessarie per realizzare i chip più avanzati ed è la più grande azienda tecnologica europea per capitalizzazione di mercato. Le precedenti misure sui chip volute dagli Stati Uniti e mirate alle esportazioni di ASML verso la Cina non hanno contenuto la domanda di Pechino. La Cina è stata il mercato più grande del gruppo per quattro trimestri consecutivi.
Robert O’Brien, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, ha messo da parte le preoccupazioni secondo cui i dazi del 100% su alcuni beni cinesi alzerebbero l’inflazione e ha chiesto quello che ha definito un ampio «disaccoppiamento strategico» (decoupling) dalla Cina. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale ha spiegato che Trump è serio riguardo a nuovi dazi sulla Cina per ridurre la sua posizione dominante in settori chiave.
Un commento che arriva poco dopo quello dello stesso Trump questa settimana secondo cui Taiwan dovrebbe aumentare la spesa militare, sostenendo che gli Stati Uniti non possono preoccuparsi della difesa degli altri Paesi più di quanto fanno gli stessi stati esteri. O’Brien ha però sottolineato di non parlare a nome di Trump e che le sue opinioni su TikTok e sull’Ucraina differiscono da quelle dell’ex presidente.
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