«La riforma del Tuf si muove lungo una direttrice chiara: rafforzare la competitività del mercato dei capitali italiano mantenendo un presidio credibile sulla tutela degli investitori», spiega a MF-Milano Finanza Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze. Infatti dopo due anni di lavoro nasce il nuovo Testo Unico della Finanza: a fine marzo il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva la riforma che vuole rendere Piazza Affari più competitiva e allineata agli standard internazionali.
Sul fronte della governance, riprende Centemerno, «la sterilizzazione dei voti maggiorati nelle operazioni straordinarie introduce un elemento di equilibrio importante: strumenti pensati per favorire stabilità e visione di lungo periodo non possono tradursi in un vantaggio determinante in scelte che incidono in modo strutturale sui diritti degli azionisti, come delisting o trasferimenti all’estero».
Positiva anche la scelta di fissare all’1% la soglia per la presentazione delle liste, «impedendo agli statuti di innalzarla: è un intervento che rafforza la contendibilità e rende effettiva, e non solo teorica, la partecipazione delle minoranze», nota il politico che segue da vicino Borsa Italiana. Più articolato il tema delle neo-quotate, «dove la riserva agli investitori istituzionali per la presentazione delle liste di minoranza risponde all’esigenza di garantire qualità e stabilità nella fase iniziale, ma richiederà attenzione in sede applicativa per evitare effetti di eccessiva chiusura».
Di particolare rilievo, secondo Centemero, il regime semplificato per le società sotto il miliardo di capitalizzazione, che introduce un principio di proporzionalità regolatoria: «ridurre la complessità per le mid e small cap è essenziale per rendere la quotazione un’opzione realmente praticabile».
Il capitolo forse più strategico, riprende il politico, riguarda l’apertura agli investitori professionali: «l’introduzione di veicoli ispirati alle limited partnership e la semplificazione per i gestori sottosoglia rappresentano un passo significativo per attrarre e trattenere in Italia capitali di private equity e venture capital».
Sul whitewash, l’introduzione della soglia del 10% mira a evitare che «quote marginali possano esercitare un potere di veto sproporzionato». Infine, gli interventi sulle opa e sulle operazioni straordinarie (dalla riduzione del periodo di riferimento per il prezzo, fino alla disciplina del downlisting) «vanno letti come un tentativo di rendere il quadro più efficiente, mantenendo però soglie qualificate e controllo regolamentare nei passaggi più sensibili».
Nel complesso, si tratta di una «riforma che prova a correggere due criticità storiche del sistema italiano: un eccesso di rigidità nei percorsi di crescita e una insufficiente chiarezza nei momenti decisionali più delicati. La sfida sarà ora l’attuazione, che determinerà l’effettiva capacità di queste norme di tradursi in maggiore attrattività del mercato», conclude Centemero. (riproduzione riservata)