La legge di Bilancio è la più leggera mai bollinata dal 2014: appena 18,7 miliardi di euro. Ma «l’Italia non è una grande potenza: non detta le condizioni come gli Stati Uniti d’America. Ed è partendo da questo presupposto che il governo ha pensato e scritto questa legge di Bilancio», ha chiarito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nell’audizione al Senato sulla manovra.
«Quando non sei una grande potenza devi difenderti. Ritengo che sulla politica industriale, se stiamo ad aspettare cosa succede in giro per il globo, nel giro di 5 anni l’industria europea rischia di scomparire». In aggiunta «noi, in particolare, dobbiamo difenderci da una situazione che è ben diversa da quella di cinque anni fa, quando c’erano tassi di interesse negativi. Per un Paese che ha 3 mila miliardi di debito, l’unica cosa su cui possiamo lavorare è sulla riduzione dello spread: cosa che ci sta riuscendo.
E quindi «ogni paragone tra questa manovra e le precedenti non tiene conto di alcuni aspetti rilevanti: anzitutto del cambio delle regole fiscali». E, in secondo luogo, che la scorsa legge di Bilancio «ha finanziato in via permanete e strutturale misure che in passato venivano finanziate anno per anno».
A fronte di ciò, il ministro ha auspicato che «gli emendamenti parlamentari tengano conto delle nuove regole europee e quindi degli effetti sulla traiettoria di spesa. Da parte del Mef assicuro come di consueto la massima collaborazione alla valutazione delle proposte che saranno tempestivamente presentate».
L’aver perseguito «una politica di bilancio attenta», non significa che l’esecutivo «non abbia puntato a dare risposte a esigenze profonde del Paese», ha proseguito Giorgetti citando fra gli interventi anche quello sull’Irpef che «coinvolge il 32% del totale dei contribuenti».
Il titolare del Mef ha quindi difeso la natura «responsabile» della manovra che «si inserisce in un quadro congiunturale incerto, dove l’attenzione sulle politiche di bilancio perseguita dagli Stati è molto elevata». Secondo Giorgetti solo una politica di bilancio attenta «può garantire una stabilità economica finanziaria per il nostro Paese che ogni anno rinnova circa 400 miliardi di titoli di debito pubblico».
Si tratta, in poche parole, di una finanziaria che «conferma la strategia seguita dal governo negli ultimi tre anni» e quindi di bilanciare «il supporto a specifici settori con l’esigenza di mantenere in ordine i conti pubblici». D’altronde al recente miglioramento del rating ha contribuito «un’attenta conduzione della politica di bilancio». E dei risultati «hanno beneficiato anche le istituzioni finanziarie e le aziende».
Proprio dalle istituzioni finanziarie – e in particolare dal settore bancario e assicurativo – il Tesoro otterrà un gettito di circa 10 miliardi di euro nel triennio. «Un contributo importante» ma totalmente «assorbibile alla luce della solidità e della profittabilità del nostro sistema bancario». D’altronde, ha detto Giorgetti, «le misure sono il prodotto della proficua interlocuzione con le associazioni di categoria».
Il ministro, aprendo il capitolo delle spese della Difesa , ha annunciato che «il governo agli inizi del prossimo anno informerà il Parlamento relativamente alle spese militari nel prossimo triennio e, qualora se ne ravvisasse la necessità, l’Italia - sempre con il pieno coinvolgimento delle assemblee parlamentari - potrebbe valutare l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia prevista per tali tipologie di spese». (riproduzione riservata)
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