Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, TotalEnergies e Mercedes, è orientata a rinunciare definitivamente alla gigafactory di Termoli, lo stabilimento italiano di Stellantis che secondo i piani doveva diventare la prima grande fabbrica italiana per la produzione di batterie per veicoli elettrici. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la decisione è vicina e potrebbe diventare ufficiale entro fine anno o nei primi mesi del 2026.
Il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, durante la sua ultima visita in Italia a ottobre aveva spiegato che il gruppo dell’auto «è in attesa di una decisione da parte di Acc entro fine anno». Ora, secondo fonti, la joint venture sarebbe vicina alla conclusione che il progetto non è più sostenibile per le difficoltà tecniche, finanziarie e strategiche che stanno rallentando la crescita.
Un portavoce di Acc, contattato da MF-Milano Finanza, non ha confermato né smentito, spiegando che «non ci sono aggiornamenti rispetto alle ultime comunicazioni».
Acc sta però incontrando forti ostacoli nel ramp-up produttivo dello stabilimento francese di Douvrin che finora, dal 2024, è l’unico operativo. Le basse rese e i tassi di scarto elevati - tra il 15% e il 20% - stanno riducendo la capacità di fornire pacchi batteria a Stellantis, al momento unico cliente della società.
Secondo dati interni, l’impianto non riuscirà a superare i 15-20 mila pack di batterie consegnati nell’ultimo quadrimestre dell’anno, un livello giudicato ben al di sotto delle aspettative, mentre i costi di produzione risultano superiori del 20-25% rispetto ai concorrenti asiatici.
Uno dei nodi chiave riguarda la tecnologia. Acc produce batterie di tipo Nmc (nichel-manganese-cobalto), più costose e complesse da realizzare: offrono buone prestazioni ma risultano meno competitive in termini di costi e durata rispetto alle più nuove Lfp (litio-ferro-fosfato), la tecnologia ormai dominante in Cina. Le batterie Lfp, che Stellantis realizzerà in partnership con Catl in Spagna, garantiscono autonomie leggermente inferiori ma sono circa il 20% più economiche e molto più adatte ai modelli di fascia media e bassa, dove la riduzione del prezzo è essenziale per rendere l’auto elettrica accessibile.
Per Stellantis la convenienza industriale e commerciale è evidente: la joint venture con il colosso cinese offre tecnologia più matura, costi inferiori e tempi di realizzazione più rapidi rispetto all’avanzamento del progetto europeo.
Mentre il dossier Termoli si avvia verso la chiusura, la gigafactory di Saragozza, frutto proprio della sinergia tra Stellantis e Catl, procede invece a ritmo serrato. Il governo locale ha appena approvato l’avvio delle opere di fondazione del primo edificio, un investimento da 43 milioni di euro.
La posa della prima pietra è prevista entro fine novembre. L’impianto comporterà un investimento complessivo superiore a 4,1 miliardi di euro e dovrebbe generare 3 mila posti di lavoro diretti. A pieno regime, la fabbrica produrrà un milione di batterie Lfp all’anno.
Tornando a Termoli, la prospettiva di un abbandono definitivo del progetto ha già fatto scattare nelle settimane scorse la mobilitazione dei sindacati, che hanno indetto una manifestazione per il 29 novembre. «Gli investimenti sul nuovo cambio eDCT previsti nel 2026 sono insufficienti», secondo i sindacati. (riproduzione riservata)