L’Asia chiude la settimana con il balzo del Nikkei (+1,8% in chiusura) venerdì 8 agosto grazie ai conti societari ma anche all’accordo che il Giappone ha trovato con gli Usa sul fronte dei dazi, ora al 15% come per l’Ue. Resta da capire se il settore auto (ora al 27,5% dell’imposizione fiscale) è compreso nell’intesa. Intanto alle ore 8 italiane l’Hang Seng cede lo 0,9% e Shanghai è sotto la parità mentre i futures sul Nasdaq salgono dello 0,1% dopo una sessione fragile a Wall Street.
L’indice Topix del Giappone ha superato quota 3.000 venerdì 8 agosto, toccando nuovi record grazie alla spinta dei solidi risultati societari. SoftBank Group è balzata di oltre il 13% dopo essere tornata in utile nel primo trimestre, trainata in parte dai suoi investimenti nell’intelligenza artificiale. Sony Group ha guadagnato oltre il 5%, estendendo il rialzo del 4,1% della seduta precedente, dopo aver rivisto al rialzo le previsioni di utile operativo per l’intero anno.
Gli Stati Uniti hanno confermato che elimineranno lo stacking (accumulo di tariffe doganali) dei dazi universali sul Giappone e ridurranno le tariffe specifiche sulle auto come promesso. E’ quanto ha detto il capo negoziatore sul commercio Ryosei Akazawa dopo un incontro giovedì a Washington con il Segretario al Commercio Howard Lutnick e il Segretario al Tesoro Scott Bessent.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di incertezza sui dettagli dell’accordo commerciale siglato il mese scorso. Secondo Akazawa, i funzionari statunitensi hanno espresso rammarico per l’applicazione della regola dello stacking al Giappone nonostante un accordo verbale, e si sono detti pronti a rimborsare gli eventuali dazi versati in eccesso. Tuttavia, non è stata definita una tempistica per l’attuazione.
Il Giappone è stato colpito da dazi universali più alti del previsto nell’ambito della nuova ondata di tariffe introdotte giovedì dall’amministrazione Trump. Pur trattandosi di uno scostamento limitato, la vicenda ha alimentato le critiche al premier Shigeru Ishiba, già sotto pressione dopo il deludente risultato elettorale.
Akazawa ha precisato che, con l’esenzione, il dazio del 15% si applicherà solo ai beni che in precedenza avevano tariffe inferiori a tale soglia, mentre i prodotti con tariffe superiori al 15% non subiranno ulteriori prelievi.
Più preoccupante per l’economia giapponese è il fatto che le case automobilistiche continuano a subire un dazio complessivo del 27,5% — frutto di una precedente aliquota del 2,5% e di una nuova imposta del 25% introdotta da Trump. «Ogni giorno che passa aumenta il danno per le aziende giapponesi», ha detto Akazawa, stimando perdite orarie fino a 100 milioni di yen (circa 679.000 dollari) per alcune società.
La mancanza di chiarezza sul passaggio promesso a un dazio del 15% rende difficile pianificare per un settore che impiega circa l’8% della forza lavoro nazionale e influenza l’andamento dei salari, a sua volta fondamentale per la politica monetaria della banca centrale.
Toyota, questa settimana, ha tagliato le stime annuali, prevedendo un impatto negativo di 1,4 trilioni di yen (9,5 miliardi di dollari) sugli utili a causa dei dazi Usa. Ora stima un utile operativo di 3,2 trilioni di yen per l’esercizio che si chiuderà a marzo 2026, in calo rispetto ai 3,8 trilioni previsti in origine.
Le azioni di SoftBank Group sono balzate del 13% venerdì, toccando un nuovo massimo storico, dopo la pubblicazione di risultati trimestrali superiori alle stime. Si tratta della maggiore impennata intraday dal 2020. È anche il quarto rialzo consecutivo, arrivato subito dopo la chiusura record della vigilia, in attesa della diffusione dei conti. (riproduzione riservata)