L’Asia viaggia in leggera debolezza, venerdì 15 maggio, appesantita dai dati macro, con il Giappone in contrazione oltre le attese a causa della guerra dei dazi Usa, anche se gli investitori istituzionali esteri sono corsi ad aprile ad acquistare azioni e bond giapponesi per proteggere i portafogli, a livelli record. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei è sotto la parità, mentre l’Hang Seng e Shanghai cedono attorno allo 0,5%. I futures sul Nasdaq si muovono in leggero calo.
Il prodotto interno lordo del Giappone si è contratto dello 0,2% su base trimestrale nel primo trimestre del 2025, un dato peggiore delle attese di un calo dello 0,1%, dopo una crescita dello 0,6% registrata nel quarto trimestre del 2024, secondo i dati preliminari. Si tratta della prima contrazione da un anno, in un contesto di crescenti preoccupazioni per l’impatto della politica commerciale statunitense sotto la presidenza di Donald Trump.
Su base annualizzata, l’economia giapponese ha registrato una flessione dello 0,7%, ben al di sotto del consenso (-0,2%) e in netto contrasto con il +2,4% rivisto al rialzo del trimestre precedente.
La contrazione deriva da una domanda interna debole: i consumi privati sono cresciuti al ritmo più lento degli ultimi quattro trimestri, mentre la spesa pubblica è diminuita per la prima volta da oltre un anno. Anche il contributo delle esportazioni nette al Pil è stato negativo, complice la crescente pressione derivante dai dazi americani e dal rallentamento della domanda da parte dei principali partner commerciali, tra cui la Cina.
Nel mese di aprile, il Giappone ha registrato afflussi record di capitali esteri verso azioni e obbligazioni a lungo termine, mentre gli investitori globali si sono allontanati dai mercati statunitensi a seguito della nuova ondata protezionistica lanciata dal presidente Trump.
Secondo i dati del ministero delle Finanze giapponese, gli investitori esteri hanno acquistato titoli per un controvalore netto di 8,21 trilioni di yen (circa 56,6 miliardi di dollari), il dato mensile più elevato da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1996. Secondo Morningstar, il flusso è stato alimentato principalmente da investitori istituzionali, in particolare fondi pensione, assicurazioni vita e gestori di riserve valutarie, più che da investitori retail.
«Lo shock legato ai dazi di Trump ha probabilmente modificato la percezione degli investitori internazionali sull’economia statunitense e sul rendimento atteso degli asset americani, spingendo verso una diversificazione in altri mercati sviluppati come il Giappone», spiega Yujiro Goto, responsabile della strategia valutaria di Nomura.
Il picco degli acquisti si è registrato nella prima settimana di aprile, subito dopo l’annuncio delle «tariffe reciproche» da parte degli Stati Uniti. In quel periodo, il rendimento del Treasury decennale Usa è aumentato di 30 punti base (dal 3 al 9 aprile), mentre il rendimento del titolo di debito giapponese decennale è sceso di 21 punti base (dal 2 all’8 aprile).
Gli asset giapponesi sono generalmente percepiti come beni rifugio e la loro attrattività è cresciuta parallelamente alla narrativa «sell-Usa», ha commentato Rashmi Garg, senior portfolio manager di Al Dhabi Capital.
«È stato un mese decisamente eccezionale, considerando quanto accaduto sul fronte macro globale», la spiegazione di Kei Okamura, portfolio manager per il mercato azionario giapponese di Neuberger Berman. «Questo ha inciso sul modo in cui gli investitori globali hanno riconsiderato l’allocazione degli asset verso gli Stati Uniti... era necessaria una diversificazione», ha aggiunto l’esperto. (riproduzione riservata)