L’Asia chiude la settimana positiva, venerdì 10 aprile, il Nikkei balza del 2% alle ore 7:40 italiane, mentre l’Hang Seng e Shanghai salgono dello 0,5%%. In calo l’oro a 4.788 euro l’oncia, in rialzo frazionale i prezzi del petrolio, con il Wti a 98,5 dollari e il Brent a 96,78 dollari. Vendite sul T bond Usa decennale, il cui rendimento sale dal 4,28% al 4,3%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,10%.
I mercati azionari asiatici si avviano a chiudere la settimana con solidi rialzi, sostenuti dall’ottimismo sulla tenuta del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. La prospettiva di un miglioramento delle condizioni del traffico marittimo ha rafforzato la propensione al rischio a livello globale, attenuando i timori legati a inflazione e rialzi dei tassi.
L’attenzione degli investitori si concentra ora sui colloqui diplomatici previsti nel fine settimana a Islamabad, dove il vicepresidente JD Vance guiderà una delegazione statunitense nei negoziati con i funzionari iraniani. Resta tuttavia una certa cautela, alla luce dei continui attacchi israeliani in Libano e delle restrizioni ancora presenti nello Stretto di Hormuz, che potrebbero complicare le trattative.
Il Nikkei 225 e il Kospi sono sulla buona strada per guadagnare questa settimana rispettivamente oltre il 7% e il 9%. Anche gli indici in Australia, Cina e Hong Kong si dirigono verso robusti progressi.
In Cina i prezzi alla produzione sono cresciuti dello 0,5% su base annua a marzo 2026, superando le attese (+0,4%) e invertendo il calo dello 0,9% registrato a febbraio. Si tratta del primo aumento da settembre 2022, che pone fine alla più lunga fase deflazionistica degli ultimi decenni, trainato soprattutto dal forte rialzo dei prezzi delle materie prime a livello globale — in particolare dell’energia — e dal miglioramento dell’equilibrio tra domanda e offerta in alcuni settori interni. Su base mensile, i prezzi alla produzione sono saliti dell’1,0%, il ritmo più sostenuto dal 2022, dopo incrementi dello 0,4% nei due mesi precedenti.
In Giappone i prezzi alla produzione sono aumentati del 2,6% su base annua a marzo 2026, in accelerazione rispetto al +2,1% del mese precedente e oltre le attese di mercato (+2,4%). Si tratta della crescita più rapida da novembre, in un contesto di pressioni sui costi ancora elevate. Su base mensile, i prezzi sono saliti dello 0,8%, in forte aumento rispetto al +0,1% di febbraio e al livello più alto da novembre 2022. (riproduzione riservata)