La Germania continua la sua personale lotta per arginare la diffusione del Covid-19. Il Paese, che rappresenta di fatto la potenza economica numero uno in Europa, sta riscontrando notevoli difficoltà legate alla gestione della pandemia, tanto che mercoledì scorso è arrivata la decisione di estendere le misure di contenimento fino alla prima settimana di marzo. Questa scelta "continuerà a pesare sulla prima economia europea nel primo trimestre del 2021, anche se le prospettive per gli esportatori restano cautamente positive", ha affermato il ministero dell'Economia tedesco, aggiungendo che il lockdown sta danneggiando l'industria in misura minore rispetto ad altre aree dell'economia, ma anche che "le prospettive restano caute in vista della pandemia generale e di un rallentamento delle forniture nel settore dei semiconduttori".
Angela Merkel e i leader degli Stati federali hanno concordato di estendere le restrizioni per rallentare la diffusione del coronavirus fino al 7 marzo, nonostante il numero di casi di Covid-19 sembri essere in calo, secondo quanto riferito questa mattina dall'Istituto per le malattie infettive Robert Koch. Il tasso di incidenza a sette giorni, infatti, è ora di 58,9 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, in contrazione rispetto ai 90 ogni 100.000 del 30 gennaio scorso ma ancora troppo alto secondo la cancelliera, che ha sottolineato come solo con un tasso pari a 35 ogni 100.000 potranno essere rimosse le misure di lockdown. Nelle ultime 24 ore, sono state confermati in Germania altri 4.426 nuovi casi e 116 decessi correlati al virus, mentre il bilancio complessivo della pandemia nel Paese è pari a 2.338.987 infezioni e 65.076 vittime. Sempre secondo i dati pubblicati dall'Istituto Robert Koch, finora sono state somministrate 3.967.246 dosi di vaccino.
Secondo gli analisti di Mirabaud Am, proprio l’evolvere della situazione sanitaria ed economica sarà di cruciale importanza per quando, il prossimo 26 settembre, la cancelliera terminerà il suo mandato. La corsa alla sua successione è in pieno svolgimento, e sarà decisiva per il futuro della prima potenza europea. “Chi sarà il prossimo cancelliere dipenderà ovviamente da come si evolverà la pandemia e quali saranno le sue conseguenze economiche per il Paese”, sottolinea John Plassard, investment specialist del gruppo, secondo cui le ultime statistiche economiche hanno evidenziato come il clima economico in Germania si sia deteriorato a gennaio, tornando al livello più basso degli ultimi sei mesi.
Tuttavia, secondo l’esperto, il deterioramento della situazione economica in Germania non è dovuto solo al coronavirus. Infatti, “molti economisti hanno messo in discussione il "modello" tedesco già dal 2018. Con i suoi conti pubblici in avanzo, un tasso di disoccupazione del 3,1% e un gigantesco surplus commerciale, la Germania è l'invidia di molti Paesi. Tuttavia, la crescita è fiacca. Il pil tedesco si è contratto dello 0,2% nel terzo trimestre del 2018 e ha ristagnato nel quarto trimestre: in particolare, l'industria automobilistica, il fiore all'occhiello dell'industria tedesca, ha sofferto di un calo delle vendite. Mentre le vendite globali di auto sono diminuite di quasi il 3% nel 2019, la produzione di auto in Germania è calata dell'11% su base annua. Inoltre, le norme antinquinamento e l'ascesa dell'auto elettrica hanno penalizzato i produttori tedeschi, campioni dei motori diesel”.
In generale, vi sono diversi fattori secondo cui l'industria tedesca, molto orientata all'esportazione, ha sofferto. "La Germania è all'opposto rispetto al resto del mondo, che si sta sempre di più spostando verso i servizi a scapito dell'industria. Questo penalizza il Paese, che eccelle nei settori automobilistico, chimico e dei macchinari. Inoltre, la demografia sarà un freno per la crescita tedesca: dopo decenni di tassi di nascita bassi, la popolazione in età lavorativa diminuirà costantemente negli anni a venire", sottolinea Plassard, secondo cui questo sviluppo peggiorerà ulteriormente le difficoltà di assunzione delle aziende e peserà sui consumi e sugli investimenti.
"Infine, gli investimenti pubblici hanno rappresentato solo il 2,5% del pil tedesco nel 2019, rispetto al 3% nell'Eurozona e all'oltre 3,5% in Giappone. Questo potrebbe portare a un degrado delle infrastrutture, che probabilmente si tradurrà in bassi incrementi di produttività. L'abbandono del dogma di bilancio è un buon inizio, ma gli sforzi del futuro governo dovranno essere più sostanziali", conclude l'analista di Mirabaud. Resteranno, infine, i problemi legati alle mera e pura politica, con i partiti di opposizione che vogliono assolutamente avere più posti al governo. (riproduzione riservata)