
Dopo due trimestri consecutivi in cui la crescita del pil ha segnato variazioni negative, portando la prima economia europea in recessione e dopo il secondo trimestre del 2023 caratterizzato da crescita zero c’è il rischio che la stagnazione proseguirà anche nel terzo trimestre dell’anno. La Bundesbank, nel suo bollettino economico mensile, ha avvisato lunedì 21 che secondo le stime macroeconomiche preliminari la stagnazione osservata tra aprile e giugno (0% di crescita trimestre su trimestre) proseguirà «probabilmente» anche nel terzo trimestre, con una crescita del pil che «rimarrà probabilmente invariata» tra luglio e settembre.
A pesare sull’economia nazionale saranno la debolezza della domanda estera, componente fondamentale del pil tedesco, e le condizioni più stringenti per l’accesso al credito, causate dalla stretta sui tassi imposta dalla politica monetaria della Bce.
A trainare in negativo l’attività economica è il settore manifatturiero, nonostante i consumi privati stiano continuando a supportare la crescita, spiega la Bundesbank. «Sebbene l'acquisizione di ordini industriali del paese sia leggermente aumentata nel secondo trimestre rispetto al primo, ciò è dovuto esclusivamente a ordini di grandi dimensioni. Senza ordini importanti, la domanda sia dall’interno che dall’esterno della Germania sarebbe diminuita drasticamente».
La domanda interna continua invece a stimolare l’economia, sottolinea la Bundesbank, con dati stabili sull’occupazione e salari in crescita. Anche il tasso di inflazione, in calo, sta contribuendo in positivo. L’inflazione tedesca calcolata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo è decelerata dal 6,8% di giugno al 6,5% di luglio. Rimane tuttavia alta rispetto agli standard del paese e all’obiettivo del 2% della Bce. Resiliente anche il mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è sceso a luglio al 5,6% dal 5,7% di giugno.
Tuttavia questi fattori positivi sembrano non bastare: per il Fondo Monetario Internazionale la Germania sarà l’unica nazione del G7 a contrarsi nel 2023. La stima è di -0,3%.

Il dato definitivo sulla crescita economica nel secondo trimestre verrà pubblicato venerdì 25 agosto e le stime più accreditate danno questo dato a zero, dopo la precedente fase di recessione tecnica, in cui il pil era sceso del -0,4% nel quarto trimestre 2022 e del -0,1% nel primo trimestre 2023.
Se i dati del secondo e del terzo trimestre saranno confermati, ciò significherà che la Germania avrà passato un intero anno senza alcuna crescita del pil. Un’annata «perdida», dunque, per il gigante europeo, per mutuare un termine della crisi latinamericana degli anni 80 del secolo scorso.

A supporto delle letture macroeconomiche della Bundesbank arriva anche il più recente dato Ocse sul Cli (composite leading indicator), ovvero l’indicatore composito progettato per prevedere l’andamento e i punti di inversione nel ciclo economico di un paese o in un aggregato di paesi. Studia la forza e la direzione della crescita economica con una previsione di diversi mesi in avanti.
Nel caso della Germania l’indice calcolato nel mese di luglio 2023 è in discesa ed è sotto il valore base (100). Ciò indica, a supporto delle previsioni della Bundesbank, che l’attività economica sta subendo pressioni negative e che tenderà perciò a sottoperformare.
Sempre lunedì 21 è stato diffuso anche l’indice Ppi (Producer Price Index) della Germania, che misura i cambiamenti nei prezzi dei beni percepito dai produttori. I segnali appaiono positivi: a luglio è decelerato più del previsto, registrando un calo del -6,0% anno su anno, oltre il dato atteso del -5,1%. Rispetto al mese di giugno, i prezzi si sono raffreddati del -1,1% rispetto al -0,2% previsto.
Si tratta del primo dato con un valore sotto zero da novembre 2020 e del declino più rapido osservato sin dal 2008. A trainare l’indice al ribasso è stata la caduta del prezzo dell’energia, che a luglio ha segnato una diminuzione del 19,3% rispetto al 2022. Il prezzo dell’elettricità, in particolare, è sceso del 30%. Il dato, seppure secondario nelle analisi degli economisti, suggerisce un ulteriore allentamento delle pressioni inflazionistiche per il gigante europeo. (riproduzione riservata)