Gentleman ha guidato la nuova Lotus: silenziosa, elettrica, ancora spietata
Gentleman ha guidato la nuova gamma Lotus tra pista e strada: elettrica, silenziosa, futuribile. Dalla Emira endotermica alle estreme Eletre ed Emeya, lo spirito di Chapman cambia forma ma resta radicale, coinvolgente, spietato
Lotus cambia rotta ed evolve la propria storia fatta di prestazioni ed essenzialità verso l’elettrico futuribile high-performance con stile audace e ricercato. Gentleman ha guidato l’intera gamma elettrica ed endotermica in circuito e su strada per scoprire che l’anima Lotus ha solo cambiato volto, ma è sempre quella che l’ha resa famosa nelle corse: essere semplicemente estrema.

Chissà se Colin Chapman, fondatore di Lotus nel 1952 e famoso per le sue auto da corsa costruite secondo la filosofia «Semplifica e aggiungi leggerezza», avrebbe mai immaginato una gamma con modelli da più di cinque metri e due tonnellate, spinte (e che spinta) da motori elettrici ipersilenziosi. Il gruppo cinese Geely, dal 2017 proprietario di Lotus, arricchendo il bouquet di Volvo, Polestar e buona parte di Smart, ha abbracciato l’elettrico, declinato però in stile Lotus: prestazioni e guida coinvolgente.
Prima di guidarle, Gentleman ha chiesto a Giuseppe Mele, direttore marketing Lotus, quanto la nuova gamma sia per veri gentleman: «Dai modelli gloriosi quali Esprit che è stata l’auto di James Bond elegante e sportiva, tutti i nuovi modelli sono pensati per un immagine che coniuga il lifestyle e il prestigio per il gentleman moderno».

L’appuntamento per metterle alla prova è al Circuito Tazio Nuvolari di Cervesina (PV) covo di appassionati dalle moto alle auto. Dove Gentleman ha preso contatto con la gamma, tre modelli i cui nomi, come da tradizione sin dalle Elite del 1957, iniziano con la lettera E: Emira, Eletre ed Emeya.
La prima è una berlinetta biposto con motore centrale, ultimo modello a combustione, Eletre un’originale e maestosa sport utility (o, meglio, crossover) da oltre cinque metri e capostipite dell’attuale generazione a elettroni; Emeya è una slanciata hyperGT a cinque posti altrettanto full electric.

Tre declinazioni e una outsider: l’avveniristica hypercar Eveja, absolute car manifesto tecnologico di leggerezza (relativa, essendo a batterie), prestazioni e design. Capace di far girar la testa già con i numeri: quattro motori per 2000 cavalli, coppia di oltre 1700 Nm e fulmina l’accelerazione 0-100 in meno di 3 secondi e meno di nove per 0-300.
Le attuali Lotus sono studiate e progettate a Hethel (Norfolk, UK) alla storica sede del marchio (da visitare), dove si producono Emira ed Eveja, mentre le altre elettriche sono costruite in Cina, a Wuhan.

Ogni Lotus è stata caratterizzata da design estremo per le massime prestazioni e con ampie prese d’aria per ottimizzare i flussi aerodinamici ed rimarcare lo stile da corsa. I modelli della gamma attuale non sono da meno: frontale con ampie prese d’aria laterali che confluiscono anche visivamente sul profilo, con profondi incavi che aiutano a convogliare l’aria al retrotreno e coinvolgenti sfoghi sui tre quarti posteriori. Ogni superficie è disegnata per far sì che l’insieme crei, oltre agli effetti aerodinamici desiderati, coinvolgimento visivo ed emotivo.

Ultimo modello endotermico, Emira è per i puristi. Interpreta la quintessenza dello spirito Lotus: bassa, compatta, a due posti con motore centrale che coinvolge con le nervature frontali e lungo le fiancate laterali al promo sguardo. Potrebbe essere una McLaren, se non avesse meno cilindri e non costasse (molto) meno della metà. L’abitacolo non è da corsa né minimalista, i materiali sono di qualità dei materiali e le finiture con pelle e Alcantara avvolgono il rastremato padiglione.
Tre le modalità di guida per tre diverse anime: in Sport il quattro cilindri turbo prodotto da AMG spinge e si fa sentire con il sibilo della turbina, entusiasmando sia nel Circuito Tazio Nuvolari sia sui colli dell’Oltrepò.
In pista la modalità Track elargisce emozioni da pilotaggio: veloce e precisa in inserimento di curva, spinge forte e decisa, con assetto preciso e privo di riposte secche. In fase di ordine si possono scegliere le impostazioni delle sospensioni in vista dell’uso prevalente. Il bilanciamento del motore centrale fa sentire in un’auto da corsa. Emira può anche essere con motore aspirato V6 da 3,5 litri, più adatta all’uso quotidiano, con stile.

Eletre è una supersuv dalle varie personalità: non è stato facile evolvere verso una tecnologia mai intrapresa da Lotus, rischiando di non essere coerenti con la propria storia. Geely ha optato per coniugare la conoscenza ingegneristica estendendosi a nuovi consumatori e a nuove frontiere dell’innovazione. Eletre è diversa da qualsiasi concorrente, come ogni Lotus, in tutti i dettagli. Design con frontale elaborato e scultoreo, fiancata imponente e slanciata (il passo è oltre tre metri) con padiglione rastremato e montanti inclinati con prese d’aria passanti, posteriore altrettanto elaborato con la sottilissima striscia delle luci led. Abitabilità da riferimento, finiture ed elementi curatissimi in carbonio, pelle e Alcantara con due display e megatablet centrale in plancia, per un’immagine di lusso e dinamismo.

Alla guida di Eletre, colpiscono i due paddle al volante: destra per selezionare le modalità di guida e sinistra la frenata rigenerativa. L’azione istantanea e istintiva facilita la guida in strada e in pista.
Gentleman ha provato la versione più potente: 900 SE da 900 cavalli con batteria da 112 kWh. Su strada il confort è assoluto: sospensioni e precisione di guida che il sistema con quattro ruote sterzanti. Prestazione fulminee e coppia istantanea per fulminare le accelerazioni sulle tortuose strade dell’Oltrepò pavese come in autodromo. Dove non sembra essere tropo influenzata dalla massa: baricentro basso e sospensioni elettroniche, enormi dischi freni carboceramici opzionali attenuano l’effetto delle masse. Lasciando percepire o spirito estremo Lotus.

L’ hyperGT Emeya punta a nuovi traguardi: stesso stile di frontale, ma più slanciata e filante di Eletre, quest’altra quattro porte segna la massima espressione della sportività e lusso di Lotus. Disponibile parimenti con potenze di 600 e 900 cavalli, con batterie da 102kWh per autonomia fino a 610 km e tecnologia a 800 Volt, permette ricariche ultrarapide fino a 400 kW per ripristinare dal 10 all’80% in soli 14 minuti.
Interni come Eletre, su strada coinvolge però maggiormente: il baricentro inferiore dà meno inerzia in curva e le quattro ruote sterzanti coadiuvate dai sensori Lidar e telecamere aiutano in manovra. La seduta è più incassata e la sensazione di maggior controllo e stabilità creano una più elevata percezione di sportività. Emeya può competere con marchi blasonati con il vantaggio del listino che parte da poco sotto i 100 mila euro.
L’esperienza in pista con Emeya 600 conferma lo spirito Lotus: progressione e uscita di curva sono fulminee e affilate, anche in modalità Sport. Persino usando solo la rigenerazione le staccate sono incredibili, aiutando la dinamica nelle curve in sequenza. Ritrovando lo spirito Lotus anche in una vettura non destinata ai circuiti, elargendo soddisfazioni ed entusiasmo per progressione e dinamica.

Infine, per l’uso stradale: sperimentazione della ricarica presso l’hub più grande del Sud Europa di Assago (MI), fino a 400 kW. Emeya ha caricato a 352 kW aumentando l’autonomia di circa 1 km ogni due secondi. Anche in questo Lotus evidenzia innovazione e ricercatezza di prestazioni assolute. Prima di scendere, guardando le iniziali ACBC impresse sul volante, ci si convince che lo spirito di Antony Colin Bruce Chapman sarebbe orgoglioso di queste auto attuali, sempre con il suo marchio.(Riproduzione riservata)
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