Come avrebbe dovuto fare anche nella scorsa puntata della battaglia per il controllo delle Generali, anche questa volta ci sono ottimi motivi perché Assogestioni rinunci a presentare una propria lista. Come detto nel servizio di MF-Milano Finanza di mercoledì 12, oltre agli intrecci di interessi in seno al Comitato ci sono dei precedenti, quando vi sono due cordate in lizza per il controllo, in cui i gestori hanno preferito non essere coinvolti.
C’è il pessimo precedente della precedente tornata di nomine in Generali, quando anche allora era chiara la polarizzazione dei voti su due liste apertamente concorrenti: la presenza di una terza lista finì per complicare solo le scelte degli investitori istituzionali, e alla fine Assogestioni ottenne un mero 1% dei voti e neanche un consigliere.
Si dirà: ma questa volta non c’è una lista del cda ma due di azionisti in competizione tra loro. Peggio ancora il voler entrare in una dura contesa, conoscendo la governance del Comitato. Inoltre, è verosimile che la lista di Mediobanca sarà un copia e incolla (tranne uno o due casi di consiglieri che sono già al terzo mandato e perderebbero la qualifica di indipendente) di quella del cda attualmente in vigore per cui cambierebbe la forma ma non la sostanza.
C’è poi una governance in Assogestioni che è al suo ultimo mese: come già anticipato da MF-Milano Finanza, il 7 aprile ci saranno le elezioni per il nuovo vertice e un nuovo presidente e sarebbe indelicato prendere una decisione così importante per un’assemblea che si terrà 20-25 giorni dopo le elezioni.
C’è poi un ipotetico rischio: vince CaltaDelfin ma con lista corta, per cui i consiglieri sarebbero 6-6 e il consigliere Assogestioni potrebbe risultare l’ago della bilancia, vanificando quindi l’essenza stessa del rappresentante del risparmio gestito, che non nasce certo per decidere la governance di un gruppo multinazionale.
Ma c’è anche un altro rischio: nel caso in cui la prima lista di minoranza fosse quella CaltaDelfin, per il meccanismo di calcolo dei consiglieri di minoranza previsto nello Statuto e basato sul meccanismo dei quozienti, ad Assogestioni sarebbe negata la nomina di un consigliere anche se la sua lista superasse il 5 per cento dei voti, qualora appunto la prima lista di minoranza conseguisse un robusto pacchetto di voti tali da impedire ad Assogestioni di superare il quoziente per il quarto consigliere. Insomma, tanto agitarsi sarebbe degno di miglior causa. (riproduzione riservata)