Esattamente come tre anni fa la partita per la contesa su Generali diventa quella che può decidere le sorti della finanza italiana. E forse può diventare l’unica che conta.
La decisione di Unicredit, anticipata sabato 15 da questo giornale, di ritirare l’ops su Banco Bpm laddove quest’ultimo non ottenesse l’autorizzazione a mitigare nel bilancio l’impatto dell’acquisto di Anima, può innescare una reazione a catena nel risiko bancario.
Una retromarcia inaspettata. Vale la pena quindi ricordare cosa sta accadendo dal punto di vista giuridico, in attesa di conoscere le reazioni della premier Giorgia Meloni e del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
La svolta clamorosa sulle ops bancarie impressa dal ceo di Piazza Gae Aulenti Andrea Orcel ruota attorno al Danish Compromise, che è una sorta di arbitraggio che si deve ottenere dalla vigilanza della Bce quando una banca compra un’assicurazione per bilanciare il diverso peso contabile di capitale che gli istituti di diverso settore devono considerare quando fanno operazione di merger and acquisition.
Il regime di Basilea 3 impone requisiti più severi in termini di capitale, liquidità e leva finanziaria, con l’obiettivo di rendere le banche più resilienti a eventuali shock economici. Le normative, sebbene mirino a rafforzare il sistema bancario, hanno reso più onerose alcune operazioni, come le acquisizioni, perché le banche devono mantenere un capitale significativo a fronte di nuovi rischi assunti.
Il Danish Compromise, introdotto nel 2012 in piena crisi dell’euro, serve appunto a inserire una misura di mitigazione che consente alle banche di ridurre l’assorbimento di capitale regolamentare quando acquisiscono partecipazioni in società assicurative.
Questo strumento è stato concepito per favorire il consolidamento nel sistema finanziario europeo, permettendo alle banche di diversificare i propri rischi attraverso l’integrazione con compagnie assicurative, come nel caso delle polizze vita e dei fondi d’investimento.
Sia Banco Bpm, che sta acquisendo Anima con un’opa, che Unicredit, che invece vuole conquistare la Popolare di Milano grazie ad una ops, devono perciò avere il semaforo verde dall’Eurotower per poter procedere. E questo sì non è scontato.
Una decisione negativa potrebbe condurre al blocco di entrambe le operazioni, perché il diniego all’arbitraggio, che necessita del visto del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, renderebbe più onerose le acquisizioni stesse ed è quello che ha fatto capire chiaramente Unicredit col comunicato di lunedì 17 febbraio.
Ma non è finita qui mentre non si sono fatte attendere le risposte, per ora legali, di Banco Bpm e del suo ceo Giuseppe Castagna, il quale nega che la Bce non permetterà al suo istituto di usare il Danish Compromise.
Anche Mps, che ha lanciato una ops su Mediobanca, la quale a cascata controlla di fatto in assemblea Generali, deve ottenere questa autorizzazione, visto che la banca di Siena ha già dovuto inviare decine di richieste di autorizzazione in Europa per le tante partecipazioni che ha il colosso di Trieste.
Dunque la contesa per due banche così importanti passerà anche per un arbitro che non è tenuto a dover dare per forza questa autorizzazione, un arbitro basato nei sistemi di vigilanza europea, ma che ha un potere di controllo molto forte a Via Nazionale.
Laddove dovesse accadere un diniego della vigilanza al Danish Compromise anche per il Monte, potrebbero essere messe in discussione tutte e tre le offerte di acquisto (Bpm su Anima) e di scambio (Unicredit su Bpm e Mps su Mediobanca). E tutta l'attenzione si sposterebbe ancora di più sull’assemblea di Generali di maggio, dove il ceo di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, e quello del Leone di Trieste, Philippe Donnet, si preparano a fronteggiare con la loro lista quella di Delfin e di Francesco Gaetano Caltagirone, i quali stanno facendo di tutto per conquistare il controllo dei due salotti più importanti della finanza italiana.
L'appuntamento è per l'assemblea delle Generali dell'8 maggio prossimo: potrebbe essere l'unica vera finale del campionato della finanza italiana. (riproduzione riservata)