Essere stati advisor di Caltagirone e Delfin nella ricerca di voti a favore della lista di minoranza presentata dei due soci in occasione dell’assemblea Generali del 24 aprile non è una cosa da mettere nel curriculum. A eccezione dei presentanti la lista, della fondazione Crt che ha confermato il suo appoggio come tre anni fa e dell'ultimo e inatteso assist dei voti di Unicredit, dal mercato non è praticamente arrivato neanche un voto a loro favore. Anche se i Benetton (astenutisi) avessero votato per loro come nell’assemblea precedente, avrebbero perso lo stesso.
Tre erano i consiglieri uscenti, tre gli entranti. Come catalizzatori di consenso societario Caltagirone e Milleri devono lavorarci ancora un po’. La loro fortuna è di non aver conseguito anche un danno finanziario perché da Donnet e dalla sua prima linea di manager in questi anni hanno goduto di buoni dividendi e forte appezzamento del titolo in borsa.
Il cda di Unicredit ha deciso la sera prima dell’assemblea e ha sorpreso le parti in causa. Un investimento definito finanziario che vota per la lista di minoranza? Senza aver prima contrattato, magari, l’inserimento in lista di consiglieri di proprio gradimento? Come ha giustamente rimarcato il professor Stefano Caselli ai microfoni di Class Cnbc, Andrea Orcel da giovedì 24 ha aggiunto un altro fronte alla sua lista. Una lista che comincia a essere preoccupante.
Certo, il voto segnala per lo meno un non gradimento della joint venture Generali-Natixis. Se poi si vuole andare nel retrobottega, probabilmente il voto è stato una sorta di captatio benevolentiae nei confronti del governo, in cui la componente Fratelli d’Italia ha palesato contrarietà nei confronti del progetto con i francesi di Natixis. Governo che pochi giorni prima ha bussato alla porta di Unicredit con prescrizioni da golden power abbastanza pesanti sull’ops per Banco Bpm.
Assogestioni rimedia la seconda magra in due tornate assembleari non riuscendo a ottenere il 5% che avrebbe fatto salire da tre a quattro i consiglieri di minoranza. E il bello è che, se anche fosse riuscita a raggiungere un 5,01%, per il meccanismo statutario basato sui quozienti quel consigliere in più se lo sarebbe preso la lista CaltaDelfin, come più volte Milano Finanza aveva spiegato. Perseverare diabolicum…
Prossimi round? Una volta perfezionato il contratto con Natixis, Generali dovrà chiedere le autorizzazioni di rito, tra cui quella al governo per il golden power. E, visto il trattamento riservato a Orcel, sarà difficile che tutto passi liscio. È una prerogativa del governo e se ne assumerà le responsabilità. Il round successivo o concomitante sarà l'ops di Mps su Mediobanca. Qui, dopo due debâcle rimediate in Generali e una in Mediobanca, Caltagirone e Milleri vedono con gioia che l'iniziativa l’abbia presa Mps, istituto serio e ben gestito. E sono pronti a convertire i loro titoli Mediobanca in azioni senesi.
In caso di successo, come già scritto da questo giornale, finirebbero per essere i primi azionisti di Mps (probabilmente sopra la soglia d’opa senza fare opa) e, indirettamente e direttamente, di Generali. Ma anche Mps le azioni dovrà andare a prendersele sul mercato, che ha il 61% di Mediobanca diviso tra più di 46 mila azionisti. E, come si è visto il 24 aprile a Trieste, il mercato ha le sue logiche e lo devi convincere davvero.
Infine c’è un ultimo round possibile che riguarda il convitato di pietra. Da tempo si sussurra che sarà difficile che l’attuale azionariato di Generali possa restare così com’è. E che possa entrare nella contesa un peso massimo. Intesa Sanpaolo ha più volte fatto sapere di avere già dato e gli altri rumors che riguardano Poste o Cdp sono per ora più che altro dei boatos. Si vedrà. (riproduzione riservata)