Dalle trimestrali dell’auto non ci si aspettano certo fuochi d’artificio, ma General Motors, la prima tra i colossi del settore a riportare i dati, ha battuto le attese. La casa americana tra aprile e giugno ha fatto decisamente meglio del previsto, con un secondo trimestre positivo grazie soprattutto alla crescita delle vendite in Nord America, dove guadagna quote di mercato. Il gruppo di Detroit ha anche alzato le stime per alcune voci, anche se ne ha abbassate altre, motivo per cui il mercato ha penalizzato il titolo, in calo anche del 5% a Wall Street.
Nel secondo trimestre Gm ha fatturato il 7% in più, raggiungendo i 47,97 miliardi di dollari, ma ha anche migliorato i margini, perché l’utile netto è invece cresciuto del 14% a 2,93 miliardi, pari a 3,06 dollari per azione e decisamente superiore alle attese degli analisti (a 2,25 dollari). Merito del fatto che le spese sono diminuite del 7%, ma anche della performance nel mercato di casa. I clienti americani che hanno comprato un nuovo veicolo General Motors nell’ultimo trimestre hanno pagato in media circa 49.900 dollari, un prezzo che ha contribuito a incrementare gli utili dell’azienda rispetto all’anno scorso. Con un prezzo medio di vendita diminuito di pochissimo rispetto all’anno scorso, Gm ha infatti venduto 903 mila auto in Nord America durante il trimestre, 70 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2023.
Tra aprile e giugno General Motors ha quindi visto la propria quota di mercato aumentare dal 15,6% al 15,9% in Nord America. Una crescita che ha compensato il calo a livello internazionale, soprattutto in Cina, dove le vendite di Gm sono scese del 29%. Il gruppo guidato da Mary Barra è riuscito a vendere più auto mantenendo i prezzi nonostante le scorte di veicoli nuovi negli Stati Uniti siano cresciute fino a poco meno di 3 milioni di veicoli, rispetto ai circa 1,8 milioni di un anno fa. Un fattore, questo, che ha spinto altri gruppi, come ad esempio Stellantis, ad aumentare incentivi e sconti per smaltire gli stock.
Gm ha rivisto al rialzo, per la seconda volta, le sue previsioni sull’utile per azione, ma allo stesso tempo ha leggermente abbassato quelle sull’utile netto. Vendite e prezzi sono stati tra i motivi per cui il gruppo di Detroit ha ridotto solo leggermente le sue previsioni sui profitti per l’intero anno da un intervallo di 10,1 miliardi a 11,5 miliardi di dollari, a un nuovo intervallo di 10 miliardi a 11,4 miliardi di dollari. Gm prevede anche di produrre e vendere da 200 a 250 mila veicoli elettrici nel 2024, ma nella prima metà dell’anno sono stati solo 22 quelli consegnati negli Stati Uniti, il suo mercato più grande. La settimana scorsa la ceo Barra ha fatto retromarcia ammettendo che quello di un milione di auto elettriche all’anno dal 2025 non è più un target che Gm vuole raggiungere.
Nel frattempo martedì 23 luglio anche Porsche ha perso il 5% a Francoforte dopo che la casa di Stoccarda ha tagliato le previsioni su fatturato e margini: i ricavi per l’intero 2024 saranno compresi tra 39 e 40 miliardi di euro, rispetto alle previsioni precedenti che li vedevano fino a 42 miliardi, mentre il ritorno sulle vendite sarà compreso tra il 14% e il 15% (prima tra il 15% e il 17%). Perché? A causa di problemi sulla fornitura di leghe speciali di alluminio che sono impiegate per la produzione delle sue auto che hanno già causato un taglio alla produzione di vetture nelle scorse settimane. (riproduzione riservata)