Rabbia e dolore per il nuovo attacco israeliano all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud di Gaza, nel quale sono rimasti uccisi 20 palestinesi, tra cui 5 fotoreporter e un membro della protezione civile. Secondo le prime ricostruzioni si sarebbe trattato di un doppio attacco che è stato un vero e proprio bagno di sangue.
Nel primo attacco un drone esplosivo dell’Idf, l’esercito israeliano, ha colpito il tetto dell’ospedale, uccidendo un giornalista. A questo è seguito un raid aereo dell’Idf che ha colpito reporter, medici e soccorritori accorsi sul posto. Israele ha annunciato che condurrà «un’inchiesta immediata» sull’attacco e ha espresso «rammarico per qualsiasi danno arrecato a civili non coinvolti».
Le forze armate israeliane «non prendono in alcun modo di mira i giornalisti in quanto tali, e si adoperano il più possibile per ridurre al minimo i danni a loro arrecati, garantendo al contempo la sicurezza delle nostre forze», ha fatto sapere.
Tra le vittime, il fotoreporter di Al Jazeera Mohammed Salameh, il giornalista Moaz Abu Taha, il fotoreporter Hussam al-Masri di Reuters, la fotoreporter Mariam Abu Daqqa impegnata a coprire il conflitto per Associated Press e Ahmed Abu Aziz, collaboratore di Quds Network e altri media. L’emittente Al Jazeera ha condannato con forza «l’orribile crimine» di Israele che rientra nella «campagna sistematica per mettere a tacere la verità». Anche Reuters e AP si sono dette scioccate e devastate per la morte dei loro collaboratori.
Il ministero della Salute palestinese nella Striscia, gestito da Hamas, ha condannato con forza «l’attacco odierno all’ospedale da parte delle forze di occupazione e l’uccisione di personale medico, giornalisti e personale della protezione civile».
Si tratta della «continuazione della distruzione sistematica del sistema sanitario e del genocidio. È un messaggio di sfida al mondo intero e a tutti i valori di umanità e giustizia», si legge in una nota.
Dall’Associazione della Stampa Estera in Israele è arrivata la richiesta di una «spiegazione immediata» per l’attacco, con l’esortazione a Tel Aviv di «porre fine una volta per tutte alla sua abominevole pratica di prendere di mira i giornalisti». Secondo quanto riferito da Yedioth Ahronoth, l’attacco all’ospedale Nasser non è stato effettuato dall’Aeronautica Militare, ma da un missile terrestre o navale su richiesta della Brigata 36. I militari si trovavano nella zona e avevano individuato una minaccia proveniente dall'edificio. L’Idf sta indagando per capire che tipo di munizione sia stata usata contro l’edificio, dal momento che - in qualità di ‘luogo sensibile’ - non può essere attaccato senza l’autorizzazione di un alto ufficiale. Meno di un mese fa aveva suscitato un’ondata di sdegno e condanna internazionale l’assassinio da parte di Israele del giornalista di Al Jazeera, Anas al-Sharif, insieme a quattro colleghi, mentre si trovavano in una tenda fuori dall’ospedale Al-Shifa a Gaza City. L'esercito israeliano si era difeso, sostenendo che il reporter era a capo di una cellula terroristica di Hamas. Dall'inizio della guerra oltre 200 giornalisti sono stati uccisi.
Sul tema dei media a Gaza «abbiamo già approvato un documento insieme a tanti altri Paesi. La nostra posizione sulla libertà di stampa non cambia, crediamo che sia giusto garantire l’incolumità dei giornalisti ed è giusto che i giornalisti possano compiere il loro lavoro anche nella Striscia di Gaza». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della sua udienza con Papa Leone, commentando le notizie dell’uccisione dei reporter a Gaza.
Quella in corso a Gaza per giornalisti e operatori tv sta diventando una vera e propria mattanza, la guerra più sanguinosa mai registrata per la categoria. Più dei due conflitti mondiali, più della guerra di Corea o di quella del Vietnam, più dell’Afghanistan. Con i cinque uccisi nel raid sull’ospedale di Khan Yunis salgono ad almeno 245 i reporter morti nella Striscia dall’inizio dell’offensiva di Israele, il 7 ottobre del 2023, come riporta il Sindacato dei giornalisti palestinesi. Il mese più sanguinoso l’ottobre del 2023 con 37 vittime, secondo lo statunitense Committee to Protect Journalists (Cpj).
I dati di Reporters sans frontieres (Rsf) indicano che sono almeno 380 quelli rimasti feriti più o meno gravemente negli attacchi israeliani. Mentre 90 sono le sedi di informazione distrutte, 31 i giornalisti palestinesi incarcerati e detenuti nelle prigioni israeliane e 35 i casi in cui i reporter sono stato colpiti deliberatamente, mentre tutti gli altri rientrano nella categoria delle vittime collaterali. Dal 2000 ad oggi, indicano le statistiche dell’Unesco, sono stati 1.683 i giornalisti uccisi in tutte le guerre, e solo nel 2024 - spiega il Cpj - un reporter è stato ucciso ogni tre giorni.(riproduzione riservata)