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Gas: rischio shortage entro il 2030

28 agosto 2024, 10:40 Ultimo aggiornamento: 10:43

Se non aumenteranno gli investimenti si rischierà uno shortage nell’offerta di gas. Con il costante aumento della domanda di energia in tutte le regioni ma il livello insufficiente di investimenti nel gas e nell’energia pulita si sta mettendo a rischio l’offerta di energia globale, con gli obiettivi energetici per il 2030 visibilmente fuori portata. È questa la maggiore evidenza del Global Gas Report 2024, redatto dall’International gas union (Igu), Snam e il knowledge partner Rystad Energy. In particolare, i mercati globali del gas rimangono in uno stato di equilibrio fragile, con una crescita limitata dell’offerta mentre la domanda è in costante aumento, con un incremento dell’1,5% (+59 miliardi di metri cubi, bcm) registrato nel 2023 e un’ulteriore accelerazione prevista al 2,1% entro fine anno.

 


L’Asia continua a essere il motore principale di crescita, mentre Nord America e Medio Oriente sono in testa alle esportazioni. L’Asia a +32 bcm (miliardi di metri cubi, +3,3%), il Medio Oriente a +28 bcm (4,7%) e gli Usa a +14 bcm (1,2%) hanno superato nel 2023 la riduzione del consumo in Europa di -31 bcm (-6,3%) e in Australia di -2 bcm (-3,7%). Nel 2024, si prevede che la crescita della domanda continuerà ad essere guidata dall’Asia con +43 bcm (4,3%), dal Medio Oriente con +29 bcm (4,7%) e dagli Usa con +8 bcm (0,7%). Se, perciò, la domanda di gas dovesse continuare a crescere allo stesso ritmo degli ultimi quattro anni, senza che però vi sia uno sviluppo aggiuntivo della produzione, si prevede un deficit dell’offerta globale del 22% entro il 2030. E addirittura se la domanda continuerà a rafforzarsi, il deficit sarà ancora più marcato. Questo, sottolineano gli esperti nel report, palesa l’urgente necessità di aumentare gli investimenti.

Il report evidenzia, inoltre, come la domanda di energia sia aumentata tanto nelle regioni sviluppate quanto in quelle in via di sviluppo, mentre la combustione del carbone è aumentata più che mai nel 2023, rimanendo la principale fonte di emissioni energetiche globali, battendo un altro record. Se quindi le attuali tendenze della domanda e dell’offerta di energia persisteranno, anche gli obiettivi al 2030 di decarbonizzazione resteranno molto probabilmente irrealizzati. Tra data center e Ai, la domanda di energia cresce in Europa, negli Usa, in India, in Cina e anche in Africa e in alcune zone del Sud America, esponendo a un maggior rischio di utilizzo delle fonti fossili. Per contenere la crescita delle emissioni è quindi «fondamentale aumentare gli investimenti nell’offerta di gas naturale e potenziare tecnologie come biometano, cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs) e l’idrogeno a basse emissioni», si legge nel report.

 


Attualmente il gas naturale offre l’opportunità immediata di ridurre del 50% le emissioni del carbone e del 30% quelle del petrolio, grazie a una conversione efficace dal punto di vista dei costi. C’è poi il biometano, un sostituto diretto del gas naturale, ma che attualmente ha una portata significativamente inferiore al suo potenziale, visto che copre solo l’1% circa del mercato del gas naturale, ed è prodotto principalmente in Usa e in Europa. Stanno emergendo, tuttavia, nuovi centri di produzione in hub come la Cina e l’India. Anche la capacità di cattura della co2, una tecnologia cruciale per la transizione energetica, sta guadagnando slancio (capacità prevista in rialzo del 42% annuo), ma la sua portata è ancora molto al di sotto di quella necessaria, così come per il biometano e l’idrogeno a basse emissioni di carbonio. Tecnologie fondamentali nella decarbonizzazione, la cui scalabilità è essenziale e richiede investimenti urgenti e politiche che consentano di iniziare a costruire i crescenti volumi dei progetti proposti. (riproduzione riservata)



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