A poco a poco stanno tornando nella disponibilità delle big oil i permessi esplorativi annullati o ridotti dal fu Pitesai, il Piano per la Transizione energetica sostenibile delle aree idonee, ovvero la mappa delle zone aperte o vietate alle trivellazioni. In alcuni casi l’attesa è stata di oltre sette anni. I numeri complessivi, però, tra scadenze naturali e rinunce restano ancora bassi per poter parlare di ripartenza del gas nazionale. Per quello, si attende che vada a regime Argo Cassiopea, il maxi-giacimento avviato nell’agosto scorso da Eni, il più grande progetto di sviluppo di gas in Italia degli ultimi anni. Il picco produttivo è atteso a 1,5 miliardi di metri cubi.
Il meccanismo che sta restituendo i permessi ai titolari, al quale il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, non ha potuto che adeguarsi, si è innescato con l’annullamento del Pitesai da parte del Tar del Lazio. Secondo la Fta, la direzione generale Fonti energetiche e titoli abilitativi, infatti, i permessi di ricerca revocati «non possono che seguire le stesse sorti del Pitesai».
Si torna perciò allo status quo precedente al piano, con in più la nuova normativa mineraria che riduce il divieto di condurre attività upstream da 12 a 9 miglia dalla costa. Il ripristino dei permessi, però, non ha registrato il tutto esaurito, anche se si è tradotto in un super lavoro per la direzione generale Idrocarburi e in un tour de force burocratico per le big oil che ne hanno fatto richiesta. Le riassegnazioni, infatti, non sono automatiche.
Aleanna Resources, fresca di debutto sul Nasdaq, ha dovuto per esempio aspettare circa quattro mesi per vedere riconosciuta la sua istanza. Alla fine, però, come riporta il Bollettino Idrocarburi di marzo 2025, la società si è ripresa il permesso onshore Bugia, in Emilia Romagna.
Stesso lieto fine, con identici tempi e modalità, per un’altra licenza esplorativa nella regione, denominata Fantozza e intestata sempre ad Aleanna Italia. Ha ottenuto il ripristino anche Appennine Energy, che quattro anni fa si era vista bloccare il permesso di ricerca di idrocarburi in terraferma Badile, nel territorio della Regione Lombardia.
A beneficiare del tramonto del Pitesai è anche Eni, che si è vista autorizzare il permesso di ricerca offshore A.R100.Ae, nell’Adriatico. Se però si va a fare la conta delle licenze vigenti, la situazione cambia poco. A marzo 2025 risultano 13 permessi accordati in terraferma e sette in mare. (riproduzione riservata)