La geopolitica resta il fattore che più influenza l’andamento delle materie prime, dal petrolio in calo all’oro in pausa, fino al rame che invece corre verso nuovi record.
La conferma arriva dall’ultimo report trimestrale sulle commodity di Intesa Sanpaolo, firmato dall’economista Daniela Corsini, redatto alla luce della svolta del 14 giugno, con il Memorandum of Understanding in 14 punti tra Stati Uniti e Iran che apre la strada a un possibile ripristino della piena navigabilità dello Stretto di Hormuz entro fine mese e fa interrogare sugli effetti che avrà sulle materie prime.
La guerra nel Golfo Persico ha congelato gran parte dell’offerta mediorientale, senza distruggerla: solo a maggio, ricorda il report, sono stati sottratti al mercato circa 11 milioni di barili al giorno. Nello scenario base di Intesa Sanpaolo il Brent dovrebbe attestarsi su una media di 88 dollari nel terzo trimestre, per poi scendere a 78 dollari nel quarto e tornare verso i livelli pre-crisi nel 2027 (media annua di 67 dollari, contro 85,5 nel 2026). In caso di scenario avverso, legato a trattative più complesse sul nucleare iraniano e sulle sanzioni, il Brent potrebbe schizzare fino a 145 dollari nel terzo trimestre, quindi vicino ai massimi attesi durante il conflitto.
Il mercato del gas in Europa è considerato più fragile di quello petrolifero: le scorte, ferme al 44,3% della capacità al 13 giugno, sono ai minimi dal 2021, ben sotto la media quinquennale del 58,7%. Questo, secondo l’analisi, limiterà la discesa del Ttf, previsto a 45 euro/Megavattora nel terzo trimestre e 48 nel quarto, con una media 2026 di circa 45 euro contro 32 euro nel 2027.
Oltre alle commodity energetiche, il report analizza anche le altre, a cominciare dai metalli preziosi. Dopo aver quadruplicato il valore dal 2020 e toccato un massimo di 5.595 dollari l’oncia il 29 gennaio 2026, l'oro entra in una fase di consolidamento. Intesa Sanpaolo, però, è più cauta rispetto a chi scommette su nuovi record immediati: la previsione è di un range tra 3.800 e 5.200 dollari, con una media di 4.200 dollari nel terzo e nel quarto trimestre. Pesano politiche monetarie meno espansive del previsto e il calo della domanda di gioielleria. Più negativa la view sull’argento, atteso in media a 50 dollari nel 2027 dopo i 70 del 2026.
Il metallo industriale più osservato resta il rame, ribattezzato "oro rosso”, collocato tra la domanda forte da parte di intelligenza artificiale, data center ed elettrificazione e l’ offerta limitata da anni di sottoinvestimento. Si aggiunge l'incognita dei dazi Usa in scadenza il 30 giugno, che alimentano la corsa verso nuovi massimi storici, con stime di 13.500 dollari a tonnellata nel terzo trimestre.
Il report chiude con un outlook complessivamente positivo sui cereali, sostenuto dalla domanda cinese e dalla fine delle tensioni in Medio Oriente. Intesa Sampaolo, però, segnala il rischio di eventi climatici: un El Niño intenso potrebbe deprimere i raccolti, soprattutto di caffè Arabica. Il cacao, invece, resta penalizzato da un mercato in via di ribilanciamento verso il surplus. (riproduzione riservata)