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Enel, Barclays alza le stime sugli utili dei prossimi 3 anni: c’è spazio per battere ancora il settore utility
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Enel, Barclays alza le stime sugli utili dei prossimi 3 anni: c’è spazio per battere ancora il settore utility

di Angela Zoppo
18 agosto 2026, 11:14 Ultimo aggiornamento: 11:48

La banca d’affari conferma il giudizio overweight e vede un’ulteriore crescita al 2030. Reti, rinnovabili e data center possono dare un’altra spinta. Ecco dove può arrivare il titolo e quanto può crescere la remunerazione degli azionisti

Un altro rialzo delle stime sugli utili rafforza per Barclays la possibilità che Enel continui a fare meglio del settore. Il punto di partenza sono i risultati del primo semestre 2026, che secondo gli analisti hanno offerto una nuova prova della capacità del gruppo di rispettare, e in alcuni casi anticipare, gli obiettivi del piano 2026-2028.

L’ebitda ordinario ha raggiunto 11,84 miliardi, quasi l’1,5% sopra gli 11,67 miliardi attesi dal consenso raccolto dalla società. Ancora più ampio lo scarto sull’utile netto ordinario, arrivato a 3,93 miliardi contro una previsione di 3,75 miliardi, con un risultato superiore alle attese di circa il 5%.

La banca britannica ha confermato il giudizio overweight e il prezzo obiettivo di 11 euro, che rispetto ai 9,95 euro utilizzati nel report implica un potenziale apprezzamento del 10,6%. A questo si aggiunge un rendimento da dividendo stimato intorno al 5%.

Le nuove stime di Barclays su Enel dopo i conti del semestre 

Per Barclays non si tratta soltanto di numeri migliori del previsto. A rendere convincente il semestre è anche la composizione della crescita: il buon andamento in Spagna e America Latina ha più che compensato la debolezza dei margini in Italia (accentuata dal peso del decreto bollette), mentre spese finanziarie inferiori alle attese hanno sostenuto l’utile netto.

Enel ha confermato per il 2026 un ebitda ordinario compreso tra 23,1 e 23,6 miliardi e un utile netto ordinario fra 7,1 e 7,3 miliardi. La novità più importante per il mercato riguarda però l’utile per azione, che il gruppo prevede ora intorno a 0,74 euro, nella parte alta della precedente forchetta di 0,72-0,74 euro.

Barclays ha quindi aumentato di circa l’1% le proprie stime sull’utile per azione per il triennio. Le nuove previsioni sono pari a 0,74 euro per il 2026, 0,77 euro per il 2027 e 0,82 euro per il 2028, rispettivamente dai precedenti 0,73, 0,76 e 0,81 euro. Le stime della banca risultano così superiori del 2-3% al consenso Bloomberg, lasciando aperta la possibilità che anche gli altri analisti debbano rivedere al rialzo le proprie attese.

Dividendi e prospettive di crescita al 2030

La crescita non dovrebbe esaurirsi nel piano attuale. Barclays prevede che l’utile netto rettificato salga da 7,35 miliardi nel 2026 a 8,14 miliardi nel 2028, per raggiungere 9,09 miliardi nel 2030. L’utile per azione dovrebbe aumentare in media di circa il 6% l’anno fino alla fine del decennio. Anche la remunerazione degli azionisti è vista in progresso: il dividendo per azione passerebbe da 0,49 euro nel 2025 a 0,52 euro nel 2026, 0,55 euro nel 2027 e 0,58 euro nel 2028, mantenendo un payout vicino al 70%.

Nonostante queste prospettive, il titolo continua a essere trattato a sconto rispetto alle utility integrate europee. Sulle stime Barclays, Enel quota circa 12,9 volte gli utili attesi per il 2027, contro 14,3 volte per l’indice settoriale europeo Stoxx 600 Utilities. Il multiplo scenderebbe a 10,8 volte nel 2030. Per gli analisti è una valutazione troppo prudente rispetto alle opportunità di crescita nelle reti e nelle rinnovabili.

Spinta dai data center e gestione del debito

Un possibile elemento aggiuntivo è rappresentato dall’aumento dei consumi elettrici legato all’intelligenza artificiale e ai data center. Il management ha riferito di colloqui in corso per progetti distribuiti su otto siti. Il report non attribuisce ancora un valore preciso a queste iniziative, che costituiscono quindi un’opportunità potenziale più che una componente già consolidata delle stime.

C’è poi un possibile margine di miglioramento sul fronte normativo. Le previsioni di Barclays incorporano già l’effetto negativo del decreto Energia indicato dalla società. Questa ipotesi potrebbe risultare prudente se le modifiche italiane al mercato elettrico, in particolare quelle riguardanti l’esclusione dei costi della Co2 dalla generazione nazionale a gas, non ottenessero il via libera dell’Unione europea.

Il principale elemento da sorvegliare resta invece la dinamica finanziaria. Per sostenere il piano di investimenti, Barclays stima che il debito netto salga dai 57,2 miliardi del 2025 a 64,9 miliardi nel 2026 e a 73,8 miliardi nel 2028. Il rapporto tra debito netto ed Ebitda passerebbe così da 2,5 a 2,8 volte. Anche il free cash flow dovrebbe ridursi nettamente nel 2026, a 2,66 miliardi, per poi risalire a 5,63 miliardi nel 2027 e 6,65 miliardi nel 2028.

È il rovescio della medaglia del nuovo ciclo di investimenti: la tesi rialzista di Barclays presuppone che la spesa nelle reti e nella generazione da fonti rinnovabili produca la crescita attesa senza compromettere l’equilibrio finanziario. Nello scenario più favorevole la banca attribuisce al titolo un valore di 12,80 euro; in quello negativo, caratterizzato da prezzi dell’energia più bassi, investimenti incapaci di generare valore e interventi regolatori sfavorevoli, la valutazione scende a 8,10 euro. (riproduzione riservata)



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