Il ministro dell’Economia e delle Finanza, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato il collega ucraino Serhiy Marchenko, ospite speciale al G7 Finanze di Stresa. Sabato 25 maggio è prevista una sessione dedicata all’Ucraina e in vista del meeting Giorgetti ha confermato personalmente l’appoggio a Kiev, ancora sotto l’attacco russo. A Stresa il ministro italiano ha visto anche il presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga. Durante il colloquio, definito dal Mef «cordiale e informale», si è parlato dell’impegno per lo sviluppo delle zone più fragili.
«Sulla questione degli asset russi immobilizzati nell’Ue sono stati fatti progressi significativi negli ultimi mesi. Abbiamo raggiunto un accordo su 50 miliardi di euro di aiuti all’Ucraina nei prossimi anni e alcuni giorni fa abbiamo raggiunto un’intesa sul secondo passaggio del processo legale per inviare i proventi degli asset immobilizzati». A parlare è il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, in un punto stampa a margine del G7 Finanze. A chi chiedeva se si raggiungerà un accordo al vertice dei leader in Puglia a giugno, Donohoe risponde che «non sta a me dire cosa accadrà a livello di governo. Dico solo che oggi sono evidenti i progressi legali fatti. Stiamo valutando opzioni, stiamo cercando di accelerare e stiamo lavorando in modo costruttivo gli uni con gli altri».
Donohoe interviene anche sullo stato di salute dell’economia mondiale ed europea. «C’è una grande resilienza. In molti Paesi l’inflazione sta tornando vicino ai target, la crescita si sta stabilizzando per prepararsi a un aumento nel 2025 e l’occupazione è a un livello elevato. Nonostante le molte sfide che continuiamo ad avere davanti, i progressi fatti negli ultimi anni dovrebbero darci fiducia».
Il presidente dell’Eurogruppo si complimenta poi con l’Italia. «Un punto significativo della riunione di oggi, per cui voglio ringraziare Giancarlo Giorgetti, è l’ampio focus sull’AI. Tra i vari G7 a cui ho partecipato negli anni questo è il primo che ha dedicato così tanto ampio spazio alle discussioni su cosa significa l’intelligenza artificiale per i nostri mercati del lavoro e per la crescita economica dei prossimi anni. Voglio ringraziare la presidenza italiana per quello che ha fatto in questo senso».
«Vi è una tendenza comune: nei maggiori Paesi l'inflazione si sta riducendo, dopo i forti aumenti dei mesi scorsi si sta normalizzando. Stiamo tornando a livelli compatibili con le definizioni che le varie banche centrali hanno di stabilità dei prezzi». Lo ha dichiarato il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervistato dal Tg3 a margine del G7 Finanze. Rispondendo al governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, che poco prima aveva previsto un accordo con Panetta al Consiglio della Bce di giugno, il numero uno di Via Nazionale ha affermato che «quando si va d’accordo va sempre bene».
«La sovracapacità cinese può mettere a rischio tutti gli sforzi che abbiamo fatto per reindustrializzare le nostre nazioni, per aprire nuove fabbriche e per creare nuove catene del valore per esempio per i veicoli elettrici, le batterie, l’idrogeno o i pannelli solari. Serve una risposta comune e forte: è di straordinaria importanza coinvolgere la Cina, fare una valutazione comune in sede G7 e definire una risposta comune a questa sfida». Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, mostra un atteggiamento più cauto su Pechino rispetto agli Usa.
Sull’Ucraina, invece, chiarisce che «il punto chiave è garantire che il Paese possa contare sul sostegno finanziario dei Paesi del G7. Il resto è una questione di metodo, di organizzazione, di quadro. Ma tutti condividiamo la stessa determinazione a fornire al governo ucraino una qualche forma di assicurazione sul fatto che può contare sul sostegno finanziario dei Paesi del G7».
Altro punto all’ordine del giorno, «sulla tassazione internazionale la prima sfida riguarda l’implementazione concreta del pilastro 1. Su questo stiamo affrontando delle difficoltà soprattutto con l’India. Dobbiamo risolvere la questione e completare la riforma del sistema di tassazione internazionale facendo entrare in vigore il terzo pilastro sulla tassazione delle persone più ricche del mondo, è una questione di giustizia». Altro ostacolo oltre all’India, gli Stati Uniti: «Gli Usa non sono della stessa idea ma questo non è un problema perché tutti i Paesi del G7 sono determinati ad avere questo sistema di tassazione globale più efficiente e giusto. Abbiamo tempo per aprire la discussione e avere una valutazione».
«Sulla sovracapacità produttiva cinese è giusto che a livello di G7 si trovi una linea comune, e forse anche una risposta comune, che non ci si divida», dichiara il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, in un punto stampa a margine del G7 di Stresa. Il titolare del Mef aggiunge che l’approvazione da parte dell’Ue di dazi contro la Cina «è un tema, perché se la overcapacity cinese non può riversarsi sul mercato americano, inevitabilmente si riversa su altri mercati. Quello che non può e non deve accadere sicuramente, è che ci sia una competizione all’interno dei Paesi del G7. Sarebbe sconveniente».
L’altro tema di giornata è l’utilizzo dei proventi generati dagli asset russi immobilizzati per sostenere l’Ucraina. «C’è un progressivo avvicinamento a un obiettivo politicamente auspicato e auspicabile, che evidentemente ha delle difficoltà tecniche e anche di regolazione legali serie», spiega Giorgetti. «A livello europeo si è raggiunto un primo risultato con la recentissima approvazione da parte del Consiglio dell’Ue.
Sui futuri proventi i problemi aumentano, però stiamo lavorando per arrivare a una soluzione». La questione potrebbe risolversi al G7 in Puglia. «Speriamo di porre qui le basi per il vertice di metà giugno. Serve un consenso, una regolazione europea a 27 perché si utilizzano proventi che teoricamente sono di altre entità. È chiaro che è una situazione eccezionale, però a quelle che sono azioni violente e illegali noi dobbiamo rispondere nel modo più legale possibile per mancare la differenza del sistema dei valori tra le democrazie occidentali e le azioni della Russia».
«Io penso che Stresa servirà alla sostanza di questo processo, non alla sua conclusione». Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, fa il punto sulla trattativa sui profitti degli asset russi congelati, che gli Usa vorrebbero utilizzare come garanzia per emettere un bond, le cui risorse andrebbero a Kiev. «Dobbiamo lavorare ancora sui dettagli e quindi, visto che tra meno di un mese c'è il vertice dei leader in Puglia, penso che quella sia la sede ideale per una conclusione politica».
Un punto resta fermo: «È fuori discussione che i Paesi del G7 continueranno a sostenere l’Ucraina finché sarà necessario per raggiungere una pace giusta. Al tempo stesso si discute su come andare avanti sulla strada già intrapresa dall’Ue. Qualche giorno fa abbiamo concluso la procedura che consentirà di dare già quest’anno all’Ucraina tra 2,5 e 3 miliardi degli extraprofitti degli asset russi immobilizzati, con la prima tranche a luglio».
Si dibatte quindi solo sulle modalità. «L’Ue ha separato gli extraprofitti dagli asset russi sovrani, due cose dal punto di vista giuridico e internazionale molto diverse. La scommessa è se questi extraprofitti legalmente separati dagli asset sovrani, che non vengono intaccati, possano essere la base per un prestito, un’anticipazione a più lungo termine. Ora che abbiamo definito che stiamo parlando degli extra-profitti e non di confisca o di intaccare gli asset in quanto tali, quello che conta è scegliere il metodo più sicuro e più rapido per arrivare a questo obiettivo».
Il commissario Gentiloni fa il punto anche sulle tensioni commerciali con la Cina: «Abbiamo discusso di come avere un approccio comune di fronte alla sfida rappresentata dalla eccessiva capacità di produzione cinese e dal modo in cui può invadere, in alcuni settori, i mercati europei e degli altri Paesi occidentali. Serve una risposta comune, perché si parla di produzioni molto sussidiate dallo Stato e che arrivano in settori sempre più decisivi delle nostre economie.
Per replicare insieme bisogna anche condividere informazioni ed essere reciprocamente informati. Mi pare che ci sia questa consapevolezza e mi auguro che in futuro diventi una prassi comune quella di monitorare e informarsi reciprocamente delle misure da prendere. L'ideale sarebbe anche prendere misure assieme, ma questo non è facilissimo perché giustamente ognuno protegge gli interessi dei propri mercati. Ma già una forma di coordinamento che è quello che l’Ue propone in questi tavoli sarebbe un passo in avanti».
«Siamo l'Europa, perché non non dovremmo avere fusioni cross-border?», il presidente della Deutsche Bundesbank, Joachim Nagel, si dice favorevole al risiko tra le banche europee. Nei giorni passati il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva aperto all’unione tra un istituto spagnolo e uno francese, con il primo in veste di acquirente e il secondo di preda.
Alla domanda su cosa accadrebbe se una banca italiana provasse a comprare una tedesca Nagel ha risposto che, «siamo l'Europa, se il mercato segnalerà il desiderio di avere certi tipi di fusioni perché dovremmo impedirle? Queste operazioni, alla fine, rafforzano la solidità e resilienza dell’Unione Europea». Il presidente della Deutsche Bundesbank ha comunque sottolineato che le fusioni cross-border tra banche devono comunque essere approvate dai regolatori.
Nagel ha parlato anche di inflazione e tassi d’interesse. «Se verranno confermati i dati attuali aumenta la probabilità di vedere il primo taglio a giugno da parte della Bce. Ma dopo non andremo con il pilota automatico. A settembre avremo nuove proiezioni anche sull’inflazione, influenzata negli ultimi mesi da fattori una tantum».
«Stiamo ancora lavorando per capire le varie opzioni. Dobbiamo valutare in modo chiaro le possibili conseguenze economiche e legali di ogni proposta. È troppo presto per essere concreti». Il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, commenta così la proposta statunitense sull’emissione di un bond destinato all’Ucraina e garantito dai proventi degli asset russi congelati.
«Siamo aperti a considerare questa opzione, a lavorare sulle questioni tecniche, ma è ancora da vedere se sarà possibile introdurre uno strumento del genere», spiega il ministro. Poi aggiunge che la decisione finale sarà presa al G7 in Puglia, quello con i capi di governo. Sulla risposta alle politiche commerciali della Cina, Lindner esclude invece la proposizione di dazi e precisa che la Germania non ha nulla da temere. «Le nostre auto sono le migliori al mondo», è l’esempio con cui il ministro sintetizza il concetto.
«Confronteremo la proposta americana e quella europea e vedremo quale sarà la più conveniente ed efficiente da adottare per usare i proventi degli asset russi». Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, esprime la posizione del suo governo sul sostegno all’Ucraina grazie ai beni congelati alla Russia (qui il video). «Il punto chiave non è il metodo da usare, ma assicurare il giusto e forte sostegno a lungo termine agli ucraini, che possono contare sul supporto dei Paesi del G7. Voglio ringraziare l’amministrazione Usa per aver cambiato la propria posizione sull’utilizzo degli asset russi e aver messo sul tavolo una proposta che è conforme allo Stato di diritto internazionale: la esamineremo oggi».
Le Maire parla anche di Cina, che per i francesi resta un partner commerciale: «Serve un dialogo aperto con i nostri partner cinesi perché la Cina è un partner economico. Proporrò al G7 di avviare una valutazione comune approfondita per capire in cosa consiste la sovracapacità cinese e capire come affrontarla. Tutti gli strumenti a disposizione devono essere usati a livello di G7 o di Ue per proteggere i nostri interessi industriali e le nostre vendite dalle pratiche commerciali scorrette».
L’ultimo tema toccato dal ministro francese è la global minimum tax. «Sto lottando per riformare il sistema di tassazione internazionale da più di 7 anni e intendo combattere con la stessa determinazione per una tassazione minima delle persone più ricche nel mondo. È un tema di giustizia ed efficienza. Non ci siamo ancora ma non risparmieremo alcuno sforzo per arrivarci. Non è accettabile che i più ricchi sfuggano alla tassazione e tutti devono pagare una giusta quota».
Utilizzo degli asset russi congelati per sostenere l’Ucraina. Ma anche risposta alle politiche commerciali sleali della Cina. Senza dimenticare la necessità di governare l’intelligenza artificiale per evitare la perdita di posti di lavoro e incrementare produttività ed efficienza. È un’agenda fitta quella del G7 Finanze di Stresa: sul lago Maggiore si sono radunati i competenti ministri di Italia, Usa, Giappone, Germania, Francia, Canada e Regno Unito. Insieme a loro sono presenti anche i governatori delle banche centrali, compresa la presidente della Bce, Christine Lagarde. A loro si è poi unito il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni.
Il punto clou del G7 sarà la conferenza stampa finale di sabato 25 maggio, tenuta dal ministro Giancarlo Giorgetti e dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Ma il G7 di Stresa si è acceso ancora prima di iniziare. Sin dal suo sbarco in Europa la segretaria americana al Tesoro, Janet Yellen, ha invitato gli alleati europei a unire le forze contro la Cina. Pechino, per l’Europa, resta un partner commerciale, mentre per gli Usa l’approccio da adottare verso i cinesi deve essere più duro. Dazi, come quelli imposti dal presidente, Joe Biden, sulle auto elettriche o sui pannelli solari prodotti in Cina, per impedire che la pioggia di sussidi concessa alle sue imprese dall’omologo cinese, Xi Jinping, finisca per falsare la concorrenza.
L’altro tema caldo è l’uso dei profitti generati dagli asset russi congelati per sostenere Kiev. Gli americani vorrebbero utilizzarli come garanzia per concedere un prestito all’Ucraina. L’altra proposta invece è quella di destinare i proventi direttamente al presidente Volodymyr Zelensky: si parla di circa 3 miliardi annui. La somma dovrebbe essere usata al 90% per comprare armi mentre il restante 10% servirà per la ricostruzione del Paese. (riproduzione riservata)