Oltre 250.000 fedeli, 166 tra capi di Stato e delegazioni internazionali, 4.800 giornalisti e quasi 5 mila sacerdoti in Piazza San Pietro per dare l’ultimo saluto a Papa Francesco. Questi sono solo alcuni dei numeri che raccontano quello che il cardinale Giovanni Battista Re che ha diretto l’omelia per il funerale di Papa Bergoglio ha definito «il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione che ci dice quanto il suo intenso Pontificato abbia toccato le menti e i cuori».
In verità considerando tutti i presenti non solo in piazza San Pietro ma anche lungo tutto il percorso del corteo funebre fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore «stimiamo non meno di 400 mila persone», ha quantificato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Il tempo ha sicuramente contribuito all’ampia partecipazione al rito, con temperature che hanno sforato i 24 gradi nella città di Roma e un sole che mancava da qualche giorno nella Capitale. Tanto che sono ben 82 i pazienti assistiti per colpi di calore o svenimenti nella mattinata del funerale di Papa Francesco. Eppure i 4 mila volontari sotto l’organizzazione della protezione civile non hanno mai smesso di distribuire acqua fresca ai partecipanti in piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione, con «priorità a donne e bambini». E nelle aree circostanti a Ottaviano si poteva usufruire di autocisterne di Acea dedicate al Giubileo degli adolescenti, in programma appunto per il weekend del 26 e 27 aprile, e che ha condotto a Roma 100 mila giovani.
Restando in tema sicurezza, per il funzionamento dell’imponente commemorazione sono stati impiegati 4 mila agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, nonché centinaia di 007 in borghese e militari dell’Esercito. E ancora 2 mila agenti della polizia locale di Roma per i servizi di viabilità. Da notare inoltre che in Piazza San Pietro era presente uno stand ad hoc per servizi di aiuto psicologico ed erano operative diverse squadre dei vigili del fuoco con le unità Nber per il contrasto alla minaccia nucleare, batteriologica, chimica e radiologica.
Sono circa cinquemila tra cardinali, vescovi e sacerdoti, scesi in Piazza San Pietro per la messa esequiale di Papa Francesco. In particolare a concelebrare il rito funebre di Papa Francesco sul sagrato della basilica di San Pietro sono presenti 750 vescovi e 220 cardinali. Tra questi ben 4 sono ultranovantenni: Tarcisio Bertone (90), Camillo Ruini (94), Ernst Simoni (96) e Angelo Acerbi (99), oltre al cardinale decano che ha presieduto la celebrazione,Giovanni Battista Re, che ha compiuto 91 anni a gennaio.
I circa 4 mila sacerdoti arrivati da tutto il mondo per porre l’ultimo saluto al Santo Padre sono scesi poi in Piazza per distribuire la comunione alla folla di fedeli.
La messa esequiale del romano pontefice Francesco è trascritta in un libretto di 87 pagine, con traduzione della liturgia, recitata in 9 diverse lingue, sia in italiano che in inglese. La lingua usata maggiormente nelle due ore di funzione è sicuramente il latino. Ma per la prima lettura si è scelto l’inglese e per la seconda lo spagnolo. E poi le preghiere dei fedeli si sono susseguite sette lingue diverse: italiano, francese, arabo, portoghese, polacco, tedesco, cinese. Ed è stata inoltre scelta una preghiera della liturgia bizantina della Chiesa Orientale in greco.
Il corteo funebre per l'ultimo viaggio terreno di papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove Bergoglio ha scelto di essere seppellito, è durato circa mezz'ora. Lungo il percorso di sei chilometri l’ex papamobile riadattata è andata a passo d’uomo per consentire alla gente di seguire dietro le transenne.
Ad accogliere il Santo Padre alla Basilica sono stati 40 «amici», persone che Bergoglio aveva conosciuto durante la sua vita, ognuno con una rosa bianca, le preferite del Pontefice argentino. Tra loro, in particolare, ci sono dieci rifugiati che sono stati scelti tra gli ospiti dei centri della Caritas diocesana. Nel gruppo poi anche detenuti, persone senza fissa dimora, famiglie in difficoltà, donne vittime di tratta, tutti accompagnati da diverse associazioni laiche e religiose.
A raccontare la giornata con parole e immagini sono stati quasi 5 mila giornalisti accreditati presso la Santa Sede. Un meccanismo di registrazione molto digitale si è poi concretizzato in badge plastificati e personalizzati consegnati a mano, dopo una fila molto lunga, data l’affluenza per l’evento. Ma solo previo contributo di 10 euro per ciascun pass prodotto, da versare rigorosamente cartacei.
Le origini dei giornalisti sono le più disparate: dall’Africa centrale, alle Filippine, passando per moltissimi Paesi ispanofoni, un po’ il riflesso dei nomi più accreditati per succedere a Papa Francesco. Presenti inoltre molteplici tv locali italiane. (riproduzione riservata)