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Benedetto Levi, ceo Iliad Italia
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Frequenze tlc, parla il ceo di Iliad Benedetto Levi: serve un riequilibrio, ora gli altri operatori difendono rendite di posizione

21 maggio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2026, 18:25

La scadenza del 2029 occasione per garantire concorrenza e lo sviluppo delle reti. In passato il ribilanciamento lo volevano anche i nostri concorrenti. Investimenti? Serve un tavolo col governo

Iliad ritiene «necessario un ribilanciamento» nella distribuzione delle frequenze perché «lo spettro è una risorsa scarsa e alla base della concorrenza nel settore delle telecomunicazioni» e l’Italia «è il Paese in Europa con il più grande squilibrio nella distribuzione delle frequenze» tra operatori infrastrutturati. Benedetto Levi, ceo di Iliad Italia sin dalla sua nascita a maggio 2018, evidenzia in modo netto in un’intervista a Milano Finanza la necessità secondo Iliad di adottare misure in grado di riequilibrare la situazione in vista della prossima assegnazione dei diritti d’uso del 73% delle frequenze tlc, in scadenza a fine 2029. Iliad ha presentato ad aprile la sua proposta, il piano «Più veloci», per provare a trovare una soluzione condivisa.

Domanda. Fino ad ora si è discusso più di come pagare le frequenze rispetto a come assegnarle. Perché sostenete la necessità di un riequilibrio?

Risposta. Per consentire agli operatori di farsi una sana ed equa concorrenza per i prossimi 20 anni, basata su investimenti e qualità dei servizi offerti, serve un accesso equo a quella che è una risorsa pubblica e limitata come lo spettro. I procedimenti per decidere le regole su come assegnare oltre il 73% delle frequenze nazionali sono in corso e vediamo da parte degli altri tre operatori infrastrutturati - Tim, Fastweb+Vodafone e Wind Tre - la volontà di difendere una sorta di rendita di posizione. Questo nonostante in passato, penso al 2008 e al 2018, alcuni di loro abbiano sostenuto la stessa necessità di ribilanciare la dotazione spettrale.

D. C’è chi dice che questa situazione sia figlia del fatto che avete effettuato meno investimenti rispetto agli altri.

R. È semplicemente falso. Da quando esistiamo abbiamo avuto solo due occasioni per investire in aste per le frequenze, in entrambe lo abbiamo fatto. Nel 2018, appena nati, siamo stati addirittura il terzo spendente con investimenti per 1,2 miliardi. E quest’anno siamo stati gli unici a investire nella banda 2.3 GHz.

D. La situazione attuale però è anche figlia di come si è trasformato il mercato degli operatori negli ultimi decenni.

R. È normale che i nuovi entranti abbiano una dotazione di frequenze inferiore, ma la situazione nel tempo si è sempre riequilibrata. A suo tempo è stato così per Wind, e poi per H3G. Oggi l’Italia è il Paese in Europa dove c’è il più alto squilibrio nella distribuzione dello spettro e con la scadenza del 2029 è necessario perseguire il ribilanciamento.

D. Avete avuto feedback sul piano presentato da operatori, autorità e politica?

R. Molti stakeholder hanno apprezzato la nostra mossa di aprire una discussione sul tema, ma non abbiamo parlato nel merito della nostra proposta di ridistribuzione delle frequenze.

D. Il rinnovo della situazione attuale, ma con la garanzia di accesso wholesale alle frequenze in mano ai concorrenti, aiuterebbe il riequilibrio?

R. I quattro operatori infrastrutturati hanno investito miliardi per sviluppare la propria rete e quindi, per noi, tutti hanno il diritto di utilizzare le frequenze sulle proprie infrastrutture. Non vedo ragioni perché alcuni debbano controllarle e altri debbano chiedere il permesso per utilizzarle.

D. Il settore spinge per evitare un’altra asta competitiva da pagare in contanti, ma più un’allocazione effettuata in modo differente garantendo investimenti sulle reti.

R. Assegnare le frequenze secondo una modalità non competitiva non fa venire meno la natura competitiva dello spettro e il suo essere alla base della concorrenza del settore. Evitare l’asta non significa che si debba congelare la situazione attuale, perché si possono adottare diverse procedure per riallocare le frequenze in modo da tutelare la concorrenza. Come settore sosteniamo che le reti in Italia hanno bisogno di investimenti e garantirne lo sviluppo in cambio dei diritti d’uso delle frequenze, invece di esborsi cash, è la strada giusta da imboccare.

D. Senza un riequilibrio delle frequenze esisterebbe un tappo alla crescita di Iliad in Italia?

R. Nel mondo cresce il consumo di dati pro capite, problema a cui tutti gli operatori devono far fronte. Allo stesso tempo nascono nuove modalità per ottimizzare l’utilizzo di reti e frequenze. Resta il fatto che avere una porzione equa di spettro garantisce a un operatore di far fronte all’aumento del traffico e di offrire servizi di qualità superiore.

D. Quali investimenti sarebbero prioritari per le reti italiane?

R. La rete di Iliad è la più all’avanguardia in Italia. Vogliamo continuare a potenziarla e a portare innovazione. Ad esempio abbiamo iniziato a sviluppare il 5G standalone, partendo da Milano, e anche nel nostro piano lo abbiamo identificato come una priorità. Ma in futuro arriverà anche il 6G, quindi la necessità di investire per restare al passo è innegabile. Sarebbe utile aprire un tavolo sul governo per capire le priorità del Paese.

D. Avete lanciato una campagna con Megan Gale che ha portato a una diffida di Fastweb+Vodafone.

R. Attendiamo lo sviluppo degli eventi.

D. Nel primo trimestre avete continuato a crescere in doppia cifra tra ricavi e margini, nonostante il mercato sia in parte mutato tra Fastweb+Vodafone e Tim-Poste. Come valuta il vostro inizio di 2026?

R. Ci conforta il fatto che la strategia adottata finora, tra investimenti mirati su tecnologie di ultima generazione e un rapporto di fiducia con i clienti, stia dando i suoi frutti. Ma sappiamo che per continuare a essere leader per crescita di utenti, come succede da 32 trimestri consecutivi, non dobbiamo sederci.

D. Possibile il lancio di nuovi servizi, magari in sinergia con altre realtà del gruppo come Scaleway (cloud) e Stancer (pagamenti) che sono sbarcate in Italia?

R. Entrambe stanno avendo buoni riscontri e sono testimoni della volontà del gruppo di puntare sull'innovazione. Per quanto riguarda noi, abbiamo in serbo novità per il futuro, ma non vogliamo rovinare la sorpresa. (riproduzione riservata)



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