Operatori e sindacati chiedono decisioni rapide, ma il governo potrebbe scegliere di attendere la fine delle consultazioni del mercato da parte di Agcom prima di aprire ufficialmente all’ipotesi di scomputare in tutto o in parte gli investimenti per potenziare la rete 5G dai canoni delle frequenze tlc in scadenza 2029.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’ipotesi che si starebbe accreditando dopo l’incontro avvenuto al Mimit il 10 dicembre tra ministeri, parti sociali e rappresentanti di Asstel sarebbe quella di non prevedere l’inserimento della misura già all’interno di questa manovra, ma di aspettare invece la naturale conclusione dell’iter di interrogazione del mercato da parte dell’authority prima di assumere una decisione.
Come raccontato da questo giornale, il 10 dicembre Agcom ha pubblicato i risultati della consultazione aperta a metà 2025. La maggior parte degli operatori ha sostenuto il modello di un rinnovo integrale dell’attuale spartizione delle frequenze, con Agcom che ha spiegato che «proseguirà il confronto con il mercato» per la «definizione dell’opportuna regolamentazione della materia» con proposte più specifiche. Un’altra consultazione, quindi, sembra scontata e richiederebbe qualche mese per arrivare alla sua conclusione.
Se il governo decidesse di aspettare il termine dell’iter Agcom prima di dare l’ok alla possibilità di scomputare i capex dai canoni delle frequenze, quindi, stando alle stime di alcuni esponenti del settore, si potrebbe dover attendere la seconda metà dell’anno prossimo.
Certo per l’esecutivo, in particolare per il Tesoro, la misura comporterebbe la rinuncia a cifre importanti per finanziare altre iniziative in futuro, nonostante tecnicamente non sarebbero necessarie coperture per dare il via libera.
Asstel ieri ha rilasciato una nota stampa in cui invocava un’accelerazione sulle trattative: «La filiera delle telecomunicazioni ha bisogno di decisioni rapide di politica industriale: senza scelte tempestive rischiamo di compromettere la competitività digitale del Paese», ha commentato il presidente Pietro Labriola.
Una posizione che, stando a quanto risulta a questo giornale, sarebbe condivisa anche dai rappresentanti dei lavoratori, considerato che la misura sulle frequenze potrebbe aiutare la ripartenza del settore e agevolare il rifinanziamento del contratto di espansione.
Nel corso dell’incontro al Mimit si è affrontato anche il tema dell’inserimento del settore tlc tra quelli energivori, con la conseguente messa in campo delle misure a favore del comparto. Ma per inserire il settore tra quelli energivori servirebbe l’avallo dell’Ue per non far ricadere le misure tra gli aiuti di Stato.
Stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza, quindi, sarebbe in preparazione un dossier sul tema affinché il governo possa poi perorare le richieste del settore a Bruxelles. I tempi non sembrano stretti. (riproduzione riservata)