La partita per il rinnovo a sconto o gratuitamente del maxi-pacchetto di frequenze tlc in scadenza nel 2029 in cambio di investimenti aggiuntivi sulla rete, sottotraccia, continua a essere giocata. Dopo il tentativo andato a vuoto di inserire il principio nella scorsa legge di bilancio, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, i principali operatori di telecomunicazioni avrebbero avuto una serie di interlocuzioni con il Mef.
Anche il Tesoro, infatti, starebbe approfondendo il discorso per capire se ci siano i margini di manovra per arrivare al via libera del nuovo orientamento, già adottato in altri Paesi europei e sponsorizzato anche dalla Commissione Ue all’interno del Digital Networks Act proposto a gennaio.
Ad aver preso in mano il dossier in via XX Settembre, stando a quanto riportato da più fonti autorevoli, sarebbe il direttore generale del Dipartimento dell’Economia, Francesco Soro, forte anche dell’approfondita conoscenza della materia dettata dal biennio 2021-2022 da dg per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali del ministero dello Sviluppo Economico.
La presenza di Soro sul dossier rafforza l’impressione che il cambio di orientamento sul tema frequenze sia considerato attentamente dal Tesoro e dal governo intero. Ovviamente non è solo il Mef a occuparsi del dossier. La decisione sarà condivisa con il Mimit e il Dipartimento della trasformazione digitale con il sottosegretario Alessio Butti. Resta centrale anche l’Agcom, che guarderebbe con favore il percorso di confronto intrapreso dagli operatori con l’esecutivo.
D’altronde, che serva una scossa al settore per invertire il trend di calo degli investimenti privati è evidente nei numeri. Secondo l’ultima ricerca di Asstel pubblicata lo scorso novembre, il calo degli investimenti tra il 2019 e il 2024, in un quadro a prezzi costanti, e quindi considerando fattori come l’inflazione, sarebbe del 26%.
Il Tesoro, in particolare, vorrebbe capire l’impatto finale sulle finanze pubbliche dettato dalla riduzione dell’incasso dalle frequenze. Se da un lato, infatti, il canone potrebbe ridursi o azzerarsi, dall'altro ci sarebbero un aumento delle entrate tra un incremento degli investimenti privati per potenziare le reti nel breve termine e un rafforzamento dell’economia sul medio-lungo termine. Per questo il Mef avrebbe chiesto agli operatori informazioni su quali potrebbero essere gli sviluppi tecnologici abilitati con investimenti aggiuntivi in caso di riduzione delle fee per le licenze. Alcuni operatori avrebbero già inviato delle indicazioni preliminari al Tesoro. Sembra scontato che il potenziamento dl 5G standalone sia in cima alla lista delle possibili vie di sviluppo.
Prima di arrivare a un’accelerazione sul come far pagare le frequenze, però, si aspetterà la conclusione dell’iter di ascolto del mercato sul come assegnare le frequenze portato avanti da Agcom. Dopo i risultati della seconda consultazione – ossia la preferenza della maggioranza degli operatori del rinnovo integrale dell’attuale schema dei 700 MHz di frequenze spostando la scadenza al 2037, senza asta –, è attesa la terza e ultima consultazione degli operatori sulle eventuali misure da imporre per garantire un ribilanciamento in caso di rinnovo con l’attuale divisione delle frequenze: Tim 180 MHz, Fastweb+Vodafone 200 MHz, WindTre 250 MHz, Iliad 70 MHz.
La partenza della consultazione era attesa nel primo trimestre 2026, ma secondo le ultime previsioni dovrebbe essere rimandata tra maggio e giugno. Sembra realistico, quindi, che una conclusione dell’iter possa arrivare solo negli ultimi mesi del 2026 e, di conseguenza, anche una decisione definitiva del governo sul tema non è scontato arrivi entro la fine dell’anno. Anche se il fronte degli operatori spera di avere il via libera alla nuova impostazione già nel 2026, in modo da programmare con adeguato anticipo i propri piani di investimenti. (riproduzione riservata)