«La crescita dell’economia reale in questo Paese è sempre stata una chimera». La frase è di Federico Freni, sottosegretario all’Economia, e l’ha pronunciata in un videomessaggio per l’evento Deloitte The board of the future, convinto che per stimolare questa crescita bisogna puntare sull’equity. E che per riuscirci «servono regole di governance adeguate: altrimenti l’equity non entra».
Freni ha dunque citato il Così fan tutte di Mozart, paragonando la crescita dell’economia reale all’Araba Fenice: «Che vi sia ciascuno lo dice, dove sia nessuno lo sa». È quindi necessario «capire dove si sia nascosta» la crescita delle piccole e medie imprese, perché «se l’economia reale non cresce il Paese non cresce».
Un messaggio che arriva proprio mentre il governo vara la riforma del Testo Unico della Finanza, approvata in questi giorni dal Consiglio dei ministri. Una riforma che, nelle intenzioni del Mef, vuole riattivare il mercato dei capitali e aggiornare le regole di corporate governance delle quotate.
Nell’intervento il sottosegretario ha poi richiamato la necessità di ampliare la platea degli investitori: «Per far crescere l’economia reale deve essere chiaro che non si può chiedere soldi sempre agli stessi soggetti. Quindi, per quanto le casse di previdenza contribuiscano in modo determinante, non possono essere l’unico attore di questa crescita», ha aggiunto il sottosegretario, evidenziando che bisogna «stimolare veicoli diversi». In tal senso, «il fondo dei fondi è una delle iniziative principali per stimolare questo settore».
Più in generale, il sottosegretario al Mef ha descritto «un’epoca molto complessa a livello globale, dove al cambio generazionale si unisce il cambio di paradigma delle modalità di investimento e delle modalità di crescita». Risulta così «fondamentale adattarsi a un nuovo metodo che faccia sviluppare tutti i settori della nostra società, con l’obiettivo di far crescere l’economia reale e di conseguenza tutto il nostro Paese».
E per riuscirci, ha continuato Freni, bisogna «implementare sempre di più le regole di Corporate Governance», perché «il ruolo dei board potrà costituire un volano di crescita con cui far sviluppare le imprese italiane. Crescere è una necessità strutturale, ma tutti insieme dobbiamo lavorare all’evoluzione del ruolo che i board ricoprono in questa fase anche in virtù delle normative attuali». (riproduzione riservata)