Dopo quasi cinque anni di assenza, Fortnite, il celebre giocatore di Epic Games, il 20 maggio è tornato sull’App Store di Apple negli Stati Uniti. Il rientro segna una vittoria significativa per Epic Games, non solo sul fronte legale, ma anche nel contesto più ampio dell’innovazione e della concorrenza nelle piattaforme digitali.
Mentre Fortnite è già tornato attivo su Android e in Europa, il rientro nel mercato iOS statunitense è un segnale di svolta. In un panorama sempre più sensibile ai temi dell’equità e della concorrenza nelle piattaforme digitali, questa vicenda rappresenta un precedente fondamentale e un possibile punto di partenza per una nuova stagione di innovazione regolata e aperta.
Epic Games, sostenuta dal colosso cinese Tencent, ha portato avanti una lunga battaglia legale contro Apple dal 2020, sostenendo che la commissione fino al 30% imposta dal colosso della Mela sui pagamenti in-app rappresenta una violazione delle leggi antitrust statunitensi. Il contenzioso ha avuto una svolta decisiva con la sentenza di un giudice federale emessa lo scorso 30 aprile, che ha stabilito che il gigante di Cupertino ha violato un’ordinanza che imponeva una maggior apertura nel mercato delle app e dei metodi di pagamento alternativi. La mancata conformità di Apple è ora al vaglio dei procuratori federali per un’indagine per oltraggio alla Corte.
Il ritorno di Fortnite, un tempo fenomeno globale con oltre 116 milioni di utenti solo sui dispositivi Apple, arriva in un momento delicato. Secondo Gil Luria, analista di D.A. Davidson, si tratta di una vittoria, seppur costosa, per Epic Games che, però, potrebbe non bastare a rilanciare il gioco ai livelli gloriosi di un tempo. La sentenza potrebbe ridisegnare il mercato dell’iOS nei prossimi 12-18 mesi, aprendo la porta a modelli più flessibili per app in abbonamento come Spotify e Netflix, e offrendo nuove opportunità per gli sviluppatori indipendenti.
Sul piano strategico, quest’ultimo capitolo della saga segnala un potenziale indebolimento del controllo di Apple sul proprio ecosistema e la necessità, per gli investitori, di monitorare attentamente l’impatto a lungo termine sui ricavi da servizi, comunque in crescita nel bilancio.
Infatti, Apple ha riportato risultati finanziari positivi nel secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2025, terminato a marzo. I ricavi sono aumentati del 5% a 95 miliardi di dollari, trainati dalla crescita a doppia cifra proprio della divisione servizi. Gli utili secondo i principi contabili Gaap sono cresciuti dell’8%, arrivando a 1,65 dollari per azione, superando la crescita dei ricavi grazie al riacquisto di azioni. Tuttavia, il ceo, Tim Cook, ha affermato che la visibilità oltre giugno è limitata a causa dei dazi dell’amministrazione Trump.
Gli analisti si aspettano che gli utili di Apple aumenteranno del 6% annuo fino all’anno fiscale 2026, che termina a settembre. Questo rende la valutazione attuale del titolo a Wall Street di 29 volte gli utili piuttosto costosa. in ogni caso tra i 49 analisti che seguono l’azione, il prezzo obiettivo mediano è di 235 dollari per azione, il che implica un potenziale di crescita del 13,6% rispetto al prezzo attuale di 206,8 dollari. (riproduzione riservata)