Sono 11,1 milioni gli italiani che sottoscrivono fondi comuni di investimento, per un valore totale investito di 546 miliardi di euro. Il dato censito dall’Osservatorio di Assogestioni rapportato all’intera popolazione del Paese implica un tasso di partecipazione del 18,8%, il che significa che quasi un italiano su cinque affida parte dei propri risparmi a questo strumento. L’età media nazionale dei sottoscrittori è di 61 anni, con la generazione dei Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) che pesa per il 41% del totale.
Il valore medio dell’investimento è di 49.000 euro. Un importo che, però, varia a seconda del tipo di prodotto scelto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (30.000 euro), più elevato per i sottoscrittori di fondi esteri. Tra questi, il valore dell’investimento medio in fondi cross border si attesta a 55.000 euro.
Tra i sottoscrittori più anziani si registrano gli investimenti medi più alti: 66.000 euro la Silent Generation e 83.000 la Greatest Generation. L’importo medio investito decresce tra le generazioni più giovani: con 13.000 euro per la Generazione Z. «Il risultato sulla concentrazione del patrimonio è in linea con le stime di Banca d’Italia, che attribuiscono al 30% delle famiglie più abbienti l’80% della ricchezza finanziaria complessiva», commenta Alessandro Rota, direttore Ufficio Studi di Assogestioni.
Sul fronte demografico, i risparmiatori della Generazione X pesano per il 29%, le generazioni più anziane (ultra 78enni) rappresentano il 16% e infine i risparmiatori più giovani (Millennials e Generazione Z) mostrano una partecipazione più contenuta al 15%. «Nonostante l’apparenza, i numeri sono da leggersi in modo positivo per i giovani: rispetto a un anno fa, la partecipazione è passata dal 13% al 15% e, di conseguenza, anche il patrimonio è salito», spiega Riccardo Morassut, senior research analyst dell’ufficio studi. «Ciò conferma che gli under 40 stanno gradualmente iniziando ad aumentare la quota investita in fondi».
Cresce la quota dei sottoscrittori che investono tramite piani di accumulo (pac): a dicembre 2023 si attesta al 21% e in forma mista al 17%. «In media, il versamento unico (pic, ndr) rimane la forma prevalente, scelta dal 62% dei risparmiatori. Tra le evidenze più interessanti dell’Osservatorio emerge la propensione di Millennials e Generazione Z a prediligere i pac», sottolinea Morassut. «Supera il 50% la quota dei sottoscrittori più giovani che investe in questo modo. Viceversa, oltre il 70% dei Boomers e l’80% della Silent Generation sceglie di investire in un’unica soluzione».
Due aspetti indagati dall’Osservatorio riguardano alcuni cliché sugli investitori locali. Il 95% dei fondi italiani viene distribuito tramite gli sportelli bancari, ma il canale di distribuzione delle reti di consulenti finanziari ha un peso maggiore per i fondi cross border, acquistati in questa modalità per il 48% e solo per il 52% tramite le banche.
A livello di asset allocation, tra i fondi di diritto italiano prevale la componente obbligazionaria (36%) e flessibile (34%), a cui seguono gli investimenti in fondi bilanciati (19%) e azionari (11%). Tra i prodotti esteri è più marcata la parte azionaria, con il valore per i fondi cross border che si attesta al 50%. Resta stabile, attorno al 30%, il peso dei fondi obbligazionari, mentre diminuisce la quota dei fondi flessibili e bilanciati. (riproduzione riservata)