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Fabrizio Palenzona
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Fondazioni, ecco la linea da adottare in Acri per la successione di Francesco Profumo. E che può essere d’esempio per la politica

di Angelo De Mattia
12 gennaio 2024, 19:20

Con la crisi del welfare, se non fossero esistenti istituzioni come le Fondazioni, oggi bisognerebbe inventarle. Tra pochi mesi si dovrà eleggere il nuovo presidente dell’Acri al posto di Francesco Profumo. E le fondazioni di Piemonte e Liguria hanno presentato un documento sul futuro degli enti e sul ruolo nella società. Un esempio e un metodo che la politica dovrebbe seguire

Non si può ancora dire che per la presidenza dell'Acri siano state avanzate, in maniera impegnativa, candidature o autocandidature o che, prima proposte, siano state già revocate in vista delle decisioni dei prossimi mesi, alla scadenza del mandato di Francesco Profumo. Quelle di cui si scrive nelle cronache di questi giorni sono proposte ricavate autonomamente dagli opinionisti sulla base delle osservazioni dei rapporti tra le diverse Fondazioni facenti capo all'Acri. Se non altro, sarebbe troppo presto per aprire il discorso su chi succederà a Profumo, mentre presto non è per iniziare a discutere sui contenuti e, in particolare, su come si concepisce il ruolo degli enti in questione e dell'Associazione di categoria per il prossimo periodo statutario.

Il documento delle Fondazioni di Piemonte e Liguria

In questo quadro, si deve considerare benvenuto il documento elaborato dalla Consulta delle 14 Fondazioni del Piemonte e della Liguria che intende stimolare le consorelle per arrivare a un programma ampiamente condiviso da rassegnare a quelli che saranno i nuovi eletti al vertice dell'Acri. Un impulso particolare in questa direzione è stato dato da Fabrizio Palenzona, presidente della Fondazione Crt. È importante che ci si sia mossi cominciando da questa sorta di mandato per i futuri organi capovolgendo ciò che di solito avviene mettendo in primo piano le cariche e gli aspiranti ad esse.


Su queste pagine avevamo da tempo sollecitato un confronto programmatico. Dovrebbe essere oggetto di imitazione anche per vicende, da un certo punto di vista più importanti, come la preparazione alle prossime elezioni europee per le quali finora non si è sentita o letta alcuna proposta per il futuro dell'Unione da parte di tutti i partiti, ma si registra solo una concentrazione su chi, al vertice dei partiti stessi, si candiderà o no, con quel che ne consegue a proposito della successiva non opzione per la carica di parlamentare europeo, se eletto (cosa che si saprà però dall'inizio della campagna elettorale). Qualcuno, tuttavia, ha parlato di pubblicità ingannevole. Si sarà, in effetti, chiamati a votare per un candidato sapendo che in sostanza si voterà per un altro che, invece, accetterà la carica di europarlamentare.

Il ruolo delle fondazioni di origine bancaria nella società

Tornando al documento programmatico, esso si muove su basi solide che sono il lungo lavoro svolto in molti anni dal demiurgo delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti, sulla cui scia si è posto il successore Profumo. Dopo una valutazione del contesto attuale e del rapporto degli Enti in questione, come il Terzo settore in generale, con le nuove domande che derivano dalle straordinarie trasformazioni e dai problemi del "welfare" nonché, nel complesso, dai limiti della spesa pubblica, il documento propone, tra l'altro, di: rafforzare il ruolo delle Fondazioni, che hanno un patrimonio complessivo intorno ai 40 miliardi, non solo come soggetti erogatori, ma anche come promotori e attuatori di progetti; il ricorso per le erogazioni ai bandi pubblici; la valorizzazione della sostenibilità; la concentrazione degli interventi nei territori di riferimento. Tutto ciò per rispondere alle emergenze che riguardano i problemi dell’infanzia, della povertà assoluta, di quella educativa, del disagio mentale. Tema di primaria importanza viene considerata la necessità della diffusione di una cultura ambientale e con essa l'esigenza di investire nella formazione digitale. Alla base della promozione di questi interventi è necessaria un'estesa partecipazione pubblica, in particolare, dei giovani.


La bussola deve essere la coesione sociale. Per un tale programma occorrerà pure rivedere i rapporti con la mano pubblica, a cominciare dal ruolo delle imposte alle quali sono soggetti gli Enti che a volte - quando si sono verificati eccessi poi rientrati - hanno fatto parlare di una tassa sulla beneficenza. Da queste e altre proposte discendono le linee delle iniziative che si prevedono per l'Acri, sia nell'integrare l'azione delle singole Fondazioni, tra l'altro favorendo, quando necessario, le aggregazioni tra di loro, sia sviluppando il rapporto con il Terzo settore. Il Protocollo Tesoro-Acri, che è stato una carta vincente a suo tempo voluto con determinazione da Guzzetti per sancire l'autonomia delle Fondazioni dalla politica e dall'economia agendo per impedire porte girevoli e conflitti di interesse, è richiamato nel documento della Consulta anche perché sia chiarita la durata dei mandati negli organi di vertice di tali soggetti. Azioni sinergiche sono prospettate pure con Fondazioni di altra natura. Alcuni aspetti del programma sono dedicati al rapporto tra Fondazioni e banche conferitarie.Vale qui la linea della Banca d’Italia di un tempo riguardante l'autonomia delle Fondazioni per l'autonomia delle banche.

Da ciò che si scrive nel documento si ricava che un identikit di chi sarà chiamato al vertice dell'Associazione, se il documento troverà adesione nella categoria, si dovrebbe caratterizzare per competenza ed esperienza in tale campo, a cui, però, dovrebbe essere aggiunta anche una spiccata capacità nelle relazioni istituzionali ai diversi livelli che è fondamentale, non certo per commistioni con gli organi della politica, ma proprio per valorizzare l'autonomia delle Fondazioni che non significa separatezza o esclusivismo, ma richiede di essere partecipi attivi del confronto democratico, innanzitutto per evitare danni sul piano normativo, come è accaduto anche in passato, bloccati allora dall'azione di Guzzetti.

Con tali problemi del welfare, il ruolo degli enti è diventato cruciale. Certo non può essere sostitutivo dell'intervento pubblico, anche perché questa non è la missione di soggetti privati di utilità sociale. Ma essi, assolvendo questo mandato, contribuiscono a evitare, sia pure in parte, le conseguenze dell'assottigliarsi delle risorse pubbliche, mentre trasformazioni rivoluzionarie si profilano, a cominciare dall'intelligenza artificiale generativa e dall'impegno per le transizioni ecologica e digitale. Se non fossero esistenti istituzioni come le Fondazioni, oggi bisognerebbe inventarle. La difesa compiuta, agli inizi degli anni duemila, della loro autonomia contro i piani di lottizzazione partitica fino alla storica sentenza della Corte costituzionale costituisce un patrimonio normativo e morale da tutelare.

Se si svilupperà il confronto sui contenuti, verrà poi il momento della trasparente proposta di candidature che andranno valutate per la coerenza del loro pensiero e delle iniziative proposte con i programmi. Sarebbe molto importante che da questo mondo dell'utilità sociale venissero degli esempi per la stessa dialettica politica. (riproduzione riservata)



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